La cronaca di oggi riporta un intossicato a Siena, stava bevendo aranciata a garganella, chissà cos’era. Cosa scriverebbero di questo amore che non è amore, non si beve a garganella, ma prende allo stomaco con gentilezza ?
Sai cosa mi ha colpito all’inizio di Te? La lentezza: facevi tutto come se ci fosse sempre tempo. E avevi pure ragione. Ma così hai scombinato le mie categorie: desiderio-passione-innamoramento. I colpi di teatro iniziali, la fase dell’affascinamento. Ho zampettato come un gallo e tu giravi al largo, persa in chissà quali pensieri. Stanco del cortile, mi sono avvicinato ed ancora una volta le regole si sono sovvertite, non ti negavi, ma per conto tuo, con i tuoi tempi. Finchè ho capito che bisognava vivere, senza fretta, parlar d’altro, curarsi di sè per curarsi dell’altro. Impossibile, allora, dirti ti amo, anche oggi è sempre prematuro per te. Solo la passione ha i tempi giusti. Quelli che conoscevo. Il resto, per me così lento a scrivere, poteva essere descritto pensando le parole con cura. Ricordi? Un giorno, mi hai chiesto cosa provavo per Te, ma mica volevi subito la risposta. Ti bastava, averla fatta quella domanda, che ci pensassi pure e quando ho iniziato a dire, mi hai fermato con un bacio, era tempo per altro, non per le risposte. Credo che dopo la scoperta della tua lentezza, la mia vita abbia avuto un senso diverso: è emersa la mia, di lentezza. Quella nascosta, fatta di sentimenti bradiposi, un poco buffi, radicati, ma prima sepolti sotto un vagare inconsistente e faccendoso. Adesso ho un fare apparentemente just in time, in realtà ordino cassetti, rispondo a telefonate, mi prendo tempo per pensarti quando non ci sei. Ho messo i sentimenti alla porta nell’agire veloce e tapezzato di ninfee il mio cammino con te: salto dall’una all’altra e non affogo. La mattina, quando mi alzo, ti confondo con la marmellata spalmata con cura sul pane caldo, ti seguo nel profumo di caffè, nel latte che conosci. Sei la giornata che si apre nelle cose che mi accompagnano, ti sembro normale? Ma neppure Tu sei normale, strana è la parola giusta per Te, ed è la tua stranezza che mi cambia, mi prende. Che mi permette di essere me. Mi dicevi: mi parli poco, non so quel che fai, ma non ti interessava in fondo. L’unica cosa che ti interessava davvero era alzarmi la maschera. Ciò che hai visto ti è piaciuto, a modo tuo, e hai sancito con una risata. Eri presa? Non mi pare, almeno non nel senso comune., non dipendi. E’ per questo che non capisco più cosa sia amore o meno. Così la vita si è scombinata e non ho più nessuna certezza. A parte Te, che ci sei, ma a modo tuo, senza rispetto per le mie ossificate convinzioni. Che stia acquisendo un nuovo modo di sentire? bah! Cosa sta accadendo che io non abbia già vissuto? Non siamo ragazzini, non è la prima volta, la novità è che mi hai costretto ad investigare su di me, invece di accettarmi e basta. Mi viene da pensare che tra noi sia come per i legami deboli: la materia sta assieme ma loro, senza parere tengono le orbite a posto, e impediscono agli atomi di vagare. Così il mondo resta solido, non una palude in cui si affonderebbero le ginocchia.
