nuvole

Nuvole. Cumuli immensi sovrapposti, bianchi e grigio scuro, con squarci d’azzurro ininfluente. Nuvole. Mi attraggono, mentre vengo dal sole incontro al brutto tempo.

Se non sono perso a sentieri, il cielo scuro mi affascina ben più dell’azzurro. Mi siedo sullo scalino di casa (e davvero, casa or è dove si vive) e guardo il cielo. La tempesta arriva, con i primi lampi, stagliati sulle nubi nere, nitidi e senza suono. Ancora per poco, poi si scatenerà la furia.

C’è una forza indifferente e terribile nell’aria che ci restituisce la nostra vera, piccola, dimensione. Siamo fuscelli, res nullius, sabbia: sollevati e posati altrove. E se restiamo all’esterno, le nostre passioni e speranze, così grandi ed importanti per noi, a nulla servono. Dobbiamo portarle dentro, difenderle nella nostra casa, fisica o virtuale che sia, perchè continuino ad esistere.

Le nuvole si addensano e scompongono, pioggia e vento, violenti sulle finestre.

E’ aprile, domani il sole ci farà credere che il mondo esista solo per noi. Perchè non lasciarsi sedurre? Stesi sul prato, le nuvole bianche invaderanno gli occhi fino a generare pensiero, apparentemente e finalmente, inutile.

Sono solo meravigliose nuvole. Eppure…

Beim Schlafengehen

Questo è uno degli ultimi quattro lieder di Strauss.

Li ascolto spesso la sera per ritrovare ciò che durante la giornata era finito al vento.

Questo lieder, va a Pigretta e ad Emma (senza conoscerne i gusti musicali), seguendo le tracce che lasciano nel bosco che si risveglia.

infelicità

Ascolto di insofferenze domestiche, di figli infelici, di amori finiti che legano, di passioni che faticano a trovare il proprio corso, di pessimismo civile. Gli insoddisfatti sono maggioranza in questa società, fintamente satolla, che parla continuamente di felicità.  Come se au contraire bastasse esorcizzare il contrario quotidiano della felicità, per farla emergere.

 A volte  penso sia una questione di ordine d’importanza e che, riconosciute le cose che davvero servono, tutto il resto sono problemi da ricchi, cioè da persone che hanno più del necessario. Ma anche questo non mi accontenta, perchè la sofferenza è sempre reale e non si può essere felici pensando a come staremmo peggio se non avessimo quello che abbiamo. Credo che vivere sia un dis-equilibrio delicato, come il camminare, fatto di bisogno e soddisfazione, con rari momenti di coincidenza.

Le letture e l’esperienza mi dicono di valutare la vita nel suo insieme, attendendo felicità, ma sapendo che per il solo fatto di essere vivi e amanti di qualcosa,  l’evoluzione è sempre positiva.  Ma questo è un punto di arrivo, che arriva spesso troppo tardi.  L’umore collettivo è la sensazione della somma di tante piccole infelicità quotidiane e personali che pesano sul mondo, impedendone la crescita sua e nostra.

Così la vita è davvero camminare sulle ninfee.

Senza affidarsi al peggio per apprezzare quello che si ha, esiste una modalità per cambiare la nostra visione del quotidiano?

Forse lasciando aperta la porta della disponibilità, accettando la sofferenza dell’incompletezza, forse usando i sensi e il tempo a disposizione, forse relativizzando i successi, forse affrontando il rischio di amare.

Uso i forse perchè ormai so solo ascoltare e mi rifugio nella sfrontatezza di un gesto tenero per supplire alla parola che non avrebbe significato per chi ascolta.

singolarità modali

La conversione di Magdi Allam e la ecclesia che ostenta e trionfa: dopo il protestante Blair, il mussulmano scrittore. Di converso, il prete di Trento che fa la colletta per la moschea dei musulmani immigrati, viene diffidato dal vescovado. E’ lo stesso mondo fatto di soluzioni puntuali: mónadi di esemplarità in un agire coerente. Non arrabbiatevi agnostici, laici, atei, cattolici di frontiera e varia umanità, è nell’idea di chi possiede la verità, esibire ciò che rafforza la sua supremazia. Ma con la stessa mano, questa verità, provvederà a reprimere ciò che crea la contraddizione, la molteplicità delle verità. Meglio, comunque, queste conversioni piuttosto che quelle sul letto di morte, vi ricordate di Gottuso? La chiesa scientemente opera per situazioni esemplari al fine di rafforzare un pensiero medio. Ma che fa la laicità teorica ed imbelle? Lascia che anche nella politica, il pensiero uniforme prevalga.  Il cambiamento che poggia sulla ereticità viene disincentivato e ciò che rallenta il nuovo, viene favorito. Non ci sono schieramenti netti divisi su questo, come se il secolo procedesse solo sulla tecnologia e la società si fosse fermata. Anzi quest’ultima, spesso arretra, spaventata dalla propria crescita. Oggi il pensiero individuale è un bene prezioso e negletto, che crea la differenza e chiarifica: pensare singolarmente è un atto d’amore verso sè stessi e verso gli altri, arduo come tutti gli atti d’amore.

beninteso

La mia piccola società è pubblica e progetta e realizza aree produttive, immobili e servizi. Ci rifacciamo a principi di basso impatto ambientale: il meno possibile per quanto ne sappiamo. Ci pare di realizzare insediamenti compatibili e con valore “etico”, visto che minimizziamo il profitto e cerchiamo che ci sia lavoro stabile nelle aree create. E’ un lavoro con punte di entusiasmo e problemi notevoli, basti pensare che gran parte della cura è ora verso la stabilizzazione, la manutenzione e il recupero di ciò che esiste. In questi casi restituiamo più verde e qualità del vivere rispetto a quella che c’era prima.

