auguri

Quel tozzo di muro chiuso da grattacieli, riflesso su migliaia di finestre a specchio, è  rosso di cotto e di tramonto. Orgoglioso, un albero si inerpica dal baffo verde, un hortus conclusus si è generato dall’insania degli architetti, ciechi di quanto accade attorno alla loro superbia. Sembra un piccolo possente, quell’albero, che s’appoggia  e accarezza le pietre,  mentre vuol crescere a dismisura contando solo sul suo coraggio. Non si cura di quanto è accaduto, del fatto che ognuno ha costruito per suo conto, che la ricerca spasmodica della rappresentazione di sè e del profitto, abbia generato l’anomia. E’ rimasto vicino all’incongruo, al non devastato dalle bombe. E le stesse che hanno polverizzato affreschi e navate, ora danno  al rudere una maestosità singolare che da intero non aveva. Prima era un tempio, neppure banale, ma uno dei tanti ormai scoloriti dalla fuga delle idee, senza il confronto tra fede e ribellione, era un rifugio di stanchezze, di parole biascicate, di piccoli scandali guardoni detti per un bene ch’era solo invidia. La guerra ha spazzato via tutto, le storie, i fabbriceri, le congregazioni: tutto spostato in nuovi spazi di cemento ed acciaio. E’ rimasto il muro d’angolo che si erge ed addita il cielo e la devastazione circostante: l’uomo se n’è andato, ha lasciato il suo sembiante, ha enfatizzato i gusci e dentro non vi ha messo nulla, neppure sè stesso.

Lo conoscete il silenzio dell’assenza di voci, pur in presenza d’uomini? Le presenze che vanno e non sono, senza lasciare una traccia, un’ impronta che sia una data, un momento da ricordare: sono sempre altrove e resta il  Nulla.

Ed invece, appena fuori, sulla pietra, segni di mani antiche, lì uno scalpello è scivolato, qui sul mozzicone di trave, attrezzi medioevali hanno scavato, spianato, firmato un fregio. Ci sono vite e vite, per questa morte che non vuol morire e così diviene interrogazione, inizio e nascita.

In questo luogo, tra pietre scheggiate dal ferro, tra archi sconclusi e piccole tracce di colore, ricordare l’uomo è sperare nella nascita, sentire che  vicino un altro uomo viene raccolto, una bandiera verrà innalzata,  due occhi guarderanno oltre.

4 pensieri su “auguri

  1. LA LEGGENDA DICE CHE,
    un angelo passa sempre (non so se nero o bianco) sulla neve non ancora calpestata,su tracce d’uomo che cammina solo nella notte,su una foglia che ancora resiste sull’albero malgrado il gelo dell’inverno.AUGURI.Bianca 2007

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  2. Non riesco a dire altro: le tue parole sono incantatrici, anche quando parli di argomenti devastanti come la guerra.
    La vera rinascita forse è proprio questa, Willy.

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  3. già, Willy… forse troppo stanca-raffreddata-influenzata per commentare ma non per leggerti e per sentirmi a “casa mia” qui da te…
    Maria&Molly(la cagnetta che dorme con me…)

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  4. la Storia degli uomini che sono passati, di noi che lasceremo. è il grande mistero, l’unico grande mistero.
    come la mano lasciata per sempre nelle grotte preistoriche :si sarà appoggiato perchè era stanco? o ha detto lascio un segno per chi verrà?
    non capisco il mistero di dio..troppo lontano, distante, mi affascina quello delle donne e degli uomini che hanno camminato prima di me.

    finito Natale, adesso ci vorranno 364 giorni..nel frattempo, viviamo.

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