Sai cosa mi ha colpito all’inizio di Te? La lentezza: facevi tutto come se ci fosse sempre tempo. E avevi pure ragione. Ma così hai scombinato le mie categorie: desiderio-passione-innamoramento. I colpi di teatro iniziali, la fase dell’affascinamento. Ho zampettato come un gallo e tu giravi al largo, persa in chissà quali pensieri. Stanco del cortile, mi sono avvicinato ed ancora una volta le regole si sono sovvertite, non ti negavi, ma per conto tuo, con i tuoi tempi. Finchè ho capito che bisognava vivere, senza fretta, parlar d’altro, curarsi di sè per curarsi dell’altro. Impossibile, allora, dirti ti amo, anche oggi è sempre prematuro per te. Solo la passione ha i tempi giusti. Quelli che conoscevo. Il resto, per me così lento a scrivere, poteva essere descritto pensando le parole con cura. Ricordi? Un giorno, mi hai chiesto cosa provavo per Te, ma mica volevi subito la risposta. Ti bastava, averla fatta quella domanda, che ci pensassi pure e quando ho iniziato a dire, mi hai fermato con un bacio, era tempo per altro, non per le risposte. Credo che dopo la scoperta della tua lentezza, la mia vita abbia avuto un senso diverso: è emersa la mia, di lentezza. Quella nascosta, fatta di sentimenti bradiposi, un poco buffi, radicati, ma prima sepolti sotto un vagare inconsistente e faccendoso. Adesso ho un fare apparentemente just in time, in realtà ordino cassetti, rispondo a telefonate, mi prendo tempo per pensarti quando non ci sei. Ho messo i sentimenti alla porta nell’agire veloce e tapezzato di ninfee il mio cammino con te: salto dall’una all’altra e non affogo. La mattina, quando mi alzo, ti confondo con la marmellata spalmata con cura sul pane caldo, ti seguo nel profumo di caffè, nel latte che conosci. Sei la giornata che si apre nelle cose che mi accompagnano, ti sembro normale? Ma neppure Tu sei normale, strana è la parola giusta per Te, ed è la tua stranezza che mi cambia, mi prende. Che mi permette di essere me. Mi dicevi: mi parli poco, non so quel che fai, ma non ti interessava in fondo. L’unica cosa che ti interessava davvero era alzarmi la maschera. Ciò che hai visto ti è piaciuto, a modo tuo, e hai sancito con una risata. Eri presa? Non mi pare, almeno non nel senso comune., non dipendi. E’ per questo che non capisco più cosa sia amore o meno. Così la vita si è scombinata e non ho più nessuna certezza. A parte Te, che ci sei, ma a modo tuo, senza rispetto per le mie ossificate convinzioni. Che stia acquisendo un nuovo modo di sentire? bah! Cosa sta accadendo che io non abbia già vissuto? Non siamo ragazzini, non è la prima volta, la novità è che mi hai costretto ad investigare su di me, invece di accettarmi e basta. Mi viene da pensare che tra noi sia come per i legami deboli: la materia sta assieme ma loro, senza parere tengono le orbite a posto, e impediscono agli atomi di vagare. Così il mondo resta solido, non una palude in cui si affonderebbero le ginocchia.
NON CONOSCO PROFONDITA’ CHE NON ABBIA LA LIEVITA’ E LA LEGGEREZZA DEL VOLO.Bianca 2007
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ci sono tante donne che si riconoscerebbero senza esitare in questa lei, e allora o le conosci bene o la lei non è ipotetica, al massimo possiede tutto ciò che delle lei hai imparato.
le domande contano di più, questo lo sai vero?
porle.
che le risposte è bello ascoltarle, ma si sa che non sono definitive, non hanno base, altezza e nessun ipotenusa.
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magari aveva un colore lillà tra i pensieri quando ti ha parlato la prima volta.
mi sembra una tipa da color lillà.
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a me capita di fare domande. poi ho paura di conoscere la risposta.
quindi cambio discorso. giro molto al largo. sfioro appena.
voglio sapere e non voglio sapere. allo stesso tempo.
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accidenti Roberto!
come sempre… accidenti!
stanotte ho scritto un post (MIO, a buon intenditor poche parole…) ho iniziato alle 22.30 e su questo portatile ho scavallato il 17 settembre…
adesso mi metto a lavorare un po’…
Cristina
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Naaaaa, 🙂
Una lettera ipotetica a una lei ipotetica??
Doppio naaaaaa:
entrambe assolutamente reali, soprattutto la seconda. 🙂
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