ottoemmezzo

La sera ti assale alle ottoemmezzo, 

è questione d’inutilità del sedersi, 

di profumo di cibo, stoviglie pulite, 

e non sei più il bimbo che dice no,

alla sera che entra dalle finestre, alle rondini che gridano, 

ai rumori che graffiano intonaci alle case vicine. 

E’ la compagnia che salva, 

vociando tra campari, e vini pretenziosi, 

coalizzata in palestre colme di solitudini sudate.

 

Ottoemmezzo è l’ora dei richiami, 

dal gorgo emerge il tuo, ancestrale, rotondo come l’abbraccio, 

che fugava la paura.

Terribile quest’ora, che rende i conti, la paura di chi manca, di chi ritarda, 

e scocca.

Ottoemmezzo è la sera che ammannisce lusinghe, insostenibili al giorno, 

che detta il tempo ai metronomi della notte, 

è il grido trattenuto del richiamo,

del presente,

di ciò che è stato,

di ciò che s’è perduto, 

è l’ora che fa incespicare su di noi, così incongrui da salire e scendere senza scopo.  

Tutto avviene prima, tutto dopo, solo la nostalgia è un adesso in attesa d’essere rimosso;

alle ottoemmezzo.

 

5 pensieri su “ottoemmezzo

  1. Entro in questo post incredula. Stasera camminando per strada, intorno alle otto, mentre il tramonto scioglieva il giorno con una morbidezza più vellutata del solito, sono stata attraversata da un’ intensa vibrazione contrapposta di pienezza vitale e profonda malinconia e ho avuto il desiderio forte di scriverne. Il titolo che lì per lì mi è venuto in mente era “Alle otto di sera”..e le cose che avrei detto le ho ritrovate tutte qui, vestite dalle tue parole.
    Sì, sono davvero incredula.

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  2. E’ singolare questa tua riflessione sul momento del giorno che saluta le attività ripetitive ed accoglie quel breve lasso di tempo che introduce la notte e il suo mistero. Ho sempre guardato a quell’ora lì come a quella della liberazione.
    Buona giornata, caro Willy.

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  3. OTTOEMMEZZO,
    sincronie di un Tempo diventato ancestrale.Spesso a quell’ora ascolto Bach.Quella sera,Gibbons interpretato dall?insostituibile Gould.Il cielo era azzurrissimo se non fosse stato ottemperato dal volo di uccelli e…la malinconia si era incollata a un cespuglio di peonie, pensava con un calice in mano.Sincronie abitate dalla luna.Oggi novequarantacinque,il cielo è coperto, gli uccelli zittiscono, solo la casa odora di caffè e arance sbucciate ribelli a una stagione che non vuole sparire.Bianca 2007

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