perdono

Quanto scrivo magari non incontrerà l’immediato favore, ma vi chiedo di valutare con pazienza i vantaggi.

La mia proposta è per il perdono tombale di Berlusconi: dalla nascita alla tomba. Ogni fatto o comportamento contrario alla legge comune: perdonato. Passato, presente e futuro.

Ad una sola condizione:purchè se ne vada dal governo, dalla cosa pubblica, dalla politica, perdoniamo tutto.

I vantaggi sono evidenti: non più leggi che depenalizzano reati, con la loro necessaria applicazione ad altri meno titolati, finite le alterazioni del comune sentire sulla certezza del reato e della pena, basta sovvertimenti di priorità legislative. Un Berlusconi tranquillo senza necessità di governo, non consuma il cavallo per gli scongiuri, libera il paese, che può tornare ad occuparsi dei propri problemi. E soprattutto il perdono tombale riconosce solo ad uno l’impunità, come per il sovrano assoluto.

Purchè se ne vada lo facciamo re ad onorem, le reggie già le possiede, è ricco di suo, fuori dalla politica costa meno. In fondo più di metà degli italiani lo pensa perseguitato, gli vuole bene, gli perdona tutto, l’altra minoranza può finalmente smettere di pensare di risolvere i propri problemi attraverso la scomparsa dell’avversario e concentrarsi su ciò che davvero vuole fare per convincere gli italiani a votarla.

Dovrebbe essere l’opposizione a proporre il disegno di legge sulla depenalizzazione/incompatibilità per liberare sè stessa dalla propria incapacità di essere se non per riflesso e poi ad approvazione avvenuta finalmente tutti al voto sulle cose urgenti.

Che si fa, raccogliamo le firme?

 

maturo gentiluomo

La percezione dell’età si basa su canoni di adeguatezza ambientale: funzionalità fisica, mentale, sessuale. L’ambiente scelto e non imposto, è la cuccia, in cui l’equilibrio è possibile. Esempio unico nel mondo animale di governo globale e trasformazione funzionale dell’ambiente per una specie. La giovinezza, quando prescinde dall’età, perde consistenza: è un’età indefinibile della vita ed essere giovani non è più solo un fatto di tessuti, ma di atteggiamento verso la vita. Perchè rifiutare l’opportunità che viene offerta di esserci integralmente, a lungo, di procrastinare la decadenza. Certo si perdono alcune gioie come l’osteria e i dialoghi sul tempo, le acute osservazioni sul passato immaginario, la narrazione intensa del servizio militare o delle imprese epiche, sessuali, gastronomiche, etiliche, i silenzi protratti e sonnolenti. Ma bisogna pur perdere qualcosa, se si sceglie di passare dalla giovinezza al collasso rinunciando alla saggezza presunta ed inane. Un buon indice è l’attenzione al nuovo, compreso lo stimolo sessuale: se permane, la mente e lo sguardo restano ironici e attenti. Ma in questi casi a volte il dubbio mi assale: meglio maturo gentiluomo o vecchio stronzo?

benigni

Benigni mi piace, anche se adesso è troppo di moda. Quando parlavo io di divina commedia, mi guardavano come un marziano. Però fa caldo, in prato sarà bello.Penso.

Mi spiace che non reciti l’inferno. A me piaceva l’inferno. Ne so brani lunghi a memoria. Bello l’inferno, pieno di amore, di passioni forti. Bello. Ma si è imbolsito anche benigni. Sarà il successo. Penso.

