Il nostro pensiero leggero e superficiale necessita di altre menti che scandaglino il profondo e si perdano nell’analisi del dettaglio. Sono bene fattori incuranti del rischio di scendere in sè. E’ loro il borbottio del mondo che ci alimenta e ci consente la meraviglia, l’incuranza, la mancanza di rigore.
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il cavaliere folle
E’ bella la voce recitante: parla del cavaliere folle, ricama i silenzi dei suoni e delle percussioni. In questo dire in musica e parola, chissà chi è l’intermezzo. Il cavaliere è ammorbato dal suo passato, i sogni gli tolgono la realtà, l’amore è messo nelle mani sbagliate. Si alza il suonatore di tamburo e racconta della risibile lotta che ammacca il corpo del cavaliere, ma anche dell’accoglienza in Barcellona. Lui, l’ultimo dei puri, trastullo di dame, ha l’unica risorsa della pazzia che porta lo spirito oltre la fortuna. Sono la vinhuela, il cimbalo, il cello e la viola da gamba a confortare il cavaliere. A che gli servono gli uomini se non a dire la sua impresa, il cavaliere è per sua natura, solo. Non c’è sorriso per il cavalier dalla triste figura, anche se serve ed è servito. La musica lenisce e la parola scava fino a dire che per l’uomo la ragione è la sua sconfitta, e ciò che annienta il sogno provoca il malstare. Il cavaliere rinsavito, ripone le armi, brucia il suo passato e diviene un vecchio consegnato all’ affetto senza fantasia: troppo poco per colui che compì entro sè grandi imprese. Così nelle tre note finali sogno, allegria e gloria si confondono, e allora penso che rinasca di continuo tra di noi, e che sia pronto ad una meravigliosa impresa da dividere con i tanti Sancho disposti a sognare.
Il concerto di Jordi Savall è stato tenuto a Ferrara il 10 marzo
pensierini
La scelta del post precedente merita un commento. Perchè questa tra le tante edizioni di a good man is hard to find? Potevo scegliere Springsteen oppure qualche classica edizione degli anni venti ed invece mi ha colpito la voce di Doreen Beatty e la foto.
Lei sorride, è bella e sicura tra tanti uomini. La guerra è finita da poco, scorre voglia di vivere. Ha pensato che i sogni possono avere consistenza se una tourneé in europa è stata così facile. E suonare jazz è bello. Quando ha cominciato non pensava alla felicità che provoca la fantasia nel cantare. Negli standards si scrive l’impronta di sè, uguale e diversa ogni volta, e mentre la voce si piega, si appiccica ai pensieri facendo vibrare la pelle sotto gli abiti. Soli e insieme, le parole adesso sono la storia di Doreen, ma anche quella di ogni musicista del complesso: ciascuno la sua storia in quelle note ed insieme, quella di tutti.
Doreen sorride, ha una collana sbarazzina, calze nuove di seta per gambe forti e lunghe, Mike è al suo fianco. E’ elegante e si sente bella; stamattina in hotel, un ragazzo le ha portato dei fiori e quando canterà, anche quei fiori avranno un posto.
L’europa nuova ha ricordi che sanno di polvere, e la primavera non finisce, spargendo speranza nell’aria. Consapevolezza che nulla è scontato e tutto è possibile: a good man is hard to find, si può cantare sorridendo, c’è del buono in giro.