19 marzo

Scrivono cose bellissime sui padri,
meno dei loro dubbi sull’essere adeguati,
e non si parla dei timori
per le vite da far crescere.
La serenità è una richiesta
che riporta il sorriso e il sonno,
si protende come una mano,
che non ha ora o limite,
basta un richiamo
e i padri la devono trovare
nel sentire che contiene amore.
e senza sapere s’impara a vivere
come si è già vissuto
ma con la libertà che innova.

Di te Papà, ho l’amore testardo che viola il tempo,
la carezza fresca e preoccupata nelle poche malattie di bimbo,
il sorriso timido quando tornavi a sera, mai stanco d’ascoltarmi.
In primavera, di domenica mattina
stavo tra le tue braccia sulla bicicletta,
mi mostravi dove anche tu eri stato bimbo,
e mi guardavi mangiare I dolci che non avevi avuto.
Esserti accanto è stato immensamente bello,
e non è mai bastato,
nell’inventario degli amori necessari
mai te ne sei andato.
Dopo venivi nei sogni,
ero grande e anch’io padre,
mi svegliavo, gli occhi colmi di pianto,
per l’amore mai interrotto,
che chiedeva al bene
di esser ancora detto.
Di te caro Papà ho molto,
ho suoni di tosse e la voce gentile,
la sigaretta scambiata quando credevo d’essere adulto,
discussioni politiche lunghe e tenaci,
il poco lavoro fatto assieme.
La vita e l’amore
era nei silenzi pieni di parole,
e in quella lettera dell’ultima estate
di te mai lontano a noi vicini.
L’amore si mescola,
ma trattiene i colori,
e il tuo è limpido
come i tuoi occhi chiari,
riluce mentre dentro mi stringi
nell’abbraccio,
e ci sei,
ci siamo, assieme, tutti.
Sono rimasto a custodire un amore che non muore,
e s’assomma
con quello da te ricevuto,
ma non mi sento solo
e se trasmetto dubbi e sicurezze,
aggiungo amore
all’amore che mi hai dato,
prezioso e accogliente,
nell’abbraccio che ancora mi protegge.

3 pensieri su “19 marzo

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