la caverna di platone

Il giorno dopo si deplora, si stigmatizza, si strumentalizza. In fondo le cose sono semplici: da una parte una stragrande maggioranza di ragioni, di diritti violati, di negazioni quotidiane, quindi una legittima protesta. Dall’altra una volontà di distruggere, di rompere cose e simboli senza nome. Ogni domenica in molti stadi la stessa voglia si manifesta e viene arginata, controllata, ricondotta ad evento marginale. Qui ci si potrebbe chiedere perché i black blok  nostrani non vengano trattati come gli ultras più esagitati, ovvero arginati, ricondotti in alveo di violenza controllata, separati dal resto dello scorrere sociale. Forse si tratta di cultura dell’ordine pubblico, non perché i carabinieri o la polizia non ce l’abbiano, ma perché dopo “masse e potere” e una letteratura socio-analitica che ha scandagliato il fenomeno, la violenza non può solo essere esecrata, e quindi accantonata, esiste e deve essere riportata in in gestione sociale. A questo serve la legge e certamente la tecnica dell’uso della forza. Non ho nulla da insegnare, neppure ho retropensieri, l’uso della disinformazione e della violenza coinvolge tutti, ci siano o meno pupari e pupi, certo è che la violenza non cancella l’evento. Epifenomeno del diritto violato. 

Chi era in piazza ed erano tantissimi, confinati dalla violenza e dalle cariche, è stato testimone di molta dissenatezza ieri pomeriggio. Chissà cosa ne pensavano, ieri sera mi è stato detto: succede. E’ vero succede e, com’ è successo, riaccadrà, ma è naturale essere preoccupati, proprio per l’ inesistente violenza della stragrande maggioranza di loro, per l’incapacità della maggioranza dei giovani di offendere dopo aver riconosciuto l’offesa che ricevono. E’ questa caratteristica che dovrebbe portarci dentro le cose e che dovrebbe essere evidenziata dalla stampa, dai telegiornali: sono giovani che patiscono e non sono violenti, altrimenti non vivremmo tranquilli nelle nostre case, non attenderemmo che qualcuno risolva, metta mano al disagio che ora è sofferenza, dolore. Ieri non potevo essere alla manifestazione, per un evento non rinviabile,ma ero là con la testa, perché mi considero parte della comprensione di quanto accade. Ed andrò alle prossime manifestazioni, come continuerò a guardare, analizzare, pensare e dire che siamo dentro un evento, dove il termine storico, finalmente non viene sprecato. Si ricorderanno le aperture dei telegiornali. Accadde in altri momenti della storia planetaria,  e se l’Italia verrà derubricata, come accade troppo spesso, dovremmo chiederci perché, ma il problema esiste e troverà un suo sbocco. Dovremmo avere la coscienza di vivere, non in un fatto marginale, ma in una situazione che riguarda le nostre vite e che ha solo una soluzione: cambiare le condizioni di accesso al lavoro, modificare il meccanismo di rapina legale delle risorse comuni, riportare regole vere di crescita sociale collettiva. Non mi interessano gli individui, non sono la soluzione del problema, gli stessi potenti sono in-potenti, perché possono innescare soluzioni, ma non determinarle. Siamo in un reattore, una pentola in cui ogni variabile produce effetti e la prima azione è diminuire temperatura e pressione. Lo faranno?

Le ragioni sono talmente evidenti che è impossibile negarle, lo stanno facendo uomini di destra e di sinistra, solo qualche imbecille tenta di utilizzare ciò che accade a suo vantaggio, perché dev’essere chiaro che ciò attualmente governa in Italia o nel mondo, ma anche la struttura ossificata della politica non riuscirà a trarre vantaggio da quanto ha sinora ignorato e contribuito a creare. La mia sensazione, e questo riguarda anche e soprattutto l’area politica a cui aderisco, è che si vedano le ombre, si immagini una realtà e per paura o impotenza non si voglia entrare nel giorno. Questo conduce a risposte sul particolare, non affronta il cambiamento necessario perché non lo considera il problema principale. Si pensa che il problema più urgente sia governare i bilanci degli stati, arginare gli attacchi della finanza eversiva (non creativa), anziché capire che la massa su cui si agisce non è argilla inerte e che è questa da governare. da riportare all’interno di una dialettica tra bisogni personali e collettivi. Solo che i bisogni vengono pensati come materia di leggi di polizia, anziché essere trattati come motore del mondo. La libertà può essere conculcata, ma il bisogno non scompare è un assioma dell’umanità, vale anche per il mondo animale. Quindi il ribollire del mondo chiederà soluzioni. Verranno queste, in molti posti con ancora maggiori limitazioni, con privazione di ulteriori diritti, ma altrove con aperture e soluzioni nuove.

Vorrei scrivere d’altro, oggi non mi riesce e senza fare il millenarista, è utile per me ricordarmi che vivo qui e ora e che devo scegliere da che parte stare. Non accontentarmi delle ombre, ma guardare in faccia ciò che accade.

 

5 pensieri su “la caverna di platone

  1. In effetti è quello che mi chiedo anch’io…..i black bloc sono facilmente riconoscibili, sono gli unici mascherati…..armati o con i caschi in testa per non farsi riconoscere….quindi non penso sarebbe difficile arginarli…..eppure non viene fatto. Ho letto anche che alcuni di questi erano stati fermati con spranghe e altri oggetti prima della manifestazione….e lasciati andare. Allora le domande diventano davvero molte…..

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  2. No, non è un caso, c’è una convenienza nella violenza, perché distrae e annulla tutto. Ma è stupida nella sua “furbizia” e cieca oltre che sommamente ingiusta.

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