Attraversare un bosco ininterrotto, di lecci, querce e castagni, sulla via antica nellle tracce d’una appia apocrifa da X legio, questo nell’ appennino, così pieno di vita e solitudine. Da Sasso Marconi a Fiesole, ché sporchi non si deve scendere in Firenze. Mi sono sentito Gianni Schicchi mentre guardavo la città dall’alto, con la presa del pensiero urbano che riprendeva mappe, coscienza del proprio vestire, desideri di città.
Che si pensa per tre giorni quando si incontrano 5 persone in tutto? Allora era agosto, un pensare caldo, che riporta in sé, ma soprattutto si trasforma in meditazione, in uscita dalle spirali in cui ci consegna la fatica leggera dei giorni di città. Adesso sarebbe pensiero di gelo, un quadro di Bruegel senza buone case borghesi vicine. Eppure conosco il rumore della neve sotto il vibram degli scarponi, il gelo che prende quello che può mentre il corpo fuma, e l’ impressione di solitudine estrema, dove il silenzio entra dentro scavando il calore della parola. Alla fine, nel gelo e nella fatica, parli solo con te, non c’è alcun piacere, solo forza e resistenza. Il sogno del caldo non ha desideri, sembra così povero tutto quel penare delle voglie quando è vivere che conta.
Nel mio riflettere sull’età, ho ben presente il limite. Anche superarlo un poco fa bene. Credo sempre che sia un problema di resistenza, di allenamento, che, pur a mio modo, mettersi alla prova sia parte del nostro dialogo interiore. Non c’è nulla da dimostrare, solo sapere quello che si fa. Ripensando alla via degli dei, mi viene in mente lo stupore dei giorni passati senza uscire dall’ombra, coperto da una foresta che non ha più uomini che la vivono e curano. Come se la natura nonostante gli insulti, si adattasse per prendere il sopravvento, arrivare, come un secolo fa, alle porte delle città. L’appennino ha la stessa vicenda dei fiumi e dei laghi rispetto al mare, gli uni e gli altri sembrano di serie b e più facili. Anche la gente pare meno di montagna, ed invece sono vite diverse, bellezze diverse. Se penso a quel sentiero, adesso sotto la neve, mi prende una tenerezza che non provo per altri sentieri sulle dolomiti. Certamente bellissimi, eppure meno umani nel loro atletismo e scabrosità. Nell’appennino è la montagna che scende in città con tutto il suo armamentario, quasi gentilmente volesse prendere casa.
E’ UNA POESIA D’AMORE
quello che hai scritto di una terra che io conosco solo per albe,tramonti,treni che s’incrociano e fischiano sbuffando,nebbia che protegge e minaccia l’universo mistero che noi siamo.Bianca 2007
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che meraviglia-
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Ho paura del freddo, “il sogno del caldo non ha desideri”.
Conosco quei boschi, ma solo d’estate.
Ricordo il fresco, l’umido del sottobosco.
E altro. Un brivido mi percorre.
Ciao Willy
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Anche se vivo da sempre tra montagne alte e imponenti, ho avuto la curiosità e l’esigenza di conoscere anche quelle più morbide e basse dell’Appennino (e per certi versi più incantevoli delle sorelle Alpi ben più famose) e quindi da qualche anno, per scendere in Toscana in vacanza, ho abbandonato l’autostrada a Modena e imboccato provinciali e statali che mi hanno condotto lungo le valli che conducono al Passo dell’Abetone e, al rientro, attraverso la Valle del Bisenzio o lungo la strada che porta al Passo della Futa per poi scendere, tra paesini deliziosi e ameni e non senza varie e doverose soste, a Sasso Marconi.
Naturalmente se non si è tirchi di tempo, si sarà ripagati da deliziosi panorami e suggestive visioni che invece saranno inesorabilmente persi se si sceglierà la più scorrevole e veloce Autosole.
Meravigliosa la tua descrizione Will, sembra di essere lì, buona serata ciao
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Sì, è appropriatissima l’immagine dell’appennino che confluisce nella città. Penso a Fiesole che si getta su Firenze, che se mettessimo insieme la Sindrome di Stendhal col senso panico che proviamo davanti alla natura, lì ci sarebbe da farsi venire un infarto.
L’appennino è più modesto delle altere Dolomiti e la gente è meno montanara davvero. Avrai intravisto nella boscaglia luoghi fiabeschi. Io ci ho sempre visto case di streghe e follett, specie nei tanti borghi antichi praticamente intatti come se il tempo si fosse fermato. Vi ho trascorso tanti bei momenti. E di quei momenti conservo un ricordo di estrema ospitalità della natura. La montagna gentile che va ad affondare nel silenzio appariscente della città d’arte (Firenze (dove vivo da quasi 20 anni), Pistoia (dove ho vissuto 25 anni), Pisa….
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