ora calma

Non sei a credito col mondo, forse ti pare perché non hai quello che desideri, ma se ci pensi dovresti vedere che continui a ricevere, indipendentemente da ciò che dai.

Questa tua incapacità di vedere il positivo della vita, te l’ho detto, condiziona i rapporti con gli altri. Tu pretendi, punti i piedi, dici: perché a me no? Come ti fosse dovuto.

Siamo tutti un po’ egoisti, è l’insoddisfazione che ci rende tali dopo essere stati bambini. Da piccoli si chiede, tutto è dovuto è non lascia traccia, ma non vale per sempre questa condizione. L’insoddisfazione è un grande motore, spinge verso altro. Non mi sono mai piaciuti i soddisfatti, e anche quelli che si vantano, mi sembrano già finiti, accoccolati come ruminanti dentro ad un recinto che si sono creati. Credo l’insoddisfazione tiri fuori parti buone di noi, che altrimenti dormirebbero,  ma estrae anche il negativo. L’invidia in particolare, ovvero  la visione negativa della felità altrui perché non è la nostra.

Nessuno confessa l’invidia. Magari la lussuria, la gola,  anche l’accidia e l’ira, si confessano, ma l’invidia, no. Eppure  bisogna chiedersi cosa si dà davvero, cioè quello che si cede in cambio di nulla. Quanto siamo disponibili verso qualcuno se non riceviamo.Questi sono buoni indici della misura della nostra invidia e della percezione del credito verso il mondo.

Mi ritrovo in tutte le manchevolezze che vedo negli altri, non sono migliore. Quello che di te mi infastidisce lo trovo in me e se mi pongo delle domande è perché vorrei essere più felice, agendo su di me,  non perché il mondo è ingiusto e la sfortuna lo asseconda.

Credo che tutto s’aggiri intorno alla carenza d’amore, l’abbandono che non finisce, forse per questo vorremmo essere al centro dei pensieri altrui, ma come vorremmo noi, non come ci pensa l’altro. Come fossimo lui, e il suo desiderio fosse il nostro, la sua attenzione precedesse il nostro bisogno. L’ essere accuditi, per diritto. Ecco, io credo che questo non sia vero e che incontrare significa dare senza attesa. Poi si attende sempre qualcosa, ma quando non c’è una domanda perentoria quello che arriva è sempre più grande. E meraviglia perché ci pare di non averlo meritato.

Sai quando mi sento maltrattato? Non quando non ricevo, ma quando non vengo riconosciuto come sono, quando vengo confuso con qualcun altro, rimproverato per non aver dato o pensato ciò che non era dovuto.

Se c’è del bello tra persone questo nasce dal rispetto e dal riconoscimento dell’altro e di quello che dà. Se non accade, con quelli che non ci stanno bene c’è sempre un modo di sistemare i rapporti: basta chiuderli.

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