anormale

Ho contravvenuto al 1° principio della termodinamica individuale: non aumentare la tua entropia attraverso il giro dei canali televisivi. E sono finito su Ballarò. Non ho resistito molto, ma ho avuto tempo di sentir ripetere, da D’Alema, che mostrava una nota alle Regioni della Presidenza del consiglio, puntualmente smentita oggi: in quale paese ? La risposta è che questo è il mio paese e sono stanco di rispondermi, stupito di questa domanda, come sono stanco di pensare che questo possa essere un paese normale. Anche perchè la normalità esige la coerenza e la responsabilità, mentre lo sport principale del paese è la ritrattazione e la precisazione e comunque l’attribuzione delle colpe ad altri. Perfino il caso è stato invocato sui comportamenti degli elettori, ricordate il destino cinico e baro di saragattiana memoria? Ormai ho più risposte che domande e soprattutto mi chiedo perchè questo paese sia così. Non val la pena di pensare che se non si parte da questa percezione di distacco dal sogno, nulla verrà mai capito? e che avere una immagine diversa in testa non serve, se non si agisce caparbiamente di conseguenza? Questo è un paese anormale che desidera essere normale senza pagare il dazio.

è l’ora

Adesso è l’ora degli affari, delle scatole interessanti comprate come vuote. Dalle Cayman tornano i capitali e i cittadini onorari, tornano negli uffici dove la vista scorre sulla città posta ai piedi. E chi ha creato scenari di fuga arrota i denti: c’è carne a basso prezzo. L’economia irrompe nel sociale incurante della decenza e riconduce le persone deboli oltre il recinto del villaggio: lì resteranno da soli ad aspettare la notte. E ancora una volta la scelta è sul prezzo della solidarietà, l’essere clan è diverso dall’essere società, ma troppo spesso  il primo viene spacciato per la seconda. E’ solo questione di vantaggi, di appartenenze e ciò che sorprende è che i deboli non riconoscano la loro condizione come permanente e si affidino alla clemenza del principe anzichè alla forza della coscienza di essere molti.

liberi tutti

Francesco Rutelli annuncia  che resterà nel Pd da uomo libero. E’ una buona notizia, libero lui, liberi tutti. In verità il nostro non saprebbe bene dove andare, gli piacerebbe l’Udc, probabilmente, ma con Casini le sue ambizioni sarebbero più frustrate che nel partito democratico. In realtà l’importanza di Rutelli è il prodotto di una serie di scelte sbagliate, dall’inopinata candidatura alla presidenza del consiglio del dopo Amato, alla ri-candidatura a sindaco di Roma, per compensare l’entrata nel Pd. Non è colpa sua, è la politica che agisce verso l’equilibrio anzichè verso il nuovo e così diventa immobile. Rutelli e la Binetti, i teodem dovrebbero assicurare al Pd la copertura della Chiesa. Quella elettorale naturalmente. Ma perchè la chiesa istituzione dovrebbe scegliere l’imitazione della conservazione anzichè l’originale? Non c’è motivo e si vede, solo una frazione della chiesa militante chiede alla politica l’applicazione dell’accoglienza evangelica, per il resto muti e zitti.

Rutelli che libera sè stesso dai vincoli d’una linea politica (tanto labile da perderci gli occhi per vederla), libera anche gli altri: i laici, i decisi, i riformisti senza reticenze, la sinistra nel pd. Per questo dobbiamo ringraziarlo, ed usare analoga libertà. I pd è riuscito a diventare il primo partito d’opinioni della storia d’Italia, nel senso che ognuno dice quel che vuole senza regole, nè fini condivisi, forse è il preannuncio che la società liquida ha preso anche la sinistra.

Direte: e chi se ne frega. Già chi se ne frega, possiamo ancora lamentarci, usare il passaporto, andarcene. Anche con solo con la testa, andarcene, astenerci, uscire dal gioco. Che tristezza.

p.s. Dall’altra parte non si sta meglio, la festa a Berlusconi è già cominciata: ambizioni personali, necessità di occupare posizioni rilevanti in attesa che il capo si tolga di torno. Il cavaliere fa bene a toccarsi, non ha mai avuto così tante persone interessate alla sua salute, politica e personale, ma forse qualcuno dovrebbe dirglielo che non sarà lo statista ricordato, il De Gasperi di fine secolo, sarà demolito appena inoffensivo e nessuno dei clientes lo difenderà. Neppure a memoria.

conservatore

Oggi, gli esempi dei grandi conservatori  nell’europa del dopoguerra, ai più non dicono nulla.

Peccato.

De Gasperi, Adenauer, De Gaulle, e in tutt’altro versante, Giovanni XXIII, furono formatori di coscienze nazionali, capaci di sollevare speranze. Uomini soli, a volte innovatori rigorosi spinti dalla necessità. Parchi esponenti di quella destra dignitosa  e senza sbragamenti, svanita a partire dagli anni ’70. Di questi uomini, troppo spesso senza eredi, di questa destra avversaria, ho nostalgia intellettuale e politica.

Ricordo il sindaco della mia città, abitavamo di fronte, rientrava a notte, senz’auto di servizio, in una casa dignitosa senza lussi. Di errori ne fece molti, interpretò malamente la modernità, ma nessuno dei suoi errori fu per vantaggio o malafede. Non è poco ora.

Quando da tutt’altra parte politica e  per molto tempo all’opposizione, mi misurai con gli eredi di quella stagione, qualche barlume c’era ancora. Di certo nessuno di loro avrebbe mai detto di essere il nuovo De Gasperi, come disse poi il cavaliere presidente. Forse per rispetto alla realtà, oppure misura o decenza. Poi più nulla e il canestro si è definitivamente guastato.

Che dire se non che l’albero può fruttificare e che attendere la primavera è una speranza da giovani.

dimensioni

Dopo il giuramento di Obama e i suoi primi atti ho come l’impressione che Berlusconi si sia rimpicciolito, che le sue parole si sgonfino anche tra i suoi elettori, che la verità cominci a farsi strada.

Speriamo, che tanto costa poco e non costringe a contemplare l’inanità del pd: qualcuno emergerà.