E’ mattina, caffè, la notte che se ne va. La radio trasmette notizie dall’Egitto, dalla Libia, dalla Spagna. Il pendolo delle notizie oscilla sopra l’Italia, ma non è solo l’economia che preoccupa, è il fatto che la somma dei problemi individuali non è un problema collettivo. Oscilliamo tra attesa e disgregazione, intervento salvifico e realtà quotidiana.
No, voglio uscire dalla spirale dell’analisi. Chiudo la radio, metto musica.
Il difetto del pensiero lento è che scava, scivola di lato, agguanta qualcos’altro che non va per il verso giusto. No, questo non è il migliore dei mondi possibili. Scegliere di chiudere tutto, di appellarsi all’abbiamo dato. Oppure usare le cose pensate da altri, le rimasticature, che tanto vanno sul blog e nella vita, o ancora puntare sul personale, sul vitalismo, raccontare/ci che fare è meglio che essere. Io non ho problemi con il passato, è il passato che ha problemi con me. Eppoi che me ne frega del passato, del mio naturalmente, se c’è una cosa di cui sono convinto è il bisogno di interpretare se stessi, e l’età in cui si vive, senza schemi, cercando di assomigliarsi. Questo permette di vivere anche nel migliore dei mondi possibili.
La giornata si dipana, è una bella parola dipana, dà l’idea del gatto che gioca con il gomitolo, dello svolgere del refe andando a pesca, un’idea sequenziale della vita. Quando disfavano un maglione in casa, la mia richiesta di avvolgere il filo su un pezzetto di carta ripiegata, era subito accolta e mentre formavo il gomitolo, guardavo il filo che scorreva da un lato all’altro del maglione che si disfaceva per linee. Con una polverina sottile di tessuto, diventava sempre più piccolo e sempre meno maglione, mentre il mio gomitolo, per strati trasformava quelle due dimensioni lineari in una sfera. La mia giornata ricostituisce il maglione, dipana un gomitolo di sensazioni 3D in linee ordinate. Lo penso, nel viale di platani, camminando tra le foglie, mentre mi godo l’aria, lungo il fiume, il cielo azzurro e terso, e il sole che mitiga il venticello freddo. E’ un giorno da mare, da spiaggia, seduto con la schiena appoggiata ad un muretto e le ginocchia raccolte a reggere il mento, un giorno da tempo senza tempo, con la fretta del solo caldo, quando occorre. Ma non sono al mare, e la mia giornata dipana verso il primo guaio, ben conosciuto ed ormai solo doloroso. Molte persone con cui non condivido nulla, e che in uno scontro politico sarebbero dall’altra parte, mettono in campo il loro modo di vedere il mondo, cercano di prevalere, ma accettano il confronto e rispettano. Ecco, il rispetto riscatta l’errore, il mio anzitutto e anche il loro. So bene che il secondo guaio non sarà così. Uno del secondo guaio mi ha detto, ridendo, che lui è un bastardo e la regola è quella di chi vince. Qui vado in crisi ed il dipanare diventa stanchezza. Stanchezza di questo modo di vedere il mondo, con cui ho ben poco a che fare. Gli ho detto una volta che se lui era come era, la colpa era anche mia, perché in altri anni lo avevamo liberato dai calci in culo dei padri, avevamo reso normale la nostra devianza e quindi anche la sua. Non mi illudo abbia capito qualcosa, e comunque se ha capito lo considera un atto dovuto. Non ha fatto nulla, ma era un atto dovuto. Dovuto a chi? A me forse, non a lui.
I pensieri dipanano, la sensazione dei muscoli delle gambe rilassa e crea energia, sorrido al mio camminare veloce tra i ragazzi che vanno a lezione. Dipanare e seguire il filo o lasciare un filo come Teseo per ritrovare la strada, penso all’Arianna che tradiva ed è stata tradita. Alla circolarità del tradimento.
Meglio seguire il filo della propria vita,
divoratori di spazio e di suono sono gli occhi,
la città di mattina soddisfa la bulimia del seguire/sentire. Dipano, seguo, penso che un guaio risolto è uno in meno e che si potrà dimenticare.
Mi rivedo piccola e scura, mentre faccio il gomitolo da un vecchio maglione di mio padre. Lo faccio con molta attenzione. Mia madre mi ha dato questo lavoretto da fare. Tengo stretto il maglione tra le ginocchia. Il gomitolo deve essere fatto ben stretto all’inizio altrimenti si disfa poi. Non voglio farla arrabbiare. Quando si arrabbia diventa cattiva e non la finisce più. Sono tesa. Farò un buon lavoro.
Buona giornata Willy
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adesso rilassati, segui il filo Pass, costruisci il gomitolo, non è un lavoro, è un piacere, e pensa alla parte bella della vita che ti aspetta. Mettiamo da parte le attese altrui ed avvolgiamo il filo per svolgerlo poi in qualcosa di nuovo.
buona giornata Pass 🙂
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il passato è andato, anche se noi siamo così perchè abbiamo quel passato lì e non un altro. Non si piange sugli amori passati, che se sono finiti è stato meglio così, non eravamo destinati. non ricordo maglioni disfatti, ricordo maglioni bucati usati per togliere la polvere sotto i divani, antesignani di swifter 🙂 . i fili della parche, le forbici che tagliano, la vita che s’interrompe : siamo figli dei greci, nel bene e nel male, storia che si ripete.
buona giornata, novembrina con sole, freddo e guantini 🙂
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E’ perché il passato è mio che non è un gran problema, mi riconosco nei difetti e pregi. Quindi nessun rimpianto. Avevo dei calzini bellissimi da bambino, fatti da mia nonna a ferri, multicolori, mi vergognavo come un ladro, prudevano il giusto, ma tenevano un caldo. Li ho rivisti nella coop Ariadna, a Fiume, nei tempi della guerra in Yugo, li facevano le donne con le lane che gli portavamo e andavano a finire in Germania. anche i guanti facevano, ti sarebbero piaciuti belli pesantucci e un po’ grezzotti, o almeno sarebbero piaciuti a Viola.
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