dizionario personale:la misura

 

La giusta misura.

La misura è colma.

Non c’è misura.

Due pesi e due misure.

Misura le parole.

Far cose adatte alla propria misura.

Io sono la mia misura.

Smisurato.

Misura te stesso.

Ti prendo le misure.

Misuriamoci…

Cerca di misurarti.

ecc. ecc.

Non è questione di confronti, anche se altro non è la misura. E neppure  si può sempre avere una barra di platino-iridio depositata a temperatura controllata a Sevres, perché sia sempre possibile il confronto. Nel dire misura ad alta voce, ci sono accenti minacciosi, muscolari. Un preannuncio di qualcosa di fisico. Altre volte è il preannuncio della terribile lotta interiore, constatazione di tranquillità disfatte: mi misuro con me stesso per capire chi sono. Od ancora é l’atteggiamento terzo del “geometra” che traccia perimetri: fino a questo punto e non oltre. Anche la sconsideratezza si fa viva nel non aver misura, come fosse l’esterno che ha l’obbligo di contenerci e non noi stessi. 

E lo stile, non è l’esteriorità della misura? Il gesto governato e l’autocontrollo, il glorificare un super io assassino che placa i vicini di aura e al tempo stesso fa ribollire il sangue.

E l’armonia non è sezione aurea della misura? Un tracciare linee per l’anima e l’agire in accordo e condividendo a tal punto da far star bene e star bene? Non sempre e non per sempre,  almeno fintanto che la stanchezza non prenda il sopravvento; ed allora la misura perde i toni minacciosi, si confina nella nostalgia e il non stato diviene superiore a ciò che è stato ed è.

La misura di noi è mutevole, ci accompagna senza oggettività. Per questo nel tracciare i segni per il confronto penso che l’umore sià in realtà un sovrano che troppo spesso occultiamo e che sia davvero lui la nostra misura.  

Mahler,  tonale e senza misura e perché nella mia testa ha sempre cercato una misura: la sua.

2 pensieri su “dizionario personale:la misura

  1. MALHER!
    Mai si liberò dalla lotta “dolorosa” nel ricercare il senso dell’umano esistere e,solo li suo umorismo,a volte,gli procurò una momentanea liberazione.Ebbe comunque dal dio la capacità di esprimere il “proprio” e l’altrui dolore nella sola lingua capace d’esprimerlo,la Musica e,dentro lì ci fu tutta la sua “misura”,il possesso,forse, di un “oltre” che solo lui potè vedere.Bianca 2007.

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  2. Difficile questo post!
    A me viene in mente …a misura d’uomo.
    E in questi giorni le donne riflettono ancora amaramente su una società che non è …a misura di donna.

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