vento del sud

Questo vento è fatto di refoli, di lunghe dita curiose che accarezzano l’acqua, sciolgono le rocce di arenaria e granito e alimentano di sabbie le rive. E’ un vento caldo che odora di deserto, di legna disseccata, di fuochi accesi a  mitigare la notte, porta con sè i profumi e gli echi di voci. E’ dolce lasciarsi avvolgere, ascoltare i brividi leggeri che strie di fresco alzano sulla pelle. Il vento, forse non sa leggere, ma percorre da sempre queste pianure, ha visto alternarsi imprese e sconfitte, generare nuove solitudini e creare illusioni. Ogni esercito pensava che le bandiere, gli orifiamma, gli stendardi pieni d’aria fossero segno del destino propizio ed invece era lo stesso vento che seppellì l’armata di Cambise. Sembra indifferente il vento mentre gioca con i mulinelli di paglie e sabbia, ed invece parla con le rocce più antiche del mondo. Da queste parti, molto tempo fa, uno sparuto drappello di homini si mise in marcia. A volte usavano ancora le braccia per dare stabilità all’andatura e seguivano l’acqua, con una vita dietro l’altra, da mettere sovrapposte a guadagnar distanza. Fuggivano? Cercavano? Non si può sapere perchè un ambiente enorme divenne troppo stretto per pochi individui. Del loro sapere, ben poco serviva nel deserto, eppure conoscevano il vento e i suoi segreti, ben più di quanto noi lo conosciamo, lo usavano e conversavano con lui. Ogni generazione ha guadagnato palmi di lontananza, si è fermata, contaminata ed è ripartita e 1000 di questi drappelli, sono morti senza memoria. Sono disciolti e trasportati dal vento, nascosti e dispersi nella piana. Stanotte, dopo la furia, sono emerse scisti vulcaniche, selci acuminate ed ora un falco si aggira sospettoso. Si muove cauto, non conosce il paesaggio mutato e neppure teme gli uomini, ha necessità di cibo e spiega le ali in cerca d’altro: da sempre, siamo troppo grossi  per essere interessanti. 

5 pensieri su “vento del sud

  1. chissà, willy, che cercavano. chissà perchè lasciarono le loro impronte dentro le caverne. mi ha sempre appassionato la storia, l’avventura dell’uomo. fa una tenerezza immensa la visione di questi homini e homine che si avventurano fuori dalla loro capanna per avventurarsi verso l’ignoto. (noi che per andare nel paese vicino abbiamo il tom tom …). interagivano con il mondo che li circondava, capivano il linguaggio degli animali, sapevano usare le piante per curarsi e dissetarsi.
    sentivano il vento arrivare e lo ascoltavano.

    questo, del vento, a qualcuno è rimasto dentro.

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  2. SE SI ASCOLTA
    attentamente il vento,ha sempre cose da dirti.A volte sono echi percepibili solo dall’anima,a volte sono segni di iminente tempesta.Ed è allora che anche il rapace lo sa.Oggi comunque,fresco dolce e (quasi) caldo sole.Così che il BUON GIORNO sarà (quasi) “sicuramente” assicurato! Bianca 2007

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  3. …il vento non sa leggere
    …la sabbia non ricorda
    …il sole sorge ancora
    …la luna e i falò
    …o la luna bussò?
    🙂
    associazioni libere di una domenica ventosa in una mente sciroccata.
    bel post, willy,
    buona domenica

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  4. Non so che vento ci fosse quando hai scritto questo Will, ma a me piace molto stare ad ascoltare, in posti isolati e deserti, il rumore del vento, l’unico rumore che a volte c’è.

    E poi adoro sentire il vento caldo dell’estate tra i capelli e sulla pelle, forse perchè mi sembra di essere accarezzata.

    Ciao ciao 🙂

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