Nell’evoluzione del maschio umano c’e una pulsione irresistibile, ed e’ quella di aprire il cofano motore quando c’e una sosta in un lungo viaggio. Dopo l’apertura del cofano, la specie umana maschile si divide in sottospecie: i pratici, i contemplativi, i teorici.
I pratici, toccano con leggerezza non priva di forza, l’innesto delle candele, estraggono l’astina dell’olio, ne guardano densità e colore, figli di quell’antica scienza degli umori che ha costruito la medicina fino all’età moderna, annusano. Se potessero assaggerebbero e non è detto che qualcuno non lo faccia. Altri picchiettano con discrezione i tappi roventi, guardano livelli, alla fine soddisfatti chiudono il cofano, scuotendo leggermente il capo, perché il malato è sano, ma senza cure e sguardi amorosi sarebbe destinato alla rovina.
I contemplativi non toccano nulla, semplicemente guardano, sono sorpresi di tanta benevolenza. Si perdono nella coscienza del motore immoto, lasciano che lo zen dell’assenza di gesto li pervada e da loro si trasfonda nella parte meccanica, finalmente parte del tutto, segmento disponibile dell’universo la cui conoscenza può solo entrare per propria natura e non per induzione. Questi maschi hanno solo un difetto, non chiudono il cofano e non ripartono persi come sono in un non tempo contemplativo. Di solito provvede una donna, moglie, compagna, amante, non importa, a richiamare il nostro nella realtà e dal sospiro che accompagna la chiusura del cofano, si capisce che lo stato nirvanico abbandonato per la banale realtà, costa molto al maschio contemplativo
I teorici, hanno la comprensione totale e profonda. Al contrario dei pratici, non toccano nulla, ma vedono, Al contrario dei contemplativi che attendono, loro sentono. Sentono i fluidi scorrere, ne vedono i percorsi, non toccano nulla perché non c’è nulla da toccare se una persona sa come funziona, basta l’occhiata rassicurante che racchiude la complessità ad assicurare i viaggio sereno. Di solito chiudono il cofano dicendo: tutto bene. Magari non lo dicono, bastano gli occhi. Da quelli si vede che l’auto scelta è nella testa del teorico, anzi appartiene alla testa del teorico.
Fin qui il maschio umano automobilista, ma se ha una moto, il comportamento muta. Sembrano gesti analoghi quelli che fanno aprire il serbatoio e guardare dentro, pensando che lo spirito del viaggio parli attraverso i vapori di benzina. Oppure sembra eguale la contemplazione dei tubi benzina e delle testate, solitamente fatta accucciati, in modo semiorante. Sbagliato!
L’umano motociclista è differente e mentre l’automobilista è un uomo solitario, egli è socievole, anche se solo con i propri simili. Scherza, maschera la conoscenza profonda del mezzo, parla del viaggio, del casco, sembra interessato ma non così tanto. Non fidatevi. Ha molto di più da dire, basta attendere ed un forte elemento socializzante emergerà con tecnica e conoscenza, ad esempio, nelle aree di sosta, parlare dei battistrada dei pneumatici e della loro scolpitura, è più aggregante di un partito politico. Oppure dissertare delle pinze dei freni anteriori, confrontandone dimensione e bellezza, maschera fremiti ed allusioni, sessuali notevoli. A volte, ma è più difficile, perché molto intimo, si sente ragionare sulla trazione; meglio quella cardanica, o quella a cinghia? Quella a catena è quasi banale. La trazione del missionario.
