la ragazza che fuma

Mentre guardavo le tue dita che, togliendo con cura fili di tabacco e pareggiando carta, arrotavano una sigaretta, ho interrotto il racconto noioso delle pulsioni, desideri, attese, passando ad un ricordo che quelle mani, avevano evocato. Nella mia breve avventura di chimico, m’ero inventato di estrarre l’acido nicotinico e seguendo la procedura, per un tempo non breve, pasticciai con tabacco e solventi. Non venni a capo di nulla, al più forse l’impressione d’esserci vicino, ma il colore rimase nella testa. Ed era quel colore bruno e denso, sulle mie dita, nella beuta, nei palloni di vetro, dove certo s’annidava l’acido nicotinico con il suo tremendo potere d’attrazione e letalità, ma senza però, poterlo  avere o toccare, lasciandomi solo la traccia d’essere attraverso la tinta, lo sbaffo. Proprio come lo spirito che ci alberga dentro e che maneggiamo con cura e leggero timore.

Del bruno, tollero solo il tabacco e ne ho fatto lo scrivere per me, quello che accompagna gli inchiostri intimi, per trattare la traccia di ciò che sta sotto e che è meglio non si prenda tra le dita. Una bestia da blandire e convincere, da accompagnare. 

In uno stagno, neppure troppo lontano, un alligatore bruno e verde, apre un occhio, guarda attorno e agita piano la coda corazzata, a sollevare  acqua e terra, senza interesse grande, così per dare un segno al pomeriggio e a chi sta attorno. 

Tu hai acceso e respirato la prima boccata, in silenzio, perchè solo quella era davvero importante.