bologna, bivio

 

Riconosco il numero, è da molto che non ci sentiamo. Od almeno così mi pare. La voce porta le tracce del fumo. Si è abbassata di una terza. E’ più lenta.  Ti ascolto, ti sono sempre piaciute le parole. Anche le mie ti piacevano, e se mi trafiggevi per un modo di dire, per una similitudine, mi ribellavo. Allora ridevi, sapevi ch’era mio già prima, ma era il tuo modo di spingermi oltre. Che avevo io a che fare con questi sciupatori di significati? Eppure poi eradicavo. Quante parole, quanti significati, quanti sentimenti buttati via.

Mi parli di te con una sollecitudine che mi ha sempre fatto fraintendere: ogni volta credevo parlassi di me. E’ un’abilità incredibile, sai. Qualcosa che si stampa nella testa: esprimere unicità eppure non far sentire solo l’altro.

Poi quella frase così lapidaria, al cuore d’un mio pensiero inespresso: non si rimpiange ciò che non si ha desiderato. Una frase bifronte, circolare, senza un senso da percorrere. Finché ci penso, ascolto la mia voce che diventava un torrente. Ti dico di me. Ora. Di uno slancio interrotto, dei dubbi pudìchi di cui mi circondo, delle notti brevi nate da un’attesa senza oggetto. Oppure no, l’oggetto c’è, però…

Mi interrompo. E’ diventato reale il luogo e il contorno: il tuo silenzio, il respiro leggero che i telefoni ancora regalano alla realtà, il mio guardare un quadro di Schlote appeso davanti a me. Uno dei quattro. E solo quello, come ci fosse un segno particolare ad attirarmi, un colore per perdermi nel vedere non vedere che rovescia la vista da fuori a dentro. Non so più che dire, ho già detto troppo. Ed hai riattaccato. Con una frase che non ho ben capito, hai riattaccato.

Mi sfinivi allora come adesso, richiamerò, ma perdio, che abissi perdiamo con le nostre abitudini, con i piccoli desideri, con le vite che governiamo malamente riempiendole fino ad oltre il colmo di cose a perdere.

Siamo camerieri che corrono nella notte con bacili d’acqua colmi, sapendo che chi si bagnerà di meno vincerà.

Ma cosa, e quando?

Ecco, questo avrei voluto chiederti, conoscendo i nostri incroci. Cosa e quando.

Ed io la conosco la risposta. Anche se non combattiamo più assieme, non hai mai vinto.

 


 

Ci piaceva Celentano, sono certo che ti piace ancora.

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