Pare che anche nell’antichita’ nelle soste ci fosse chi osservava attentamente il cavallo cercandone i motivi di contemplazione, mentre altri si dedicavano agli assali od allo stato dei cerchioni delle ruote. Ma c’è poca letteratura sull’argomento e spesso inquinata da altre vicende, come gli inseguimenti, gli agguati, il derubamento del viaggiatore, che poco giovano al motivo reale della sosta, ovvero la contemplazione stupita del mezzo e della strada percorsa. Come in un confronto mentale da telecinesi realizzata: ero qui ed adesso sono qua. Cosa sarà accaduto della realtà nel posto lasciato e cosa accade della realtà nel posto in cui sono. Dubbi tomistici che il conduttore di carrozze semplificava con la teoria dei bisogni, ma che hanno fatto, ed ancora sostengono, non poca parte del pensiero umano occidentale evoluto. Perché è bene saperlo, un indice di civiltà inequivocabile è dato dal numero di persone che guardano dentro al cofano: agli stadi più alti della civiltà occidentale, l’uomo è solo, Con il crescere del numero dei contemplanti, la civiltà occidentale si diluisce, ed infine si perde. Provate ad aprire un cofano in Africa o in oriente, improvvisamente decine di persone che non c’erano, oppure erano intente ad altro, vi si affolleranno intorno, consigliando, disquisendo, proponendo e se per caso, c’è un problema, potete star sicuri, non che verrà risolto, ma che in decine ci proveranno.
Ho osservato attentamente le pulsioni degli altri primati, ma non ho trovato nulla di equivalente, questi scopano e si spidocchiano, a volte sembrano ridere, questo è il segno che si sono fermati nell’evoluzione.
siete proprio così, willy :)…ci manca un’altra parte fondamentale, quella che rende noi donne delle martiri assunte in cielo : caricamento delle valigie sulla suddetta automobile. Ogni maschio ha una sua ricetta speciale e segreta, e nessuno, ma proprio nessuno , deve avvicinarsi ad un esemplare di razza maschile in quel momento, pena la decapitazione immediata. Il nostro compito è quello di lasciare tutto accanto all’auto, tenere ben fermi i bambini, osservare un ferreo silenzio, iniziare una meditazione zen o immaginarsi brad pitt nudo (io opto per brad…), e lasciar cadere nel vuoto la frasi topiche , del genere . ma quante cose hai portato ? ma era necessario portarsi dietro la casa intera? ma stiamo via solo 10 giorni e non una vita ?..salvo chiedere, una volta arrivati a destinazione : te lo sei ricordato, vero, il mio cuscino, perchè io senza il mio cuscino non riesco a dormire e tu lo sai 🙂
buona domenica, willy..meno male che noi donne ci limitiamo ad infilare la chiave nel nottolino, accendere e partire : sapessi quanto è più rilassante !
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riflessione da sciogliere cuori e desideri.
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URCA che post!
Me pare più che altro un’elogio all’11M./E MEZZO più che.
Conosco la tecnica del “raffinato” contemplativo.La pratico anch’io.A volte ma non sempre.Nello specifico caso,però,opto e dò la preferenza al “Pratico Competente che,pur contemplando fà.
E a proposito di moto.Io non la amo ma ammiro chi,nel tempo giusto la sa usare con competente prudenza.L’ ho faceva mio marito e l’hanno fatto i miei figli.E la moto che avevano era una delle più potenti.Loro la sapevano usare e io non ho mai avuto paura per loro.Istinto o cognizione di causa giusta,non so.Sò però che, ORA, non ne fanno più uso.L’hanno scelto loro e anche questo mi stà benone.
E adesso il caffè che gli amici brontolano al freddo.
Ciao e…AUGURI per tutto ciò che ti è più congeniale e…”nature”. By by,Bianca 2007
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Essendo una donna che guida ma che non ha al momento (non in modo continuativo, per lo meno) un uomo che scassi l’anima per quanto riguarda lo stato della mia macchina (trattasi di una piccola e docile clio – venerdì 26 ha superato la revisione – che il 30 novembre compierà 11 anni) io mi affido totalmente nelle mani di un meccanico di cui decido che ci si può fidare. Non apro mai il cofano, non annuso, non verifico … Non perché io pensi di non essere in grado. Ma in quanto ritengo che ognuno ha il proprio mestiere da svolgere. E il mio non è questo.
