scrivere

Perchè scrivo? Me lo sono chiesto dopo la lettura di un commento sui post “pallosi” e sulla necessità di essere leggeri per non perdere commentatori. Essere commentato fa indubbiamente piacere, è la testimonianza della comunicazione, ma se scrivo per i miei lettori non sono io. Mi piego alle necessità dell’approvazione: il numero dei commenti è la testimonianza del successo. Fin qui tutto bene e molti post che leggo, li cerco, probabilmente, per la loro piacevolezza e sintonia. Ma io cosa cerco? Nel mio essere lupetto willy, è il dialogo con i miei simili che conta e per natura ripiego nella riflessione personale. Non voglio discostarmi da questo e proseguo nel limes tra il parlare a voce alta e conversare con chi avverte qualche assonanza. Senza forzare: allegro quando viene, discreto ed educato se possibile, sincero quanto basta, nel porgere e nel dire. Willy co. continua ad arzigogolare trappole per bip bip, ma per farne cosa, se non rispettare la sua natura?

lamento

Ogni mattina mi chiedo perchè continuo a portare avanti questa allegra brigata di collaboratori. Stanotte mi sono sognato di buttare all’aria tutto e andarmene: troppo distacco tra quello che sento e loro. Non riesco a farli sentire partecipi di un’impresa. Per me il lavoro non è lavoro e basta : è sfida, battaglia, dignità,crescita. Questo amore per ciò che si fa, porta appartenenza e almeno un poco la vorrei come patrimonio comune.

willynote

mi sono imposto un notes con tre righe, come se la vita potesse essere sintesi. In realtà penso che la vita sia suggestione e che le parole che ascolto muovono in me altre parole ed emozioni. E non ringrazio mai abbastanza chi mi tiene vivo.

willynote.wordpress.com

biologia notturna

Vivo molto di notte, senza l’obbligo di farlo. Respingo il sonno, ascolto e annuso: mi piacciono i rumori che si staccano dal silenzio apparente, gli odori intensi, ormai sentori, che dialogano con più sensi. Vado in terrazza, guardo i tetti, le finestre e le luci, con la percezione alterata dall’adrenalina. La casa ha dimensioni diverse e le abitudini accarezzano la mia solitudine. Il respiro lungo della civiltà che dorme lascia spazio ad una vita con tempi, voci e sensibilità inaudite. Si ferma la meccanica della città e prevale la biologia. Poi verrà, trionfante, il sonno.

miles mundi

Camminare nella vita con il sentimento del miles che conosce ciò che è importante dentro e chi lo condivide. Con questo bagaglio leggero affronta le sue battaglie. Sa che finiranno e che c’è un posto dove tornare. Perchè andare è necessario e avere una strada sicura è vitale.

sbandi

Una tregua, talvolta. Scegli tu i tempi, ma una tregua mi è dovuta. Quando eravamo bambini e non ne potevamo più di corse, grida, salti, qualcuno diceva “sbandi” e il gioco si fermava. Si raccoglievano le idee, quelle piccole da bambini, si impastavano con il sudore e le mani sporche ed era tregua vera. Piena di chiacchericcio e di risate, senza problemi, metteva assieme i “nemici. Poi il gioco ricominciava, ognuno al suo posto, fino a notte o al richiamo, inutile, della mamma. Tutto questo lo conosci bene, siamo stanchi entrambi: una tregua, poi si ricomincerà.

dance with me

Stanotte Leonard Coen per tutti: in vena, sulla pelle, dentro i sogni, zigzagando tra passeri e gabbiani, nell’angolo dei preziosi pensieri di una notte solo fuori dei vetri.

menù

Olive, spaghetti alla bottarga e zucchine saltate. Tanta bottarga. Piovra e insalata di mare, pomodori, risate, vino e dolce. Vacanze passate che diventano allegre, dimenticando le noie e i malumori di allora. L’amicizia è questo: la capacità di trasfigurare ogni cosa in nome dell’affetto che ci lega. Anche chi non c’era si è divertito, forse più di noi allora.  

ho letto

ho letto un bel pò di post, seguito tracce, i commenti, le repliche. Vita vera, cose importanti, gente bella, pensieri adeguati. Mi sono riesaminato su ciò che dico, concludendo che è importante per me essere in equilibrio tra pelle e testa, sempre ai limiti dell’aura. Ascolto, cerco d’essere bastevole a me stesso e quindi non d’altri : è ciò che voglio e non saprei essere diverso.

inquietudine

La tristezza è questo fuoriuscire

d’anni e speranze e passioni,

come per pneumatici,

lisi da troppa strada.

E’ questa inquietudine

che, da qualsiasi posto,

anzitempo mi porta via.

E’ il non essere appieno,

l’attesa d’ una pioggia che non viene,

il sole inquietante che raschia anima alle cose,

è una porta disegnata che non s’apre.

Sul cuscino qualche filo di riccio:

anche stanotte i sogni erano brevi,

ma l’aria frizzante e poche stelle

hanno strappato un sorriso

alla pelle nuda.

Sarà compreso

l’abbraccio alle nuvole,

e il saltare da una macchia di sole

a quella appresso.