Avevo trovato un appartamento, vecchio naturalmente, con una grande terrazza, sostanzialmente un tetto, attorniato da case più alte, su tre lati. Il quarto si apriva su un campo da calcio di oratorio ed oltre, c’era un convento. Sullo sfondo la vista dei colli. Mi piaceva il posto, dentro un labirinto di case, ma quella sensazione di chiusura mi faceva guardare da una sola parte, come se il mondo avesse un’unica dimensione.
Pochi giorni dopo mi accompagnarono a vedere una seconda casa, poco distante. Aveva la vista sul fiume e sul traffico della riviera. Si vedevano anche i cigni e le anatre del ponte della specola. Sotto c’era un ristorante, ma chiudeva presto, mi dissero. Per me era ancora la vecchia osteria in cui da ragazzo andavo, a bere con gli amici e a veder giocare a bocce. Tra tante superfetazioni e rimaneggiamenti della casa, questo appartamento di stanzette aveva conservato, sul retro, una terrazza, più piccola dell’altra, ma qui andava addirittura peggio: l’accerchiamento di case, era completo su quattro lati.
Per il prezzo ed il mancato accordo, le case andarono ad altri, che certamente, avranno interpretato con altri occhi, stanze e possibilità della terrazza circondata da case. Per me era un vincolo forte, difficile da vivere. L’ho pensato molto, successivamente, tanto da farmi decidere di acquistare una casa senza ascensore, ma sufficientemente alta.
Sopra al mio appartamento c’è una terrazzetta, piena delle mie piante, con lo spazio per un tavolino, due sedie. Volendo, uno può prendere il sole o guardare dai due lati aperti, che potrebbero essere tre. C’è una vista sul vicolo, che guarda verso la chiesa, oppure verso le case e il Prato. Lontano, nei varchi tra le case, si vedono i colli. Mi sono spesso chiesto cosa avrebbe significato avere un grande spazio alla vista di tutti. Per le mie abitudini naturistiche, sarebbe stato un limite non da poco, ma anche per la voglia di solitudine sarebbe stato un vincolo, un’impressione di vetrina difficile da rimuovere. Capisco allora perché mentre mi veniva magnificata la potenzialità della terrazza, non ci credevo e mi ritraevo guardando attorno. La sentivo non come una libertà, ma come una limitazione a me.
Spesso ho la stessa impressione, quando, per lavoro o curiosità, visito fiere, guardo negozi o riviste d’arredamento, e vedo mobili, lampade ed oggetti per spazi inesistenti al vero. Bagni grandi come soggiorni, camere da letto circumnavigabili, bisognose di navigatore per trovare il comodino, soggiorni enormi per divani enormi. Poi terrazze ed attici con sdraio e tavoli, pompeiane con teli svolazzanti. Luoghi che evocano più il vivere in un’isola semiabitata che quello in una città del nord.
Mi chiedo dove vivano gli architetti, i designer, i progettisti di queste cose. Quanto debba essere il ricarico per le piccole serie prodotte, e quanto i venditori, debbano prendere in giro, i clienti abbagliati dalla bellezza, per fargli dimenticare i loro 20 mq di soggiorno.
Obbligherei questi progettisti, prima di fargli firmare alcunché, a vivere in un appartamento normale, uno di quelli veri, disegnato da un loro collega che magari adesso risiede in qualche villa di campagna e dopo un anno di spazi veri farli, misurare nelle soluzioni, nel fare i conti con i palazzoni vicini, con i metri quadri reali, per vedere poi cosa ne nasce.
Nella società della patacca, anche la fantasia viene presa per il naso.

guardando certi palazzi orrendi o certe casette disegnate con le squadrette mi chiedo se vengano pagati meno i loro architetti (o geometri di paese, per le casette), Perchè se uno fa l’architetto e ama il bello disegna il bello, al di là che sia una casa popolare o un palazzo per ricchi. I torinesi già ne hanno idea e i forestieri spero non passino mai, ma vedere cosa hanno costruito nella zona di via livorno – corso mortara mette i brividi : case (?) che si affacciano sul cortile dell’ipercoop, con finestre che sembrano cellette delle api, balconcini striminziti, soffitti alti 2 metri..brrrrr…non c’è limite al brutto.
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Quando sono arrivata qui,c’era una foto (bellissima) di un gatto dal color del rame che mi ha ricordato il mio Nobile gatto pensante Omero.Lui si che non ha mai “dovuto” pagare un mutuo! Mi sono un pò ammagonata e non avrei dovuto.Tutto passa! La vita! Una serena giornata di festa,caro signore della casa.Mirka Bianca 2007
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