Però sono docile, paziente, razionale con sprazzi di follia… in genere mi tollerano e sono carini con me.
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Dopo aver letto la tua attenta, accurata e spassosa analisi dell’uomo motorizzato, non riesco a non chiedermi e chiederti come tu ti consideri.
Pratico, contemplativo, teorico?
E non credere di cavartela, Will, dicendo che non rientri in nessuna delle tre categorie …. ;-D
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Domanda cattivella Ondina, credo di rientrare in tutte e tre le categorie con una discreta preferenza per il contemplativo, infatti ogni volta che apro il cofano del motore scopro cose che mi lasciano ammirato e su queste medito. Insomma tenderei a tirarla in lunga. 🙂
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😉 😉
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Strana cosa questa: un post (o meglio un blog) commentato prevalentemente da donne 😀
Certo che l’evoluzione della specie che descrivi è praticamente una progressione di sesso maschile (salvo qualche caso, ma sarebbe sempre l’eccezione che coferma la regola.
A me personalmente l’automobile affascina quasi quanto una radio o il funzionamento della televisione. Insomma ormai fanno parte della vita di tutti i giorni, ma preferisco considerarli oggetti estranei, di non facile comprensione, ma di uso comune. A parte il fatto che io posseggo una macchina, ma non ho la patente. Che me ne faccio a Venezia. Il solo mezzo che mi soddisfa è la barca a remi, perchè il motore non funziona mai ed è sempre da qualche maschio contemplatore o no che dovrebbe ripararmelo. Ma chi se ne frega, a me il motore non serve, se non solo a svenarmi per le sue riparazioni del tutto inutili.
Insomma io appartengo ai primati privi di evoluzione 😉 e trutto sommato guardo il maschio evoluto con una sorta di ironica superiorità.
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ottima osservazione, rossaura.
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Lascialo dire ad un padovano che sente il fascino di Venezia e sente l’eterna rivalità tra cugini.I veneziani sono umani diversi, le veneziane di più, con una bellezza particolare. E hai ragione, c’è un sentire particolare dove è l’acqua anziché la terra a prevalere. Ho trovato qualcosa di simile in Olanda, ma senza la relatività veneziana del vivere. Sul maschio motorizzato, naturalmente scherzo, però prova a fermarti in un’area di sosta autostradale e qualche campione umano descritto lo trovi. E pensavo di scrivere una coda sul senso del maschio per la logistica del bagaglio. Naturalmente del maschio posso parlare, dell’altra metà del cielo posso solo guardare interessato assai-
Sulla regressione della specie credo che tutti facciamo coincidere il benessere con quelle qualità che appunto, descrivono l’assenza di evoluzione, mi associo, 🙂
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Eh già… la rivalità tra cugini non la ricordavo, ma c’è eccome se c’è! Comunque è vero la mia città è terribilmente egocentrica e snob, si sa che tutto ciò che si trova al di la del ponte (fosse Giove o Nettuno) per noi è sempre e comunque “campagna”. D’altra parte noi siamo nati con qualche goccia di acqua di mare nel sangue e sarà l’inquinamento, ma alla fine; all’acqua siamo legati a doppia catena.;-)
Viaggio spesso e le uniche città in cui potrei vivere devono avere dell’acqua, mare o fiume che sia. Mi riporta mio figlio che studia a Firenze e che torna a casa molto raramente: “A volte esco di casa e sento un bisogno irrefrenabile di andare in riva all’Arno. E come una droga. Ho bisogno di vedere ed annusare l’acqua (puzza compresa)”
A parte queste considerazioni i tuoi profili (maschili) umani sono molto divertenti, ma anche terribilmente veri e sarà molto divertente incontrare i tuoi esperti in logistica del bagaglio, che non sanno farsi una valigia, però sanno infilarle in modo logico comparato nell’auto, ammorbando le loro compagne di lagne sul numero e dimensione. A volte penso che ci godano nell’essere messi alla prova. Bel post spassoso!