Alvar Aalto diceva che ogni giorno bisognerebbe attraversare una foresta per andare al lavoro, per non farci scordare che esiste un rapporto profondo con l’ambiente in cui lavoriamo e in cui viviamo gran parte della giornata. Sarà per questo che mi piace il verde pratico, quello degli alberi e dei prati, non quello teorico dei piani regolatori.

Spesso però mi chiedo dove stiamo andando, se sia permesso non pianificare almeno 15 anni di futuro per discutere di cose che fanno bene o male.

Beninteso, non ho nulla da recriminare: faccio quello che ho scelto di fare, ma adesso non mi basta più. E’ un lusso intollerabile non pensare a quello che vorremmo come vita per noi e per quelli che ci sono cari e lasciare che sia la necessità e la speculazione a farla da padrona. Vedo realizzazioni in Italia e all’estero che si fondano solo sulla necessità di lavoro del territorio, che sostengono un capitalismo nomade in cerca di competitività senza innovazione. Quando propongo la nostra filosofia, mi guardano sorridendo e mi dicono: “bello, ma quanto costa in più?” E poi, scuotendo il capo “mi dispiace, non ce lo possiamo permettere. … il mercato è quello che è …

Mica vero ma è difficile avere interlocutori pratici che facciano il mercato: molte anime belle e molti affamati di guadagni facili. Entrambi utili alla politica dalla vista corta.

A volte guardando le mie piante, che trascuro, penso alle battaglie quotidiane e allora la stanchezza prende l’ordine delle priorità, lo agita e ne viene fuori la necessità di quiete.

Forse è solo sera… 

lessico

Senza pretese, azzardo un lessico serale:

  • Comprensione.
  • Pietas.
  • Tensione etica.

E’ ciò che vorrei mi fosse dato. E’ ciò che vorrei dare.

La disponibilità a comprendere per comunicare, togliere il giudizio, le difese ed ascoltare. La pratica dell’ascolto silenzioso è difficile per chi ha usato e creduto molto sulla forza della parola. Spesso il convincere mi ha impedito di comprendere e di cogliere la bellezza nascosta di chi usava altri modi per comunicare.

Usare la pietas per capire e ricevere misericordia.

Termini antichi, declinati laicamente, con l’uomo al centro dell’attenzione. Vorrei usarli anche su di me per scendere, senza paura, nel profondo.Mi hanno insegnato che il pregiudizio mi salva dai pericoli, ma non mi evita il cinismo e la paura. Ho esercitato la presunzione su di me ed ora fatico a perdonarmi.

La tensione etica mi predispone all’allegria: cerco di comprendere e non rinuncio ai miei principi. Mi appoggio sulla mia strada e la percorro, senza fretta, fermandomi il giusto che chiede l’umano. La morale naturale aiuta più della religione a ritrovare la quiete e la stanchezza acquista senso. L’amore trova il suo posto di verità: quella sopportabile e compatibile.

Stasera mi sento noioso al punto giusto, senza verità in tasca, sull’orlo della notte amica.

viatico

Vestirsi di urbana gentilezza, non di tolleranza, chè quella, come abito, ad altri è riservata.
Prendere posizione, con il dubbio di non aver letto tutto, perchè la decisione arriverebbe troppo tardi. Accogliere il rischio dell’errore nella vita sapendo che, poco distanti dal vero, sbagliare è comunque andare avanti. Ascoltare ed accogliere senza lasciar fraintendere.
Non camminare dentro la verità, per rispetto e consapevolezza: averla a fianco per parlarle e sapere che anche lei può cambiare. Perchè la verità è donna e muta quando ama, ma non lo farà sempre con me. Eppoi nell’appartenere o meno ad una verità si cambia, ma con rispetto ricambiato.

fagotti

Mi fa male la vista dei fagotti di pelo che vedo ai lati delle strade.  Una sensazione di sofferenza mi prende, per questo dolore svalutato. Sono presenze che condividono vite con noi e in cambio, la civiltà dell’auto li uccide. Non sono adeguati. I gatti fermano la corsa, presi dai fari e chissà cosa vedono nell’auto che li investe. E i cani che scartano, contando solo sulla loro inutile velocità, che pensieri avranno? C’è un eco di dolore vero che viene da questi fagotti di pelo. Ascoltandolo si diminuisce la velocità, non si pensano più come cose che sporcano la macchina con il loro sangue, si stà attenti. Molti di noi hanno avuto o hanno animali, basta  trasferire un pò dell’amore ricevuto e l’attenzione alla loro sofferenza cresce. I bambini questo dolore lo percepiscono, ma hanno poca memoria, si distraggono e poi la creaturina viene rimpiazzata da un’altra. Ma per gli adulti non può essere così, con poca attenzione in più una presenza amica continua a restare con noi. Mi piacerebbe che, oltre a considerare criminale l’abbandono, iniziasse una campagna per diminuire queste morti. Non credo che gli animali abbiano il sentimento del tradimento, si fidano e questo li perde. Forse per questo ne sono ancora più colpito e l’indifferenza mi pare barbara.