Beh, il dubbio c’è sempre stato, solo che adesso è più esplicito.
Per distinguere il genere, ci si affidava all’esame visivo alla nascita: la presenza o meno di quel robino era la distinzione. tutto in funzione della riproduzione o quasi. Poi poteva accadere altro e cioè tutta la gamma tra l’uso, l’averlo e il non averlo. Insomma una attenzione spasmodica al rapporto tra esistenza, anagrafe, utilizzo, necessità, desiderio, corrispondenza, attesa, verità, finzione, rapporti economici, coscienza. Pfuiff. Sospiro di sollievo. Outing.
Embé, adesso il genere si dovrebbe accertare quando uno è capace di decidere ciò che gli sembra più vicino all’idea di sé. Ammettere almeno cinque generi: l’uomo, la donna, x, y, xy. Anche lasciando perdere la riproduzione, è difficile trovare corrispondenza tra dna e percezione di sé. Tra l’altro la psicologia e la psicoanalisi ci raccontano che a livello di testa è ben difficile separare nettamente le caratteristiche di genere, ma che la mescolanza di queste fa la differenza. Quindi forse sarebbe meglio puntare su come una persona si percepisce e lasciare che il corollario dei desideri sessuali seguano questa percezione.
Però a livello sociale la cosa è più complicata, la differenza è deviante, la prevalenza del maschio dev’essere riconosciuta, i rapporti economici conseguenti devono essere chiari.Quindi la questione si muove sui rapporti tra generi. Ma se il problema è giuridico-economico, basterebbe fare un codice che preveda nuovi contratti, se il problema è sociale, basterebbe (mi vien da ridere a dire basterebbe) che l’aggregazione dei generi rispetti le regole dell’amore solidale (mi viene nuovamente da ridere considerata la realtà comune), se il problema è morale, basterebbe considerare che la verità, se non si impone sugli altri, ha una eticità fortissima, infine se il problema è pubblico, finché non ci si abitua tutti alla diversità, basterebbe limitare l’ostentazione che può infastidire e non è necessaria.
Alla fine, mi pare, che tutto si riconduca nei rapporti a due, e che sia l’intorno immediato a influenzare la differenza. Se non c’è un rapporto positivo con il sesso del partner ed i suoi desideri, la questione si risolve nei rapporti diretti: posso accettare o meno ciò che è, sentirmi coinvolto, sconvolto, mai indifferente. Ma è questione mia. Se invece per risolvere una mia questione invoco la legge, la pubblica morale, eccedo. Voglio che qualcun altro sistemi le cose al posto mio.
La gelosia nei rapporti, comunque esisterà sempre, si può fingere che la tolleranza l’assorba, ma il senso di possesso è implicito, gradito, quasi sempre preteso. Se non funziona, rifugiarsi nell’amore romantico è una buona via d’uscita, ma occulta un problema. A volte racconta cose che fanno comodo. Basta saperlo, mica bisogna risolvere tutti i problemi propri o quelli esistenti. Ci sono componenti che si trascurano, una per tutte è la serenità, che non significa essere addormentati, ma semplicemente sapere che ogni balzo in avanti, che rompe un paradigma, ha un prezzo. Poi ci sono gli spiriti eletti, ma questi fanno parte di una realtà difficile e poco comune. E soprattutto non hanno bisogno di conferme o di dubbi.
Insomma i generi sono diversi, riconoscerli è un segno di rispetto per l’uomo. Confondere il genere con la presenza o meno di un cosino,cazzino, pisellino alla nascita è fuorviante e si potrebbe cominciare a superare rendendosi conto che la società è fatto di unione e rispetto per la diversità. Diversità anche dai luoghi comuni, certamente, anzi sento più luoghi comuni nel sesso, cosiddetto trasgressivo, che nella posizione del missionario. Comunque il luogo comune principe è nel confondere procreazione e ricreazione: non ha mai individuato un genere.