la Klein com’è nata?

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Proseguo il post precedente seguendo il filo dei miei pensieri, nati anche dalla considerazione che nella vita e nella sua contaminazione in rete, si formano gruppi di affini, chiusi per scelta e che all’interno di questi gruppi chiusi ce ne sono altri, pure chiusi, con codici comunicativi diversi. Come dire: ci si sceglie e si comunica ciò che si vuole.

Avere la consapevolezza del proprio genere è già moltissimo, ma non basta, è un presupposto ed elude il problema della co-abitazione del mondo e della società. Non credo che gli uomini, come le donne, non si assicurino l’un l’altro più niente, mi sembra una posizione misogina che parte dall’autosufficienza, mentre ogni giornata ci ricorda che autosufficienti non siamo.  Non basta avere un lavoro, una indipendenza economica, affetti, il problema è il divenire oltre il presente, questione che si può rimuovere, occultare, ma che esiste nella nostra testa. La famiglia rispondeva a questo, stabiliva ruoli e regole comunicative, tracciava futuri. E’ stata superata, anche grazie al nostro apporto? Bene, ma i bisogni restano e spesso si traducono nella risposta alla solitudine individuale. Quindi escludere il bisogno di contributi reciproci importanti, mi pare privo di realtà, ma aggiungo che senza comunicazione neppure c’è scambio di bisogni. Si può cercare la novità, essere curiosi delle cose e degli uomini (credo di averne una discreta esperienza personale) e sono qualità importanti per una persona, ma c’è qualcosa in più che sollevavo come problema. Ed è il rinchiudersi nel genere, che poi significa il presupposto per lo scontro e la necessità di prevalere. Se non posso essere eguale, accetto la diversità, ma non l’incapacità di capirla. Si può dire che sia un problema maschile, che gli uomini sono in difficoltà. Qual’è l’aiuto per evitare che la violenza sia una forma di comunicazione? Aspetto di leggere analisi del mondo maschile scritte da donne e che possano superare Freud e Jung, perchè ho la sensazione di essermi perso molto sul tema, fuorviato da altri interessi. Nel frattempo, mi convince Laura che dice: è che nel momento in cui ti schianti in un ruolo, niente… ti sei schiantato, detto tutto. tenere le antenne alzate e non chiudersi negli accoglienti veli del proprio ombelico è difficile per le donne quanto per gli uomini. Che è come dire che la realtà è diversa da quella percepita, ma alcuni la percepiscono così e per questi il mondo si è fatto più difficile in termini comunicativi e presuppone rigidità non dissimili da quelle esecrate del mondo maschile. Quindi una realtà diversa e non migliore. Saperlo non basta.  Si può risolvere tutto nel quotidiano, nel domestico, ed è la dimensione principale delle soluzioni, se però il fatto è sociale e culturale, prima o poi i nodi vengono al pettine perchè questa è l’aria che si respira insieme. Quindi se il problema non è più assicurare il reddito, lo status, il ruolo, anche se questo è ancora vero per la maggioranza delle persone, come si risponde al fatto che l’indipendenza personale si appoggia sempre su altre persone? Amenochè non si scelga la trappe ed allora ci si appoggia su dio.

Lascio quattro domande, anche per me naturalmente:

Se il pensiero femminile mi arricchisce, il mio pensiero è significativo per l’altro genere?

E come può essere significativo se ciascuno prende ciò che gli serve secondo necessità, relegando la comunicazione gratuita tra gli optional?

La violenza è comunicazione, come posso toglierla dai rapporti tra pari? 

Melanie Klein mi convince più di Freud, ma esisterebbe senza Freud?

4 pensieri su “la Klein com’è nata?

  1. ONESTO E RICCO DI STIMOLI
    è questo post e il tuo domandarsi/re.

    1) Se la donna è complementare all’uomo,la donna è consapevole anche se non a tutti gli strati di coscienza che l’uomo lo è per lei nel suo essere altro-complementare nel suo essere, affine-moltiplicando il piacere della conoscenza arricchendosi/la dalle sopra accettate diversità,quindi sempre VIVO d’INTERESSE aperto che NON prevarica ma gode d’ogni scoperta presente in addivenire prevedibile o no sempre accettata leggermente discussa o vivamente discussa NON per cambiare ma per capire-farsi capire eventualmente correggere per il BENE d’entrambi.