Telefono, devo cambiare suoneria: ciao, ti ho visto, le suonerie musicali assomigliano ai loro proprietari penso, come sarebbe,” ti porti una sedia” , non voglio sedie per me, se sono stanco mi siedo sull’erba. Dopo, ci vediamo dopo, per un gelato. A me non piace il gelato. Penso. Ma in prato da Rocco, il gelato è un ritorno al liquido amniotico. La nafta poi, è squisita. Da quanto tempo non la mangio? Penso. Allora non avevo neppure i soldi per una pallina e adesso non mi piace il gelato. Penso. E’ bello abitare da queste parti. L’appartamento mi è piaciuto perchè non avevo nessuno sulla testa. Mi hanno detto, guarda che stai diventando vecchio, come fai al 4° piano senza ascensore. embè ho detto io, se divento vecchio mi trasferisco. Questo penso. Bello il prato stasera, tanti giovani. Di notte è meraviglioso, difficile trovare un posto così grande e romantico. E’ unico penso. Bello essere in una città media. Penso. Il lavoro non lo voglio stasera, mi perseguita in questi mesi: finchè non risolvo tre problemi, il lavoro è una condanna. Non lo volevo così il lavoro. Penso. A dire il vero sono tagliato per fare altro e mi piace farlo, ho troppa fantasia per una società di ingegneria. Penso. Cazzo, quanta gente, che bello. E’ bello il prato affollato. E’ bello anche d’inverno con la nebbia. Penso. E’ caldo stasera, ho evitato la compagnia: sono un lupo socievole, ma lupo. Penso. Sono cambiato, vedi, adesso sto solo con me stesso o con chi mi piace. Penso. Non era così un anno fa. Penso. Me l’hai detto anche tu che non sono più aggrovigliato, che adesso faccio ridere e piangere, ma almeno dico quello che penso. Quasi sempre. E’ meglio così, davvero meglio. Penso. Ascolto, quelli di fianco che parlano di esami, non voglio posti riservati. Non mi interessano più. Penso. Bello così. Penso. Aria fresca. Che bello il prato, con lo sfondo di santa Giustina, bello anche verso la loggia Amulea e non sto pensando a niente. Bello penso.

Applausi, sono le 9 e mezza, siamo stanchi, è caldo. Benigni aspetta che venga buio. Penso.

Arriva. Solita corsetta sul palco: è proprio un folletto. Penso. Comincia. Battute a raffica, sono ben disposto, sorrido. E’ bello essere qui. Non mi piaceva il paradiso, ma è bravo. Penso. Teologia spicciola, filosofia spicciola a piene mani e se le cose non si incastrano, si forza un poco il pensiero, e che importa. Bello e convincente, anche le castronerie sono verosimili. Applausi, bravo penso. Se non fossi venuto avrei perso molto, ho fatto bene a non ascoltarti. Penso. Sei un pò snob, fai cose differenti, non ti piace pensare di ridere assieme agli altri. Scarti quello che non ti contraddistingue. Penso. Parla dell’amarsi, bello questo concetto dell’amarsi, così la passionalità del paradiso è bella. Magari non sarà proprio questa l’interpretazione canonica, ma è bello il fatto che il corpo sia in paradiso. Penso. Emergono cose importanti stanotte. Caspita. Il senso della nostra vita siamo noi e noi ci troveremo camminando: questo mi viene da pensare. Accidenti. Bello ‘sto paradiso. Stanotte se non riesco a dormire riprendo in mano, la commedia. Ti ricordi che mi prendevi in giro quando al recitavo. Embè, prova tu a farlo. Penso. Ultimamente non dormo niente, ma sto bene da solo, si pensa bene così. Penso. Che vita incasinata. Penso. Mi piace così. Penso. Sta recitando l’intera cantica. Bello benigni. E’ trasfigurato. Il comico è scomparso. Che meraviglia, ha mostrato un lato sconosciuto di Maria: il fatto che lei vede dio. Il libero arbitrio di Maria nella risposta all’angelo, il limite di dio che non può superare il libero arbitrio. Questo va bene anche a un miscredente, ad un agnostico. Penso. Ecco ha finito, c’è silenzio prima della gloria. Solo questa stronza telefona e disturba. Penso. Adesso ti vorrei qui accanto a me, perchè è uno spettacolo da condividere avere 50.000 persone in silenzio. Ma Tu sei lontana mentre scoppia l’applauso, lungo. Non ci può essere un bis. Lo spettacolo teatrale è perfetto così. Penso. Officiato. Penso. Adesso è ora di parole. Penso. Il gelato da rocco. Penso. La notte è tiepida. Penso. So chi chiamare e ascoltare. Penso.

Bello penso.

l’età di mezzo

Tra voglia del tutto e la pratica del mezzo. Vita, piaceri, amanti, mariti, mogli, politica e dispiaceri: tutto a metà. Come si compensasse un desiderio di assoluto insufficiente con altro, senza mai arrivare davvero in fondo. Ci si chiede troppo, un eroismo del decidere precluso ai nostri saggi genitori, praticanti della sanità dell’accontentarsi. I loro obbiettivi misurati, le passioni smorzate e comunque mai tutte assieme; oggi, invece, prevale la voracità del vivere, del mantenere in vita le possibilità accelerando le vite; il che, come nella corsa, porta ad un continuo disequilibrio. La condizione dell’esistere insoddisfatto oscilla tra questi due poli: il bisogno d’altro e ciò che si ha, in un continuo dialogare tra necessità e sogni.

