del rendere grazie

Ho l’impressione che si ringrazi meno di un tempo, come se la gratitudine fosse un sentimento in disuso nel mondo del dovuto.

Credo ci sia una profonda salubrità del ringraziare, non solo le persone, ma anche le cose, e quello che ci fa bene. E che l’educazione alla gratitudine comprenda l’ espellere, con meticolosità, l’affettazione, la forma. Nel rendere grazie (che profondità ha questa espressione, che rende, reinterpretato ciò che si è ricevuto), la forma deve scomparire a favore dell’espressione così come sgorga, spontanea.

La gratitudine, per suo conto, sorprende, coinvolge, migliora la vita. Eppure spesso la spegnamo, imbarazzati da questo calore che ci coinvolge, senza renderci conto che provarla è un’ ulteriore dimostrazione che siamo vivi.

La gratitudine porta con sé la timidezza, forse questo ha da sempre motivato una forma che liberi dalla necessità di essere davvero se stessi. Come ci vergognassimo di quello che proviamo. Ma volete mettere quanto dirompente è un grazie, detto così come siamo, un abbraccio, un libro, un bacio, un fiore, un tempo dedicato, tutto apparentemente senza motivazione per chi lo riceve. E come tutto questo stabilisca, e motivi, il ripetere l’incanto d’una comunicazione profonda. Per questo penso che nel bisogno fondamentale d’amore che riguarda l’uomo, il ringraziare possa fare molto per migliorare il pianeta. 

Basta sto diventando mieloso, meglio mettere la Nannini che dice di più e meglio.

10 pensieri su “del rendere grazie

  1. Che sia perchè si deve riconoscere che si ha avuto bisogno di un’altra persona?
    O pure perchè in questo mondo schifosetto è quasi “umiliante” realizzare di non essere completamente “autosufficienti”??

    Invece non è tutto dovuto e tutto scontato e quindi saper ringraziare è anche indice di sensibilità.

    Quindi sono d’accordissimo con te, tranne che nell’ultima riga del tuo post (mica è un peccato diventare ogni tanto mieloso! Va bene così)!

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  2. Una persona una volta mi disse :
    Perché ringraziarti se io non ti hi chiesto nulla, hai voluto tu
    darmi l’aiuto di cui avevo bisogno e … dal suo punto di vista aveva
    anche ragione.
    Essere grati nei confronti dell’altro, non è un dovere , ma un
    semplice e bel piacere.

    Un abbraccio con piacere
    Mistral (ombreflessuose)

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  3. Mi piace assai Willy leggermente cosparso di miele…
    Scherzo.

    La gratitudine sta diventatndo qualcosa di veramente raro.
    Per collezionisti, direi.

    Per me sta nelle fondamenta della mia vita e della mia educazione.
    Ci sono tanti modi per dire grazie e dimostrare la propria gratitudine.
    Egoisticamente fa sentire bene, leggeri leggeri e ben disposti nel confronto del mondo.

    A volte ormai quasi mi sorprendo quando qualcuno mostra la sua gratitudine. E me lo tengo stretto. Perché fa stare bene. Dà un senso alle cose. Al modo di agire e di comportarsi.

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  4. Arrivo qui su indicazione di Maria, che ha commentato un mio post sull’argomento. Per me non è neanche questione di dire grazie, ma del sapere, e conservare nel cuore, che quella persona ci ha aiutato.

    Molto triste la frase detta a Mistral, che secondo me denuncia un vuoto interiore, o semplicemente un complesso d’inferiorità.

    Se uno mi ha fatto un favore, che io lo abbia chiesto o meno, rimane una persona che si è prestata per aiutarmi anzi, il fatto che sia stato spontaneo, e non susseguente una richiesta, lo rende ancora più prezioso e disinteressato.

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  5. ciao Willì..essendo io sull’onda mocciana, dovendo immedesimarmi nella parte, ti lascio una frase ad effetto, un evergreen…scena : spiaggia, tramonto o alba a tua scelta, un cane, possibilmente golden retrivier corre in lontananza, lui camicia fuori dai pantaloni arrotolotati al polpaccio (pelosetto), rolex submarine al polso, barba di tre giorni, lei taglia 42 maxxxx, capelli mesciati da aldo coppola, sandaletti capresi, occhi truccati mascara waterproof…lui la guarda abbracciandola lievemente e le dice ” grazie di esistere”.
    sipario, gabbiani che gridano, cane che corre per acchiapparli, lei che versa una lacrimuccia ma il mascara resiste 🙂
    moccia applaude.
    chapeau 🙂

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  6. a parte il Rolex, il cane, i bermuda, la ragazza, i sandaletti, l’arredamento e la frase, sono io. Avrei fatto un sospiro ed espirando avrei detto a 3 decibel: grazie perché ci sei. E la signorina avrebbe risposto: cheee? parla più forte che con questo c… di mare non si capisce niente.

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  7. la Nannini non mi piace, ma del tuo post ho appezzato tutto
    Una delle prime parole che ho insegnato a mia figlia è stata: grazie. E lei, fortunatamente, la usa ancora molto di frequente. Ne sono orgogliosa, questo è quanto.

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