la parola della settimana: federalismo

Il primo esempio di federalismo pratico emerge dai pagamenti per le feste del premier: 500-1000 euro per le escort pugliesi, Daddario & c. , qualche bigiotteria, alberghi puliti ma senza troppe stelle contro le decine di migliaia di euro, i gioielli, il residence riservato, le auto, ecc. ecc. per le ospiti lombarde. La Puglia proletaria di Vendola e la Lombardia capitalista di Formigoni, hanno costi standard differenti. Anche nel divertimento. 

Il federalismo nominalistico e disaggregante si farà, anche oltre il pareggio in cameralina, ma all’italiana, senza un quadro vero della spesa, senza sapere come si muoveranno i flussi interni di persone e servizi, senza obbiettivi di crescita che mettano insieme almeno l’interesse economico ad essere uniti. Sorprende il silenzio del sud, Forse i sensi di colpa per il troppo ricevuto senza risultati, forse l’eterno ricatto del voto che vanifica qualsiasi decisione, oppure, peggio, l’incapacità culturale di proporre una propria via reale alla crescita. La leadership meridionale, oggi, è fatta di potentati locali dove il federalismo esiste già perché c’è stata una autoriduzione in un ghetto di sussistenza assistita. Le schiene dritte che dovrebbero puntigliosamente dettare le agende, l’ adesso o mai più. Il dito che dovrebbe alzarsi per accompagnare l’orgoglio, la coscienza di sé e del proprio valore, invece si piega nelle estenuanti trattative sui tempi e sui parametri. Le intelligenze e le volontà positive sono impegnate nella lotta alla criminalità, nel buono della politica locale, nel quotidiano più difficile quando ci sono le mafie e lo stato è distante.  Una resa dell’intelletto e della capacità di creare il proprio futuro comprensibile, ma francamente disarmante.

Ma anche al centro e al nord non si scherza quanto a vuoto di proposte e di obbiettivi. Non si capisce bene di cosa si stia parlando oltre il paroni a casa nostra declinato in una decina di dialetti incomprensibili tra loro, ma alla fine, sembra un prezzo da pagare alla Lega che governa, tiene bordone, foraggia i ripianamenti dei dissesti senza cercare responsabili. Un prezzo politico per mantenere in piedi un presidente del consiglio, che poi verrà lasciato a sé stesso e regalato all’Italia, se lo rivoterà. Perché se non fosse chiaro, ottenuto il federalismo, sia pure all’italiana, a qualcuno bisognerà pur dare questa presenza ingombrante sia all’interno che all’esterno del paese. E a chi se non all’Italia dell’ a-politica, tanto poi si potrà rimarcare la differenza tra territori e paese, il noi siamo altra cosa. E comunque, avere qualcuno che è obbligato a dare, non è mica cosa da poco, come ben sapevano le ragazze dell’olgettina. Di questi condizionamenti non si parla, si rimuovono dalle coscienze, perché la lega sembra utile a governare, ma in realtà si asseconda un disegno disgregativo che è il contrario del governo del paese.

Uno stato federale e una crescita condivisa. Non occorre andare distante, basta guardare alla Germania della Merkel, in 20 anni si sono allineate le economie interne e non si è smesso di conquistare economicamente il mondo. I land hanno velocità diverse di crescita, ma i diritti di cittadinanza sono garantiti ovunque, e così la mobilità sociale e fisica. Segno che si può fare, anche risanando l’economia, nel senso che gli investimenti fatti rendono più forte il paese, danno lavoro e competitività, attirano imprese, conservano e fanno crescere quelle che ci sono. 

Si può fare se si ha idea di qual’è l’obbiettivo, del valore di uno sforzo condiviso, di una volontà forte di essere paese, nazione, stato. Lo dico da veneto orgoglioso della mia lingua e identità, lo dico da italiano orgoglioso di esserlo, della lingua che mi permette di aprire la mia testa, dell’identità nazionale che finora mi ha fatto andare nel mondo contento di esserlo, sapendo che valevo di più del mio essere veneto.

 

6 pensieri su “la parola della settimana: federalismo

  1. a me sta cosa del federalismo non mi convince. non la norma, proprio il concetto. continuo a pensare che una gestione onesta e corretta della res publica sarebbe sufficiente a raddrizzare la situazione la situazione economica. e per quella dell’unità… essendo io figlio dell’emigrazione interna non ho una regione o un dialetto. parlo solo italiano, mi piacerebbe sapere il catanese o il reggino, ma è solo orecchio. non avendo nessuna tradizione, le ho tutte, senza campanili. non so se è bene o male. ma a me piace.

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  2. Post interessante e completo, commentarlo qui significherebbe farne un post che preferisco scrivere a casa mia. Qui c’è molta carne al fuoco e innumerevoli spunti per una discussione importante che sarebbe finalmente ora di fare. Mi fa piacere constatare di non essere solo nel considerare le diversità un patrimonio da condividere e non da contrapporre: ciononostante non riesco a cindivedere fino in fondol alcune tue affermazioni. Ci vediamo, se vuoi e non ti dispiace, su LIberazioni. TOM

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  3. @ gians mi piacerebbe un nuovo lessico condiviso in cui le parole, come la frutta e la verdura di stagione, abbiano sapore. Ci proviamo?
    @ aspettatore, questo paese è strano, non ha avuto bisogno del federalismo, (Cattaneo era una ipotesi seria risolta altrimenti da Cavour nel 1860) per 130 anni e poi si è innamorato della parola, che probabilmente significa cose molto meno nobili dell’unione di eguali eppure diversi. Personalmente non ne sento alcun bisogno, casomai toglierei lo scandalo delle regione a statuto speciale, ma comunque un federalismo di nome e non di fatto andrà avanti solo per tenere in piedi B. L’uomo oggi è disposto a tutto, pur di restare immune e al centro della scena.
    @ Tom, passo da te, è un piacere, come sempre

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