preghiera?

preghiera?

Parlo a te e a me stesso. Non so chi tu sia, non so se esisti, ma mi rivolgo verso il cielo. Accade sempre così quando il cuore è vuoto e c’è bisogno di parlare con qualcuno che ascolti in silenzio.

Qui il cielo si vede molto. Stasera il vento gonfia appena le tende e c’è un’aria buona piena di profumi di case. C’è anche il suono di canzoni lontane e di voci. Si sta bene qui, però sono turbato.

Vorrei il silenzio per raccogliere i pensieri e al tempo stesso sentirmi avvolto da ciò che conosco. Lo so che è una contraddizione, ma prova a pensarci, ho bisogno di capire e di sicurezza. E questo è indipendente dal fatto che vivo, non per mio merito, in una età del mondo e in luoghi felici. Avere il superfluo non è male in sé, ma le idee si sono svuotate di significato e spesso sento, l’inessenziale come urgente e necessario. Questo mi ha reso più solo

Eppure qualcosa di comune con gli altri mi deve essere rimasto, se mi sento turbato. Se un dolore del mondo mi pone domande. Sono vuoto, ma non insensibile: è già qualcosa.

Oggi guardavo la foto di quel bimbo annegato sulla spiaggia e poi il soccorritore che l’ha preso in braccio.

 Guardavo e non volevo vedere, non volevo fosse accaduto: c’era troppa colpa in quella morte. Lo sai che è annegato anche il fratellino, e anche se non si vedeva c’era anche quella morte che pesava. Così mi soffermavo nei particolari. te lo racconto per farti capire che siamo fatti ciascuno per suo conto, anche nella tristezza, anche nel non capire il perché di tanta ingiustizia. Guardavo la gomma delle scarpine allineate, i vestitini colorati, la sabbia, l’acqua. Avevo paura di dissacrare quel corpicino che era lì e sembrava dormire. Non si deve mai dissacrare la morte. Non mi pareva di avere il diritto di entrare in quella morte ed ero confuso, e il cuore era gonfio e vuoto. Gonfio di tristezza e vuoto di azione. Ho pensato al padre di quei due fratellini, alla moglie morta anch’essa nel naufragio, ho anche pensato che forse per lei era meglio non avere quel dolore. O forse non era meglio. Ero confuso.

Ho anche pensato che per un poco molti piangeranno per aver visto quella fotografia, ma forse non la collegheranno alle parole, ai pensieri dei giorni scorsi. Ho pensato che forse non piangeranno Lui, la sua morte, ma la nostra incapacità di fare in modo che tutto ciò non accada.

E il cuore si è vuotato ancora di più.

Vorrei avere le idee chiare, lo dico a te per sentire le mie parole formarsi, acquistare una sintonia con la mia condizione di uomo nato in un periodo felice per questa parte del mondo. Vorrei capire che fare per non avere più la sensazione di impotenza che porta la visione di una morte ingiusta.

Non ce l’ho con nessuno, ma se 2000 anni di cristianesimo hanno generato questo, non è cambiato nulla: si ammazzavano inermi, donne, bambini prima, si è continuato durante e dopo. Sempre allo stesso modo, anche adesso. Non è cambiato nulla. Allora che è servito cambiare quegli dei falsi e bugiardi, come diceva il poeta? Se non si crede si capisce meglio che dipende da noi, che cambiare tocca all’uomo, il resto è sovrastruttura.

E perché continuo a parlare al cielo, allora?  Perché siamo soli, davanti al male, all’ingiustizia siamo soli e abbiamo bisogno di parlare a un silenzio che ci ascolti, e che poi ci parli e faccia chiarezza dentro di noi. Abbiamo bisogno, ho bisogno, che ci sia una possibilità di giustizia tra noi. E quella morte è tutte le morti ingiuste, solo che questa è mostrata, non posso girarmi dall’altra parte. Se non c’è un risarcimento alla morte ingiusta, tutto diventa fatalità. Quel piccolo naufragio, solo pochi morti, diventa fatalità e quella morte diventa una fotografia che, come altre, ha mosso e muove sentimenti e pietà, ma poi ridiventa una fotografia senza cambiare ciò che ha generato quelle morti. E allora che serve tutto questo sentire, questa intelligenza del dolore, se non cambia nulla?

Non posso chiederne ragione a te, lo devo fare a me stesso. Tu sei stato l’alibi per non agire su di noi, la ragione della fatalità. Non è colpa tua, ma la coscienza di chi non crede riporta all’uomo non ad altre volontà. E allora la tristezza ha un nome e contiene un vuoto, avrebbe una soluzione, ma resta ferma dentro e non esce. Accogliamoli tutti se ne siamo capaci. siamo pieni di tecnologia e di fronte a una cosa così semplice non abbiamo soluzioni?

Chissà quanti vorrebbero accogliere quel bimbo oggi, magari anche il suo fratellino, ma dovevamo accoglierli ieri o ancor meglio impedire che venissero spinti via da dove erano nati e volevano crescere.

