non troppo distante

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Decisioni che toccano le coscienze. La guerra, l’embargo. Vorrei chiamare chi conoscevo. Sentire come va davvero, se stanno tutti bene. Guardare fuori dalla sua finestra, confrontare nel ricordo il paesaggio, le situazioni vissute, parlare assieme quei magici quotidiani incroci di persone ora dispersi. Parlare al telefono cercando di rassicurarci del suo capire, fargli sapere che non tutti la pensiamo allo stesso modo. Dirci che passerà presto, che tornerà la ragione, che nessuno è troppo distante.

Ma in una sua lettera diceva che molto non c’era più, che le comunità erano disperse e i luoghi conosciuti, devastati. E sono passati i mesi, la guerra è continuata, Resta il peso della propria appartenenza che gonfia il cuore di tristezza, la cittadinanza che corresponsabilizza, chissà dove sarà adesso in questa che per noi è solo notte?

Non in mio nome, non basta a togliere il dolere di ciò che non s’è fatto, la stanchezza profonda che il nostro mondo provoca alle coscienze quando non segue la via della ragione, del giusto, della vita.

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