ma dove sta zazà?

Un intervento di Beba, http://hopersoleparoleancora.spaces.live.com/default.aspx?wa=wsignin1.0&sa=747869588 , mi ha fatto pensare alla ricerca della libertà sessuale dopo il ’68. La premessa, e cioè lo scopare gratis, era il rapporto tra corpo, desiderio, relazione, liberato dalle regole fino ad allora vigenti. Tutto questo fu messo in discussione in quegli anni, ma le soluzioni proposte furono circoscritte nel sesso finalmente libero, nella messa in discussione della famiglia come unico luogo in cui il sesso potesse trovare espressione, lasciando però, che il tema restasse sostanzialmente a livello individuale. E a livello individuale le risposte sono state le stesse di prima, con i film, le corse e le discese a vite, le fughe con le stesse parole: ti amerò per sempre, ma me ne devo andare.

Dopo il’68, nulla è più stato come prima nei rapporti personali tra sessi, eppure queste domande sono rimaste inevase. Credo che due generazioni, quella dei sessantottini e la successiva, abbiano fatto da generazioni ponte verso un nuovo assetto dei rapporti sessuali e amorosi  e che il divario tra opinione sociale e realtà sia ancora molto ampio. Ciò che fa la differenza sono i comportamenti accettati e soprattutto il tasso di felicità media che contiene questa l’interpretazione della libertà reciproca. Lascio perdere la famiglia aperta, le relazioni libere, le comuni, che come soluzioni hanno esaurito il loro fascino, è rimasta la ri-appropriazione del corpo e la difesa della sua espressione. Si reprime meno, si accetta di più, ma la nuova libertà non è diventata struttura sociale e il modello consolidato è più o meno il precedente. La conseguenza è che il singolo sopporta un peso ulteriore rispetto alle scelte personali, visto che la libertà affermata è molto diversa da quella reale e che l’ipocrisia non è diminuita, anzi.

Il sesso liberato non può prescindere dalla comunicazione, salvo qualificarlo come una bottarella e via, e questo assunto comporta regole note e condivise. E anche allora non basta per fermare la delusione.  Se la frase scopare gratis si riferisce alla mitigazione della responsabilità, alla ri-conduzione dell’atto sessuale nel rapporto a legame debole da due persone, sono le attese connesse che fanno il discrimine, ma allora, cosa ci si attende da un rapporto che include il sesso?

Il meccanismo di attesa-soddisfazione genera delusione, anche quando non è esplicitato, anche quando non c’è nelle intenzioni. Anzi quando non si chiede nulla e ci si attende di essere interpretati e soddisfatti è anche peggio, perchè subentra la delusione dell’attenzione mancata, della comunicazione carente: non sono importante per te.

Probabilmente il gratis si riferisce all’eliminazione di questo meccanismo, ovvero la de-responsabilizzazione come possibilità di non attesa, di soddisfazione circoscritta.

Embè, mi pare che su questa strada ci sia davvero poco di nuovo, nel modo comune di pensare. Per questo penso che il singolo si trova tra le mani una libertà che dice una cosa e ne fa un’altra, che comunque ci sarà un’attesa ed un prezzo che qualcuno pagherà. Che così il tasso di infelicità aumenta, toglie prospettive e fa giungere a conclusioni generali sulla vita, mentre il problema resta intatto nella sua singola evidenza: nulla è gratis per davvero.

Le persone nei sentimenti, a volte sono in due, ma più spesso sono sole e questo le colloca nel buio della notte. Da lì inizia il bastarsi ed ognuno trova la strada verso la propria gratuità. 

 

6 pensieri su “ma dove sta zazà?

  1. NON SONO D’ACCORDO
    con la sostanza del tuo post.Io nel 68 c’ero e militavo (come del resto è nella mia predisposizione naturale) per la libertà del dire-fare,nel far fuori i parrucconi -company e tutto ciò che ingabbiava reprimendo la felicità del sentirsi corpo-ideali-mondo senza autolesionismi-sadici-masochisti.Ma in tutto questo c’era il “rigore” che permetteva il “darsi” solo in modo naturale perchè c’era la gioia d’un sentimento vero che legava fondato sulle stesse affinità e la responsabilità dell’impegno reciproco.E la “sessualità” non era vissuta “gratis” come intendi tu nel senso di distribuzione a catena o come un benzinaio con pompa alla mano ma col “piacere” che questo dava liberi da frustrazioni o sensi di colpa quali elementi distruttivi e isterici,godendo della semplicità di questa liberazione consapevoli di ciò che si faceva,”selettivi” verso chi orientare il proprio e l’altrui piacere.E lì si era rigorosi.Chiedo scusa se altro volevi dire ma lo scatto di difesa a quel periodo anche se of course è stata immediata.Un saluto,Bianca 2007

  2. La prossima volta scrivo il post e te lo passo in bozza così fai il revisione 😉

    Quanti spunti e quande considerazioni. Quante diverse prospettive…

    La rivoluzione sessuale e culturale degli ultimi decenni ci ha avvicinato al sesso libero e forse, sottolineo forse, liberato, ma solo in apparenza: sono personalmente convinta che ci siamo liberati negli atti e non nell’intimo dei pensieri. Questo spesso ci conduce al rifugiarci in alibi che ci giustifichino: faccio sesso si, ma sono innamorato e l’altro lo è di me. Difficile ammetere ed accettare un rapporto basato solo sulla chimica erotica.
    D’altro canto è pur vero – e ripenso ad un vecchio tuo post – che, perdendo (si fa per dire) qualche tabù, abbiamo anche perso i modi di trattare le/gli amanti. L’amante non è più quel preziosissimo momento, ma un qualunque momento. Quasi a dimostrare che della grandezza dell’incontro fisico non abbiamo ancora capito niente. Non conosciamo il linguaggio del corpo, non sappiamo attribuire all’erotismo ed alla eccezionalità di certi incontri il peso reale ed instintivo. In qualche modo, se non ci creiamo appunto quegli alibi di cui sopra, arriviamo a svalutarlo come mero atto di godimento fisico non attribuendogli alcuno valore intrinseco che vada al di là di un orgasmo.
    Ecco perchè scrivevo un po’ provocatoriamente “cos’è il sesso?”
    Glisserei su altri punti, l’ipocrisia, ad esempio…

