il sole del buon dio

Ezio ne parlava ammirato. Suonava il piano, Ezio, aveva il giradischi e una stanza tutta per sè, era il nostro guru musicale. Senza pensarci troppo, saccheggiando risparmi altrui, andammo assieme a prendere il disco. Sembrava di comprare una rivista porno, bassa voce, nessuna contrattazione, ascolto in cabina di due sole canzoni (di solito ci passavamo il pomeriggio), pagamento veloce. Si era diffusa la voce che il disco sarebbe stato ritirato dalla censura, per Carlo Martello, il proibito la accelerava le vendite. Per ascoltarlo andammo a casa di Ezio, un posto strano per i mobili massicci e scuri, molto cretonne a fiori grandi su ottomane, il pianoforte nero nell’angolo, con la tastiera ricoperta da un lino ricamato, l’enciclopedia Pomba che ricordava la pesantezza del sapere. Sarebbe piaciuto a Faber. Meglio non ostentare impazienza, distacco e sigaretta sul balcone, poi la musica. Dalla ballata dell’amore cieco al testamento, l’ascoltammo due volte: le prime di infinite altre, con stupore prima ed emozione poi. I genovesi ci avevano abituato a parole che avevano un senso, ma queste erano nuove e parlavano finalmente di sogno e realtà assieme.

Da allora, l’abbiamo cantato dappertutto, aspettato nei nuovi dischi, visto in concerto. Imprescindibile e discusso e pur cambiando gusti e sonorità: è rimasto un mito. Ho messo sul giradischi quel 33, ci sono gli schiocchi del vinile, qualche striscio e il sole del buon dio che serve a tutti. Soprattutto a quelli sulla cattiva strada.

5 pensieri su “il sole del buon dio

  1. Non è che ci sia molto da aggiungere, mi pare.
    Buona domenica di sole e di ascolto e di ricordi, Willy.

  2. l’ho amato e lo amo moltissimo, fabrizio de andrè, come la gran parte di quelli della mia generazione….eppure, sai, non riesco a sentirlo, mi assalgono una tristezza infinita, un senso di ribellione, di nostalgia per quello che è e che non è stato, un senso di incredulità per quanto tempo è passato, e come. è una parte di me, quella dolente.

  3. Ricordi, sbocciavan le viole…

    Ricordo, come no.
    Ed un brivido sale ancora per la schiena. A cinquant’anni, ancora di più.

  4. furono baci e furono sorrisi
    poi furono soltanto i fiordalisi

    credo che ognuno di noi abbia il suo ricordo e il suo brivido con la voce di Faber.

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