L’alluvione ha decorato a suo modo per le festività, appendendo plastica sui rami alti degli alberi, denudando le radici, mordendo pezzi di argine. La plastica se ne andrà tra anni, aiutata dagli uccelli e dal vento, ed ora l’acqua scorre tranquilla, dopo l’ultima coda di paura di natale, quando l’alveo s’ era riempito rapidamente e l’acqua era nuovamente esondata a Bovolenta. In quelle notti gli argini erano pieni di capannelli di persone sotto la pioggia. Commenti impotenti, sguardi che cercavano conferme, speranza che qualcuno provvedesse. Ma chi e come con gli argini fradici d’acqua e solo braccia di volontari con sacchetti di sabbia? E’ andata bene, se per un po’ la paura aleggerà ad ogni pioggia, forse si rifletterà sulla fragilità di ciò che si è costruito; “miracolo” economico compreso. Alcuni penseranno alla friabilità della roba accumulata ed all’impossibilità di cambiare modello. Chissà che faranno? Secondo me niente. Adesso non c’è modo, se non con la buona stagione, di riparare, ma allora non ci saranno i soldi, il ricordo sarà affievolito da altre emergenze ed alla fine si rattopperà, sperando che il caso ci grazii, magari facendo disastri un poco più in là.

non c’è da sorprendersi, siamo in Italia, no?
qui si aspetta che la frana attiva crolli il più tardi possibile, si costruisce nell’alveo del fiume, sperando che la piena non arrivi, si tagliano versanti per nuove strade senza prospezioni e studi geologici, si costruisce sulle pendici dei vulcani attivi, ecc…
tutte situazioni note, ovunque, e tutti a SPERARE
muoversi prima no, eh?
ci deve scappare il morto, poi…forse…in qualche modo…si rappezza….ci penseranno gli altri…
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Che tristezza!
Inoltre non sopporto la presunzione di credere di saper “imbrigliare” la natura, di voler adattare l’ambiente agli interessi umani.
Nord, sud, centro: tutto il mondo è paese.
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