Stamattina ci siamo ritrovati. Le altre volte era per mangiare e ridere assieme; con i racconti di sempre, con la presunzione di conoscerci, con gli allegri capri espiatori che tengono assieme i ricordi e il presente.
Ma le vite sono altra cosa dal lavoro.
Molte persone immerse in un caldo allucinante, quel figlio cresciuto, il marito, i parenti. E noi con i nostri pezzetti di ricordo e di vita. La domanda sul perchè, neppure affiora: è talmente incongrua da non essere articolata. Durante i saluti, mi sono distaccato in cerca d’ombra e da lontano vi ho visto: un gruppo legato che sbanda sotto il sole, porta parole imbarazzate a zonzo, addolorato profondamente, sorride e con discrezione fa capire che la vita continua.
L. mi ha detto che ha sofferto tutto quello che c’era da soffrire, che gli sono stati vicini. E ancora quella domanda incespica sulle labbra e si spegne, perchè non c’è risposta e la solitudine prende alla gola.
Ma non avrebbe voluto e per quanto conta c’eravamo. A Lei così discreta, questo pensiero d’averci, se l’ha fatto, forse ha fatto bene.
Hai visto giusto Willy: per quanto conta c’eravamo …
Cos’altro dire ? Le domande non si fanno, proprio perchè non c’è risposta.
In certe situazioni conta soltanto quello che sentiamo dentro, nel nostro io più profondo. E sentire, o almeno illudersi, di non essere soli.
A presto. L.
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