la parola della settimana:i fatti (dell’anno)

Le manie tassonomiche, enumerative confluiscono a fine anno nelle liste dei fatti importanti trascorsi. Le troviamo ovunque, ma in particolare su quotidiani e settimanali. Forse retaggio dei buoni propositi fanciulleschi, nati da letterine in cui si enumeravano benedetti peccati, pronti ad essere rifatti. Se ora dilagano è per la necessità di chiudere ed aprire un tempo comune. Dovremmo avere un tempo comune mondiale, od almeno un tempo comune europeo, un condividere basato su cose fatte e su desideri/propositi da attuare. Ma non essendo così ci si affida, a fine anno a ciò che è accaduto, staccandolo da noi. Per ricordarlo, certo, ma come fosse cosa d’altri, acqua sulla roccia collocata in un tempo indefinibile. Quante volte capita di dire: ma è già passato un anno? Segno che quel ricordo, così acuto non era, soverchiato subito da altri I non meglio collocati ricordi comuni che rendono questo paese, questo continente, un gigantesco contenitore gerontocomiale dove si aggirano immemori, di ogni età, incapaci di priorità.

I giornali suddividono i fatti importanti per genere, ed è tutto uno sfogliare di fogli: le scoperte dell’anno, gli avvenimenti dell’anno, i film, le canzoni, lo sport, gli spettacoli, la politica dell’anno, ecc.ecc.. Tutto parte di un pasto servito allora, notizie di fatti già filtrati, che ora cercano di inserirsi nella lista basata sul 10. Il 10, un numero francamente antipatico ed insipido, buono solo per essere applicato alle donne, dove non riassume la perfezione, ma l’idea di desiderio, la voglia senza cielo. Perché il 10, numero composito, e non il 9 od ancor meglio il 3. Forse il 7 aiuterebbe la confezione dei giornali, né troppo piccolo per gli indecisi, né troppo grande per una pagina che pur generica, deve attrarre. Sovrabbondante, il 7, di quel tanto che evoca castighi e piaceri, i veli e le maledizioni. Occhieggia da oscure cabale, splende nel sole antico di meraviglie disparate e persistenti. E’ un numero non bulimico, ossuto per descrivere il passato anno, utile ad una classificazione non avara. E’ la mia proposta per i giornalisti, perché se davvero ci fossero intelligenze taglienti ed acute dietro ai computer, la sfida sarebbe sul 3. Indica 3 ragioni per salvare il mondo, per dare un senso alla vita, una speranza al presente. Indica 3 desideri, 3 tristezze, 3 speranze, 3 soddisfazioni soddisfatte. E così avanti in uno sforzo di sintesi che guarda, discerne e scarta. Alla fine restebbe il valore, ciò a cui non puoi rinunciare. In te, nel mondo, nelle scoperte, nello sport, nei film, nella musica, ecc.ecc. Tutto il resto c’è, continuerà ad esserci, ma ricordarlo avrebbe meno importanza e comunque non sarebbe un valore condiviso.

E’ per questo che da tempo non faccio più bilanci, seleziono le 3 cose, i 3 fatti che mi hanno colpito, motivato cambiato. Adesso penso a quest’anno, quali sono stati? E le cose che mi hanno fatto più male arrivano a 3, visto che 3 che mi hanno fatto bene comunque le dovrei trovare. Pensieri oziosi di un ozioso con il tempo condiviso.

3 pensieri su “la parola della settimana:i fatti (dell’anno)

  1. pensa che nel 2011 ci aspetta il matrimonio del secolo (avvertiti i futuri sposi dei prossimi 89 anni), che nel 2010 abbiamo avuto il presidente del secolo, la partita del secolo, come se tutto non potesse essere contenuto nel numero 10, già capiente di suo…vabbè..io mi consolo con l’oroscopo : per il capricorno fino a maggio è duretta..voi gemelli partire meglio : gran bella consolazione, no? 🙂

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  2. Mi viene in mente questa poesia di Ernesto Calzavara. Non so perché..

    “Caminarà / su la proposta morbida / de ‘na moquette sintetica / la to mente più ciara. / Pal to cuor no lana / né ogeti-ricordo / su le ménsole de fiberglass / parchè memorie no vol / el tempo nostro […]”

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