prigionieri

Prigionieri delle convenienze, inani al combattere, all’esprimere le proprie idee, succubi ed attoniti per un delirio che non ha fine. Avevo scelto di non dire, addolorato dallo sbattere in prima pagina, la tragedia di una famiglia, e sentendomi ancor più impotente, perchè quello che dovrebbe essere il mio partito è nuovamente muto e privo d’opinioni di fronte alla realtà.  Troppo facile schierarsi con Napolitano, quando si è taciuto per tenere buone le anime cattoliche interne. La chiesa dica, faccia, ma rispetti questo stato che è laico e deve decidere sulla base dei propri ordinamenti. Invece ancora una volta la politica si sottomette, senza distinzione, badando ai sondaggi. Il mio legame con il pd si assottiglia, ormai non c’è scelta tra l’essere fedeli a sè stessi, alla propria storia e al pensiero dell’utilità comune: adesso coincidono e mi allontanano da questa politica. Ma i destini e i pensieri personali sono poca cosa di fronte alla doppia tragedia che interessa questo paese: quella della famiglia Englaro e quella della caduta della certezza del diritto a disporre di sè. Vita e morte sono scelte individuali, lo stato che diventa etico ed entra nelle case, vede le abitudini, interferisce con le scelte fondamentali della persona, non è il mio stato. La libertà di vita è libertà di scegliere, anche quando la vita si deve concludere.

Lo dico chiaramente: non voglio sopravvivere, non voglio cure estenuate, non voglio essere un insieme biologico di cellule, consegnato a macchine e medici. Se dovesse accadere si tolga tutto, idratazione compresa, mi sia conservata la dignità del finire, perchè questo è quello che mi è dovuto e a cui ho diritto.