Ross
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mmhhmhmh… non saprei. io non guido. non ho la macchina. la patente l’ho lasciata scadere un miliardo d’anni fa. l’ultima volta che ho guidato è stato all’esame di guida: sono sceso e stop. non guardo nei motori. nemmeno nei motorini. mi incanta la catena delle biciclette. sono lento. in tutto. qualcosa che va più veloce di quanto possa andare io correndo mi disorienta. quando sono in macchina con altri chiacchiero. il tempo mi serve. quando il tempo passa, ciò che aumenta è solo l’età (come dice daniele silvestri).
mi incuriosiscono però le colonnine d’emergenza sulle autostrade 😉
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Questo post mi ha fatto ripensare a mio padre. A differenza di molti uomini con la mania dell’auto, guai a sporcarla, guai a toccarla, guai a guidarla, le donne poi…lui considerava l’auto come un paio di scarpe: possibilmente comode, belle se vuoi, ma soprattutto da usare “calpestandole” come una vecchia scarpa assuefatta al proprietario.
Naturalmente la sua auto era piena di carte, bollette, vecchie maglie, cicche e carabattole varie, ed era impregnata d’odore di fumo, Da piccola mi veniva la “tosse” e dovevamo fermarci a bordo strada per liberare lo stomaco.Poi si era adottato il consumo di pan biscotto per assorbire gli acidi. Quanti viaggi abbiamo fatto insieme per andare dai parenti, i suoi fratelli, o per raggiungere e tornare dai luoghi di villeggiatura dove non sostava mai e poi le faticose gite domenicali, a volte con la mamma, a volte no. Sapevo come comportarmi: zitta e buona dovevo ascoltare i suoi sfoghi. Che mi parlasse del lavoro o del suo rapporto con mia madre, sua moglie, erano sempre discorsi faticosi da reggere, ma facevo del mio meglio. Gli bastava che io lo ascoltassi. L’auto era per così dire il confessionale, il lettino dello specialista e l’andatura era calma e rilassata, ma guai a dire qualcosa di sbagliato.
Prestava l’auto volentieri, a volte gli veniva restituita ammaccata, non ci badava, l’importante era non farsi male.
Poi quando noi due figlie maggiori in tempi diversi abbiamo ottenuto la patente lui prese l’abitudine di salire in auto e di mettersi comodo per disinteressarsi totalmente della guida: guardava il panorama, soprattutto le nascenti nuove zone industriali e parlava, parlava. Abbiamo fatto vari viaggi di famiglia così alternandoci alla guida mia sorella ed io, anche all’estero, in posti mai visti, in montagna, con la neve o con la pioggia. Al crepuscolo guidavo io perchè lei aveva un riverbero sulle lenti. Una volta presero una multa per eccesso di velocità di quelle rilevate con la foto: non c’era dubbio era mia sorella alla guida.
Avevo la patente da un mese e l’ho portato fino al Colosseo durante un raduno di alpini. Guidavo una Citroen con l’interno rosso cupo. Quando ci sono salita la prima volta mi era sembrato di sedermi su una poltroncina di teatro. All’altezza di Viterbo sull’autostrada a 160 orari mi aveva chiesto di rallentare perchè c’era la discesa.
Una cosa gliela riconosco, dandomi fiducia mi ha infuso sicurezza.
Quanti ricordi, guarda un po’ dove mi ha condotto questo post. Grazie
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Io non ho mai nemmeno visto un altro primate che guida… Ma tu, a che categoria di automobilisti appartieni?
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Tutte tre le categorie con prevalenza del contemplativo. Ci sono non pochi primati travestiti da uomini che guidano. Come procede il nuovo lavoro, ali? 🙂
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