sedotti e seduttori

Altra più bella sollecitazione sul tema del seduttore su: http://wildestwoman.wordpress.com/2011/02/08/il-pifferaio-magico/

 

 

Sembrava che la seduzione fosse diventata merce rara, soppiantata dalla libertà sessuale, dall’espressione diretta del desiderio ed invece il gioco seduttivo mantiene il suo fascino come confronto di intelligenze, di ferormoni accessori, di guida verso l’abisso.

L’abisso è il nostro interiore, quello che prima di tutto fascina noi stessi, ma in quell’abisso c’è la verità, la cifra segreta che può mettere una persona nel potere d’un altra. Questo disvelare il sé, lasciar entrare è per me una lacca,ovvero una delle forme più delicate per far risaltare un contenitore depositando strato su strato di colore e lucentezza, per magnificarne il contenuto ed al tempo stesso far capire la preziosità della chiave. Chi seduce e chi è sedotto, oggi, possono stare in un rapporto paritario, fatto di disvelarsi reciproco, ma c’è sempre uno che inizia e che conduce il gioco. Per evitare di cadere nella sindrome di don Giovanni, ovvero nel non veder neppure la conquista, è necessario che il seduttore sia conscio della sua capacità di condurre, ne abbia il tempo, sia aperto alla meraviglia, ossia non s’accontenti dell’apparenza. Il fascino, arma principe del seduttore diviene contenuto, modo di porgere, attenzione vera, non finalizzata. Il seduttore dev’essere disposto  a dare e ricevere, deve saper scegliere ciò che vuole e governarlo. Se un seduttore s’accontenta di un bel corpo, è poca cosa, non ha intenzione seduttiva, vuole scopare e basta. Ma se il seduttore accetta il confronto, esce dal braccio di ferro più ovvio e si sposta nel campo sottile ed insidioso per entrambi, dei sentimenti. Il seduttore rischia in ogni momento d’essere sedotto. Ed allora se cade nel suo stesso gioco solo il sentimento lo potrà salvare, quello di quella/o che sembrava altro e che alla fine ha vinto.

La seduzione è un diverso modo di trattare il conflitto tra il ruolo assegnato e ciò che realmente si agita nel profondo. Il seduttore sublima il ruolo, accetta di esteriorizzare ciò che ha dentro purché questo non lo renda debole. E quale altro modo se non trasferendo una possibile vulnerabilità nella sfera competitiva più congeniale all’idea di sé, che si porta indifferentemente il maschio o la femmina come ruolo sociale. Una componente forte della seduzione è il mostrarsi, facilitare la possibilità per l’altro di confrontare tratti conosciuti. Non è condiscendenza, serve molta forza per esercitare la seduzione ed il confronto esige che vi sia il capire profondamente l’altro. Non i punti deboli, cosa semplice, ma la sua complessità. E questo implica sentire le negatività, chiedersi perché esistono, cosa nascondono. Ma soprattutto il seduttore accetta il sedotto, perché questo è la sua misura, si riconosce nell’oggetto di seduzione e ne cerca i punti di coincidenza con sé, man mano procede può innamorarsi del sedotto e la seduzione continua trasferendosi in un altro ambito di sentire.

La seduzione di cui parlo è mentale, anche se è assurdo separarla dalla componente fisica. Il fisico viene valorizzato dalla seduzione, resta da capire quale sia il livello necessario perché il sedotto ne colga l’unicità. Cosa si agita nell’animo del seduttore? A mio avviso una doppia necessità, la conferma di sé e della propria unicità, la speranza che chi si incontra sia all’altezza. Il seduttore è un individuo solo, teme di non trovare un simile. Questo elemento viene confuso con il narcisismo, ma non è così. Il narciso è autosufficiente, non ha bisogno d’altri che di sé stesso. Il seduttore ha invece bisogno di capire se ciò che propone è accettato. E cosa propone il seduttore? Sé stesso. Nel maschio, il seduttore può estrinsecare qualità ritenute femminili senza perdere ruolo, anzi la seduzione viene considerata un tratto importante dell’essere virile (qui il rischio del don gionvannismo è molto alto, perché si risponde ad altri e non a sé).

Infine il seduttore comunica e oggi, non è così usuale. Per farlo, è attento all’altro, e più il gioco si fa alto più il seduttore ne è attratto. Mostra di più, comunica su tutti i livelli a disposizione. Il flusso delle parole, si mescola con i gesti e con tutta la comunicazione non verbale. Per entrare nell’altro, mette in moto tutti i sensi, illudendosi di condurre il gioco. In questo mostrarsi si scopre, si intravvede l’essenza vera e quindi il limite, a questo punto, il sedotto può rovesciare al situazione e far prigioniero il seduttore. Che è bene dirlo, a volte sarà ben contento di lasciarsi prendere prigioniero, lasciando il dubbio su chi abbia vinto davvero.

 

 


4 pensieri su “sedotti e seduttori

  1. A dimostrazione del fatto che la tua è una mente seduttiva…

    l’idea del sedotto/a paritario al seduttore è interessante, anche se un po’ fuorviante, nel senso che uno dei due conduce, l’altro si adegua e si lascia trasportare, più o meno consapevolmente

    supponiamo che il seduttore sia interessanto davvero all’oggetto del suo desiderio: allora non è solo seduzione, è una fase di avvicinamento progressivo, nella quale chi agisce cerca non solo il suo bene, ma il bene anche dell’altro
    ma allora è innamoramento…tutt’altra cosa del gioco fine a sè stesso
    allora l’oggetto del desiderio è il centro dei pensieri e delle attenzioni, non è il sedotto, ma a sua volta seduce (gioco paritario)

    comincio a perdere la bussola 🙂

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  2. la seduzione mentale è un gioco in cui i ruoli si scambiano, il seduttore seriale non potrà mai perdere il predominio e neppure gli interessa fagocitare il risultato, perso com’è nel numero. Nel seduttore vero l’altro giocatore gli interessa tantissimo, lo assorbe, lo confronta con sè in un gioco dinamico in cui le parti si possono invertire. Non è ciò che vuole il seduttore, ma lo mette in conto e per vincere mette in gioco se stesso. Poi se la cosa prende altri percorsi, l’innamoramento ad esempio, la seduzione assumerà una funzione totalmente differente. Nell’innamoramento la seduzione non ha più bisogno di esercitarsi altrove.

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