L’illusione era che bastasse perizia e tenacia per condurre diversamente le persone e le cose. La perizia sarebbe venuta col tempo: una sovrapposizione di errori e successi bilanciatisi l’un l’altro e poi stratificati in conoscenza. La tenacia era una qualità ricevuta, che a volte doveva essere governata per non diventare caparbietà, ma c’era, ed era unita alla pazienza, ai pensieri veloci e trasversali. Tutto questo doveva rappresentare la novità rispetto a quei modelli verticali, così naturali per gli altri. La trinità cooperante con il capo che indica gli obbiettivi, l’organizzazione che li rende possibili attraverso la specializzazione dei compiti e il loro coordinamento, l’amministrazione che fornisce quanto necessario al successo. Come nell’esercito: comandante, truppa e salmerie, tutto verticale: ordini, nessuna obiezione, assalto, risultato. Non poteva essere solo così, doveva esistere una via orizzontale che portasse senso al lavoro, condivisione, obbiettivi comuni, dove le responsabilità erano divise, ma condivise. Una applicazione pratica del socialismo, insomma, e vien da ridere a pensarci, perché il fine comune non giustifica, non tiene assieme se non nei momenti alti della vita delle persone, per cui è impossibile prescindere dall’individuo ed è presunzione pensare che basti un fine alto per muovere ingegno, cuore, braccia. Se ciò che venne pensato allora, nella pratica non trova luogo, si deve concludere che le premesse o la loro attuazione erano errate, che il sentire non può essere confuso con le regole della realtà, che il risultato, oltre quello economico, magari positivo, è uno solo: il fallimento dell’idea. Non è una tragedia, ci si ferma, si cerca di capire e poi si riparte. Funziona dappertutto, a cominciare dai sentimenti. In fondo siamo animali ciclici, ripetiamo in altro modo le speranze, soccorre l’istinto vitale che ci vuole non solo vivi, ma felici. E cosa c’è di più identificabile con la felicità della coincidenza tra attesa e realtà? Si comincia e ogni volta è fatica, ma fermarsi sarebbe un tradimento di sé, non c’è alternativa. Prima si raccolgono i pensieri poi si riparte verso il prossimo errore: l’illusione è che ci sia fine all’asintoto.
non vorrai mica tentarmi con un discorso politico, eh 😀
mi apro un campari che è meglio…
e allora passo alla chiusura del post e penso che prima o poi, proprio nella caparbietà (uso apposta il termine da te utilizzato più sopra) di non tradir se stessi, coincidenza tra attesa e realtà può essere trovata.
buone vacanze willyco 🙂
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La politica, in fondo, e’ una cosa semplice: mette assieme gli omologhi, quelli che pensano di esserlo, quelli che hanno convenienza ad esserlo, gli altri non hanno voglia di nuotare e si fanno trasportare. Ma questo e’ un altro discorso Bis 😉 Mi ostino a pensare che sia possibile un mondo orizzontale perché non mi piace che mi dicano cosa devo fare, ne’ mi piace dirlo agli altri. Il fallimento e’ questo, pero non mi rassegno e ogni volta ricomincio. Sono ai confini di internet. Dopo funziona il pensiero 😉
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