Non si può parlarti così, divento retorico, allora preferisco resti questo vuoto del non capire a fondo ciò che vorrei fare. Preferisco la tristezza e lasciare che questa mi spinga ad avere più forza nel ribadire che così non va, che non siamo uomini. Che solo una cosa è importante: che le persone vivano, che abbiano una possibilità di essere uomini.

Non parlo più, c’è il vento che scorre nella mia casa. Non ci sono bombe, non c’è la fame, abito nella parte fortunata del mondo. Non mi spiace, vorrei essere più generoso e meno triste, ma questo dipende da me ed è inutile dirlo.

6 pensieri su “preghiera?

  1. Io non capisco più nulla, se andremo avanti così il mondo andrà allo sfacelo, ma credo che fin che sarà il profitto e l’interesse e l’egoismo a muovere il mondo, finché l’importanza della persona e della dignità umana non prenderà il sopravvento su tutto il resto, non si potrà risolvere nulla.
    Nè nel nostro piccolo né a livello mondiale.

    Non me ne intendo di politica, ma se si vuole fermare la guerra nei paesi da cui provengono i migranti, basterebbe che tutti quelli che forniscono loro armi smettessero di mandarle.
    Tutti d’accordo e tutti uniti, così i conflitti sarebbero destinati a spegnersi in poco tempo.

    Non è servito a nulla l’insegnamento religioso, ne parlavamo mesi fa con mio figlio, se i risultati sono questi, hai ragione Will.
    Ma credo che invece che insegnare il trilinguismo, l’informatica e materie importanti come la storia dell’arte in lingua estera a scuola, si insegnasse in modo serio e completo la storia del mondo, di tutto il mondo e l’educazione civica ai nostri bambini, rendendoli consapevoli delle conseguenze che ogni propria scelta ha sulla vita altrui, forse, dico forse, le cose piano piano potrebbero cambiare.
    E’ un lavoro alla base che si deve fare.

    Ma poi mi chiedo pure:
    chi sta governando ora è stato allevato da persone che si reputano migliori di quelle di un tempo, con valori più forti di quelli di ora, che han patito sofferenze e moltissimi di loro han fatto pure la guerra: ma non mi sembra che abbiano allevato campioni di empatia, di rispetto, vicinanza e onestà.

    Cosa c’è che è stato sbagliato, allora?
    Cosa è andato storto?
    Cos’è che non mi torna?

    Ti saluto Will e ti ringrazio per la tua riflessione sempre molto attenta, rispettosa ed empatica.
    Buon fine settimana, nonostante tutto comunque.
    Ondina

  2. Non spenderò ulteriori parole- le tue bastano alla grande- scrivo solo per farti sapere, per quel che può servire, che non sei il solo a sentirti confuso, spaesato, a porti le domande che ti poni.

  3. Il fatto è che tutta la nostra scienza, tutta la ricerca di benesseri fugaci, insomma tutto quello che possediamo o possiamo possedere, non ci rassicura, non ci rende meno soli. Se non ci avviciniamo all’umanità a che ci serve la nostra spiritualità? Sapere che altri non hanno certezze e bisogno di capire mi fa bene. Grazie.

  4. Mi ero preparata tutto un discorso, una risposta a questa tua condivisa riflessione…
    Ma era una considerazione che, forse, andava oltre…un tipo di reazione diversa (la mia) uguale nel dolore.
    Sento molta rabbia, sgomento, vuoto e solitudine attorno a questa immagine come se fosse la prima, come se in tutti questi anni, secoli mai s’era vista un’ immagine così….

    Ma i bambini con la pancia gonfia, denutrita. Bambini senza gambe a causa delle Nostre mine antiuomo?

    Non so…io sono davvero molto arrabbiata di questo dolore, quasi, indotto.

    Se noti la fotografia di questo bambini è stata scattata da diverse angolazioni: pensa…un uomo è stato lì un poco di tempo in più per riprenderlo. Mi domando con quale spirito….

    Mah….
    un caro saluto
    .marta

  5. Capisco molto ciò che senti, Marta, perché lo provo anch’io e me lo nego. Mi nego la rabbia perché la sento come impotenza e allora scelgo, se si possono scegliere le emozioni, il vuoto che ho creato dentro derubricando le immagini di cui parli e che ho ben presenti. Se fossi un reporter non so che farei. Ricordo l’ intervista al fotografo, premio Pulitzer, che fotografò il bimbo con la pancia gonfia di dissenteria e l’avvoltoio che ne attendeva la morte, ricordo anche le parole del reporter che fotografò la ragazzina nuda e disperata in Vietnam Nam dopo un bombardamenti totale al napalm. Non credo sia mestiere, è una scelta è un’occasione, se non c’è compiacimento a noi viene data un’arma potente per riflettere e cambiare, se non accade è solo un’icona del tempo.
    Non ho soluzioni, ma se ci si interroga come tu fai una strada la si trova. Grazie Marta, a te e a chi condivide la necessità che non si può più stare tranquilli e girare pagina.

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