  3. Il sesso è come il sale. Guai se non ci fosse, ma non lo si può mangiare da solo. Pertanto la bottarella e via la trovo accattivante come un cucchiaino di puro salgemma sulla lingua.
    Per tutto il resto degli scenari possibili si è in due, ma solo a volte…Le altre bisogna sapersi bastare. Già. Dici bene. Anche se a questo punto, come diceva quel tale, la domanda nasce spontanea: Ma bastarsi basta o bisogna dire basta col bastarsi ?

  4. @Patrizia, la mia risposta alle due domande è : entrambe. Se bastarsi è il risultato di un equilibrio, va bene, se bastarsi è soggezione e rinuncia, allora basta bastarsi. Devo confessare che sul tema proposta da beba, ho fatto il furbo, l’ho messa in sociologia, sul pensiero medio, sull’accettazione dei comportamenti, sull’ ipocrisia esterna che condiziona non poco il bastarsi. Ho glissato sugli otto milioni di italiani che vanno a prostitute, ovvero quelli che scelgono l’unico sesso davvero sentimentalmente gratuito e che mica sono gli esponenti del ’68, anzi probabilmente si conformano al passato. Non ho parlato dei maestri di vita e pensiero che tra un impegno e l’altro praticano la filosofia della bottarella o della ripassatina, anche perchè visto il consenso che hanno dovrei pensare che questo è il pensiero medio. Non ho neppure detto che si è dimenticata la madre della liberazione di molti comportamenti sessuali ovvero l’introduzione della pillola Pincus, il’68 fu solo erede di una scoperta scientifica attesa e maturò l’idea che tra i tanti rifiuti della cultura dominante ci fosse anche quello del rapporto cattolico tra sessi e il sesso. Non ho parlato del ruolo della passione e di quanto questa possa essere scollegata dalla responsabilità. Insomma ho trattato per suggestioni un tema talmente ricco di facce che ognuno poi affronta per sè. Mi è piaciuta assai la tua similitudine sul sale, esprime bene il fatto che il sesso fa parte di un menù molto più ricco. 🙂
    @Beba il linguaggio del corpo è davvero complesso e soprattutto è linguaggio, con sintassi, significati e significanti, e tu bene lo esprimi parlando di eccezionalità di un incontro. Credo che l’incontro sia sempre comunicazione e che alla fine resta l’immagine vera di ciò che siamo, è possibile fingere, far finta, illudersi che sia altrimenti, ma emerge sempre il nostro volto, con le paure e la capacità di essere. Senza scorciatoie.
    Lungi da me l’idea di farti da correttore di bozze, tu troppo esigente ed io troppo complicato 🙂

  5. Mi viene da dire che la libertà, intesa come raggiungimento di uno stato migliore delle relazioni (di ogni tipo di relazione), la libertà ideale, quella cui tendere, (ché sempre ci vuole, per una sano equilibrio tra vissuto e desiderio, un ideale cui tendere pur rimanendo ancorati e consapevoli -non da stupidi e vuoti sognatori cioè- al reale)prescinde dalla decisione e motivazione aprioristica di un incontro e della sua evoluzione.
    Mi spiego meglio: “scopare gratis” può essere il tempo d’inizio di un incontro che può concludersi in poco tempo o continuare, perché magari si sono scoperti aspetti, contatti, coincidenze inaspettate, belle cose insomma.
    Credo davvero che se continuiamo a voler “indirizzare” aprioristicamente il sesso finiremo per limitarci a sostituire il vecchio sistema di controllo sociale e morale con un nuovo e nulla più.
    Certo, è una posizione scomoda questa, esposta, forse scandalosa per qualcuno, lo immagino, ma non credo assolutamente che sia una posizione che degrada né il sesso né la relazione complessivamente intesa; togliere al sesso il carattere di sacralità proibita e valorizzarne il potere di linguaggio conoscitivo lo renderebbe di sicuro meno drammatico, più sereno e anche più gratificante. E se poi accade che riesce a condurci alla scoperta di cose belle e soprattutto inaspettate vorrà dire che quel momento perderà il suo carattere di “isolato frammento” e diverrà discorso.
    Ragazzi miei, come siamo appesantiti, nostro malgrado, dall’educazione pretesca e quanto poco ci si riflette e ci si lavora sopra.
    Approvo totalmente:
    “Credo che l’incontro sia sempre comunicazione e che alla fine resta l’immagine vera di ciò che siamo, è possibile fingere, far finta, illudersi che sia altrimenti, ma emerge sempre il nostro volto, con le paure e la capacità di essere. Senza scorciatoie”.
    Proprio vero, Willy: dove c’è l’istinto a parlare attraverso i gesti c’è poco da barare e lì, davvero, veniamo fuori per intero, smutandati, come mi piace dire da un po’, parola che qui suona quasi comica nell’attinenza immaginativa con l’argomento.
    Mannaggia a noi e alla morale cattolica che ci sta addosso come una camicia di forza: ma che dite, prima o poi venceremos?!? 🙂

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