    2) Gli optional a questo punto e ammettendo il sopra detto sono autenticamente irrirevanti semmai motivo di ulteriore ricchezza per la comunicazione fondata sull’assoluta LEALTA’ E FIDUCIA giacchè se noi siamo NOI è anche grazie alle relazioni alle emozioni agli scambi e ai rapporti con le altre persone.

    3) La Klein senza Freud non esisterebbe.E’ stato il suo Maestro dal quale giustamente prese le distanze evolvendosi di suo ma avendo come pietra portante Freud.Lei capì l’importanza d’avere un buon rapporto con se stessi amando di sè il buono e quello che di sè si odiava senza avere paura di farlo ammettendolo e NON proiettandolo su altri ma nutrendolo di BUONO FACENDOLO DIVENTARE RICCHEZZA NUOVA D’AMORE SPARTITO E MAI CHIUSO, ESENTE DA OGNI RANCOROSITA’ O COLPE DI DESTINO.

    Aggiungo infine io e poi chiudo che,non si può amareuna persona lontana da sè in affinità elettive (sempre tenendo conto dell’alchimia fisica fondamentale ed essenziale) non per bisogni compensatori ma in uno sviluppo che porta la realizzazione della persona,dove l’umano,l’individuo,l’Io,il singolo,debbono essere trascesi da ogni volontà di potenza personale o di dominio trasfigurati come amore per l’essenza di quella scintilla divina che c’è nell’uomo e che prende forma in pienezza sulla terra come una persona illuminata che vive la sua universalità NON fuori dal mondo ma nel momento-spazio irripetibile della relazione dandole unicità,intensità,sacralità.

    P.S.NON POSSO RILEGGERE,m’auguro che il mio pensiero-concetto sia stato sufficientemente chiaro,almeno non equivocato.Bianca 2007

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  2. certo che il pensiero maschile è significativo per le donne! però ho la sensazione che gli uomini lo esternino molto meno spesso, non su sentimenti, pensieri, quello che provano, sensazioni e simili, quantomeno. entrambi guardano spesso il loro ombelico, ma le donne ne parlano di più, gli uomini se lo tengono per sè, magari agendo di conseguenza.
    la comunicazione per me è gratuita, se è tale esiste per se stessa e per conoscere l’altro, non per necessità
    la violenza è purtroppo un modo di comunicare, tra pari e non, per fortuna non è l’unico, esistono anche il controllo di sè, il dialogo e il rispetto

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  3. a me il pensiero maschile interessa davvero tanto.
    non meno di quello femminile.
    sono d’accordo con quanto ha detto Anima prima di me.
    molto spesso gli uomini non esternano o lo fanno in modo differente.
    forse una forma di “pudore”, non so.
    fatto sta che in certi casi diventa più complicato comunicare e scambiare idee, opinioni, sensazioni.

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  4. Non basta avere un lavoro, una indipendenza economica, affetti. scrivi.
    riportiamoci con i piedolini per terra, che di filosofia campano i ricchi, quelli che guardano le nuvole, che hanno del tempo da dedicare ai giri degl’aquiloni.
    parliamo delle donne vere, di quelle che ogni giorno si organizzano la vita, la organizzano ai propri figli, incastrano il tempo come puzzle, ma neanche qui ti voglio parlare di quelle che hanno lavori “alti, ti parlo di quelle che stanno 8 ore alla catena di montaggio, 8 ore al banchetto del mercato, le cinesi che lavorano nei sottoscala. Cominciamo ad assicurare un lavoro vero, un’indipendenza economica, degli affetti che siano rispettosi e non imposti, non negati, non subiti.
    cominciamo ad insegnare agli uomini a rispettare le donne che vivono accanto a loro, che per noi è facile parlare di pensieri da con-dividere, c’è gente che non sa neanche cosa siano i pensieri, figurati la con-divisione.
    il pensiero degli uomini è una meraviglia, è affascinante, segue percorsi che non conosco e ne vengo attratta, cerco di farlo mio laddove riesce a entrare in me come mi appartenesse …ma noi lo sappiamo benissimo di essere diversi .
    lascio il pensiero di klein a chi lo capisce veramente.

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