Con molta allegria mi hanno detto che non vedrò più una sequenza di numeri uguali nelle date che vivrò. Ho fatto un rapido calcolo e ho concluso che è vero, nel prossimo 01.01.01 avrei 153 anni, e anche se ci arrivassi non so se capirei che giorno è. Mi è anche venuto in mente che questa cosa delle date è una bubola che riguarda una parte del mondo, questa, perchè nulla di più illusorio del calendario, che al più misura stagioni e cicli astronomici, ma sui numeri è davvero un’ opinione.
Basti pensare che il nostro calendario (sottolineo nostro, perché ne esistono davvero tanti di attivi per miliardi di persone) si è “fumato” 10 giorni tra il 5 e il 15 ottobre 1582 e per non farsi mancare nulla, stabilì pure che siccome il 4 era giovedì il 15 fosse venerdì. Tra le tante cose curiose, cosa accadde per i nati inesistenti nei 10 giorni abrogati, visto che molti preferirono a lungo il calendario giuliano, non è dato sapere, ma in quei tempi si era di manica larga. Quindi il calendario (gli uomini) si trovò a dover cancellare pezzi di se stesso per far coincidere con le stagioni con se stesso, e i numeri (e la pasqua) con le stagioni.
Il calendario non è che un segno sul muro, come ben sanno i carcerati e i coscritti, e come tutti i segni va interpretato: gli si vuole assegnare il compito di rappresentare la nostra attuale voglia di tra/scorrere e vivere oppure, nella nostra insicurezza, abbiamo bisogno di fargli assumere il ruolo di rappresentare punti solidi e incontrovertibili per perimetrare le vite?
In altri tempi la meraviglia trovava un segno in alcuni giorni, soppiantava la monotonia e la pesantezza del reale, era portata fuori dai palazzi e dalle chiese in processione, la si racchiudeva in teche per farne vanto, distinzione e mostrarla ai propri pari. Ma la meraviglia d’oggi si corrompe tra le mani che la stringono, non ha ancora brillato ed è soppiantata dalla meraviglia successiva, che già è spinta da un altra che chiede il suo posto in un incessante succedersi di segni e di eventi. Tanto che per noi è fatica capire dove siamo collocati in questo fiume di simboli, ed è difficile distinguere ciò che ci bagna e ciò che ci lascia asciutti. Così il segno decade a rumore e la meraviglia non assolve al suo compito di aprire alla speranza che l’inconosciuto possa accadere. E noi desideriamo il nuovo senza aver sentito davvero il sapore dell’appena passato.
Anche questa data scivolerà via tra le tante curiosità che si accumulano come le fini del mondo che si attendono e si derubricano in attesa della prossima. Altra storia nell’anno mille.
