la parola della settimana: oroscopo

 

 

 

Il primo oroscopo lo ricevetti in dono da una ragazza che aveva poche intuizioni sul futuro e molte sul presente. Sul mio e sul suo, in particolare. Seguire la lettura di quelle frasi che, opportunamente indossate, stavano pure bene, creava una loquacità incredibile tra noi. Nel senso che lei parlava moltissimo di me, di com’ero davvero. Ed io, si vedeva che essendo dei gemelli, ero una cosa ed il suo contrario: calmo e passionale, riflessivo e sconsiderato,  misurato ed impulsivo. La sequenza degli aggettivi non finiva mai bastava trovare il suo opposto. Ero un po’ confuso, ma interessato ( alla ragazza ). Il tema natale venne poi, forse perché la conversazione languiva e le vie di fatto erano impervie. Scoprii per l’occasione l’ascendente ariete. Mia madre aveva una percezione poco svizzera dell’ora della mia nascita. Essendo nato in casa, il pressapoco era naturale nel trambusto che ci doveva essere stato, ma io ero un ariete. Almeno così decise la ragazza.  Tutto tornava e tutto cambiava: la concretezza dell’ariete rapprendeva la fluidità dei gemelli, la loro gassosità e doppiezza. Ero sconcertato, mi pareva di essere tutto quello che mi veniva detto. L’episodio della genesi del viaggio dei tre uomini in barca mi girava per la testa, mancava solo il mio ginocchio della lavandaia ovvero la propensione ad essere un santo serial killer per essere tutto e il contrario di tutto. Per fortuna, chimica generale mi assorbiva, anche l’analisi matematica non scherzava, però continuavo ad alternare l’ingegneria con le lettere, favoleggiavo di uno studio temperato, in realtà mi interessavano le ragazze. L’oroscopo meno, anche perché non arrivava al dunque.

Sandra era una ragazza alta, magra, carina il giusto. Faceva parte del gruppo di lettere: tutte amiche, stesse scuole, stessi esami, alcune accoppiate, altre in attesa del kairos. Si muovevano sincroniche, scambiando visite tra case, organizzando feste in campagna. Sandra aveva scritto un trattatello sulla lettura della mano e l’aveva pubblicato con discreto successo, da quel momento era diventata Cassandra e veniva usata come arma per scoraggiare le zingare che insistevano per predire il futuro. Bastava dire che si sarebbe scambiata la lettura della mano, ovvero la zingara doveva accettare di essere letta per leggere e questa tagliava prontamente l’angolo. Segno che solo la superstizione può sconfiggere la superstizione. Dalla mano agli oroscopi il passo non era così arduo, solo che i suoi oroscopi erano diversi da quelli dell’amica. Un combinato disposto con la chiromanzia. E qui si entrava nel profondo, toccavamo le acque nere che si agitavano oltre gli archetipi. I miei come al solito. Lei mi parlava di costellazioni, di corrispondenze cosmiche, di gnomonica ed io ascoltavo estasiato. Certo mi piaceva di più se marte si congiungeva con venere, ma sembrava che invece fossero più frequenti gli incroci giove con urano. Noi eravamo magri, etero e con una situazione astrale insoddisfacente, così le mie domande di metterci una pezza erano deviate. Non era cosa.

Dopo questa iniziazione infruttuosa, la deduzione era che la gnosis non era cosa mia, che l’oroscopo cinese era il massimo che mi potevo permettere, e visto che ero nato nell’anno del maiale, quindi con una immanente fortuna davanti, lo studio dei Ching poteva essere una attività compatibile, con la mia duplicità, con alcuni tagli sulla mano, con un’amica già buddista e con le solide corna dell’ariete, che parevano incombere.

Ogni anno il rito si ripete, mi sentirò predire la prosperità temperata, l’amore altalenante, le occasioni che perderò, ma anche quelle che accadranno inopinatamente, la raccomandazione al moderarmi, la salute che quasi sempre c’è, ma bisogna stare attenti. Mi lascerò prendere dall’invidia verso quelli della prima decade oppure verso la terza decade, che mi sembrano sempre con carte migliori delle mie. Alla fine penserò che la mia mamma non mi dice cose diverse, magari è una maga anche lei. 

p.s. osservando le curve, vedo che quando cala la fortuna, cala l’amore e il lavoro, e che quando cresce, più o meno crescono anche gli altri due: che sia questo il segno del mio destino? 

 

 

 

3 pensieri su “la parola della settimana: oroscopo

  1. io sono una brankiana più che foxiana :)….la dit è una gemelli, una ne pensa e mille ne fa (diverse dal pensato, ovvio), pure mio fratello è un gemelli, ascendente bilancia, tutto un doppio carpiato, povera moglie sua…
    amo l’oroscopo fatto bene, quello di pesatori, per esempio.
    poi sorrido a quello del giorno, oggi incontrerai una persona speciale..però esci ben predisposto, dici nel dubbio siamo gentili con tutti, sia mai che sbatto il naso nell’uomo del destino 🙂
    una povera capricorno in mezzo a tutti questi gemelli non ce la potrà mai fare…mai !
    adieu 🙂

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