Arrivo al sabato troppo stanco, vengo da te, distratto ascolto e spesso assento, sono perso nei miei pensieri. Ti basta che ci sia, mentre mi chiedi come va il lavoro, come sto dentro. Mi scruti, finchè parli, cercando di capire cosa c’è dietro ai miei occhi: l’hai sempre fatto, preoccupandoti del mio star bene. Racconti del condominio, delle piccole avventure di viaggio giornaliero e il pranzo passa, con qualche ricordo che fa capolino, ormai senza collocazione temporale. E’ stato tempo fa, tu eri giovane, sono successe cose importanti, poi il fluire si è ingarbugliato e hai smesso di pensare che si invecchiava. Per te sempre tutti presenti a tavola, al loro posto e nessun discorso si è mai interrotto tra noi. A volte penso che più che una famiglia eravamo un clan, un piccolo clan fatto di abitudini antiche e di storie senza contesto.
E come fai tu il coniglio non lo fa nessuno.