il provinciale

L’aria dell’autunno è ancora dolce. Stasera s’ infila sotto i portici della città semi vuota per il ponte. In piazza delle erbe, le bancarelle dei pakistani vendono frutta, verdura e sorrisi, ormai resistono solo loro alla fatica d’essere in piedi dalle 4 del mattino sino a notte. In piazza della frutta, i fumi delle castagne cotte, il profumo dei funghi, la frutta secca, le spezie. I bambini sono ancora affascinati dal volare delle faville quando si alza la grande padella dal fuoco. E per qualche attimo, il rito del passato, è meglio di un video gioco o un telefonino.

Quest’aria è così ricca di profumi, di colori accesi e sapori, che l’inverno sembra lontano. Sotto i portici del ghetto e del prato, ci sono ancora i bar con tavolini all’aperto pieni di ragazzi, e sul liston e tra le piazze si celebrano i riti vecchi e nuovi dello spritz, della vasca (ovvero del percorrere ininterrottamente il percorso dell’appuntamento serale), del parlare di tutto e di nulla fino a notte, con un bicchiere in mano. E’ bella la città in autunno, le prime nebbie velano il prato, ma basta alzare gli occhi e le stelle e la luna sono limpide. Ormai le nebbie dense della mia infanzia, sono un’eccezione; merito del riscaldamento delle case, dicono. Effettivamente dai colli, la città sembra avere un cuscino di calore sulla testa fatto di vapori e luci gialle: rimedi all’artrosi di una vecchietta accogliente, con qualche acciacco, ma con il fascino immutato di quando ci pareva giovane. Anche adesso riesce a stupirmi, a mostrarmi una strada mai percorsa, un giardino dentro un vicolo, il ricordo d’un fatto su una lapide che riporta a fasti antichi. Qui l’autunno dolce è di casa perché questa città ha questa stagione sulla pelle e nel cuore. Saprà agghindarsi di verde e fiori, a primavera, riempirsi di neve d’inverno, mostrando un temperamento nordico che non ha più negli occhi, arroventarsi d’estate e scacciarci verso il mare e i monti vicini, ma la sua stagione è l’autunno.

E’ in un bel posto per me, le altre città che amo sono vicine, qui tutto ciò che conta è vicino, tutto influisce, ma anche sta per suo conto, tutto a portata di auto e di giornata. In fondo non è un suo merito, ma gli antichi veneti hanno saputo sfruttar bene l’incrocio dei fiumi e delle strade.

La provincia ha il fascino del piccolo, del percorribile, degli eventi giornalieri, mai pochi, ma ancora importanti perché non soverchiati da troppi avvenimenti. Ho scoperto di essere un provinciale, probabilmente molto presto, quando ho pensato che questi erano i luoghi in cui tornare e ancora non avevo deciso di andare. E anche se vedo tutti i limiti di una città media, penso che i pregi li cancellino piano piano tutti e che il segno resti positivo. Insomma non me ne sono mai pentito d’essere in questi luoghi.