E’ questo il frutto del ’68, di una generazione che ha considerato il possibile ben più ampio delle generazioni precedenti?

E’ questa la genesi dei nostri malesseri speciali e della felicità fatta a bolle senza continuum? 

Dovevamo saperlo che quando abbiamo cominciato ad evocare una quiete fatta di terapie ayurvediche, shiatsu, buddismo tantrico, benzodiazepine, autocoscienza e psicoterapia, qualcosa non tornava nel monopoli della felicità.

Sembrerà strano, ma comunque, mi sembra meglio ora rispetto alla calma lenta che contrassegnava le vite appena l’altro ieri. 

passione

Tra le passioni c’è una specie che sconvolge l’acqua cheta e divora, e brucia: tutto in un attimo.

E’ sguardo sull’abisso che intimorisce ed attrae.

Quando si accetta di viverla, ogni percezione viene alterata, come nell’ebbrezza d’una corsa che lascia spossati ed ansanti. Ciò di cui si sorrideva, diventa importante e tutto sembra possibile mentre la paura scivola come seta. Non si pensa secondo logica, il bisogno si tematizza fino ad essere monodico.

Serve, allora, cuore per governare la propria vita e non cedere al fascino del vuoto. Eppoi vivere nel timore che tutto venga ingoiato, che nulla di importante resti e la vita ridiventi banale.

processione

La processione esce nel tardo pomeriggio. Un lungo anello dalla basilica, per strade antiche, petali di rose e gigli. I gigli sono i fiori del Santo e li portano i bambini, alcuni vestiti da fratini, tutti svagati guardando e sorridendo alla folla. Ci sono le donne salmodianti, la banda, i baldacchini con le reliquie portate a spalla dai cappati. La corporazione dei macellai con i mantelli blù. Il rettore della basilica, con cappa d’oro mostra la reliquia e i frati, il sindaco, il prefetto, le autorità, seguono.

Non vado alla processione da quando ero bambino. Allora anche i figli dei comunisti andavano in chiesa e Togliatti ricordava che il PCI era il secondo partito cattolico italiano. Poi con l’adolescenza finiva l’età dell’incoscienza: o l’adesione o l’abiura. Comunque finiva.

La processione era spesso tra i temporali di giugno: violenti, con grandine. Ci si riparava sotto i portici, aspettando che la furia passasse. Pensavo allora e anche adesso, che i cattolici fanno a pezzi i loro santi, si dividono la santità, chiedono con forza i miracoli. Con un bisogno di tangibilità poco spirituale, vogliono toccare, permettere che la santità contamini. Alla processione ogni partecipante porta qualcosa di suo e chiede qualcosa. Ma non ho mai capito perchè si facciano le processioni. Perchè non basti il colloquio interiore. Forse si deve mostrare la forza della chiesa e degli ordini, oppure dar modo ai fedeli di sentire come proprio il santo o magari ribadire che la parte civile si sottomette e riceve sanzione del potere da parte della chiesa.

Sono vecchie domande senza risposta, di un miscredente, con poco punto interrogativo e meno interesse alla risposta definitiva.

Quest’anno gioca la nazionale alle 18,  chissà se ne hanno tenuto conto.

stropicciar m’è dolce

Lenzuola stropicciate, nel loro raccontar traccia dell’inquietudine notturna; d’insonnie e segni d’impresa.

Consuetudine immemore.

In questo stropicciar speculare, di sentimenti e d’anima, possiamo trovare molto di noi. Poesia e storia, della felicità procrastinata e di quella attuale, delle lacrime silenti e dei pensieri circolari, delle decisioni rimandate e di quelle senza ritorno, dei sogni sognati e di quelli che vorremmo, del riposo torpido e dei desideri pungenti. Tutto tra quelle lenzuola che dita misericordiose, nostre o d’altri, tenderanno a cancellare assieme all’impronta d’anima che ci portiamo dentro.

Mai cercare briciole tra le lenzuola.