limitare

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Limitare i sentimenti, deviarli, portarli in un angolo dove possano essere maneggiati. Racconta la psicoanalisi che il bisogno e la sua soddisfazione recingono i sentimenti in un luogo accessibile e ripetibile. I sentimenti tendono a dissociarsi dal desiderio e legarsi prevalentemente ai bisogni. È la gestione omeostatica dei sentimenti, che esclude l’imprevisto dell’eros. 

È tutto così maledettamente complicato, interconnesso. Ci mancava la dimostrazione che gli atomi gemelli risentono del cambiamento dell’uno e dell’altro, indipendentemente dalla distanza che li separa. Entanglement si chiama e non è un fenomeno ma una proprietà: che esista un’anima della fisica?

E quella degli umani, che solo a fatica sentono, che guardano minacciosi altri umani dietro un filo spinato, dove la collochiamo?

Limitare, confinare, sperare che arrivi da dentro un salvatore. Uno che ci conosce oltre il conosciuto, che sa dove iniziamo davvero..

Michele Strogoff quando viene accecato con il ferro incandescente piange, non trattiene la paura e salva la capacità di vedere. Chi si lascia andare all’emozione, chi non vuole dimostrare nulla e accetta la propria natura, ciò che sente, conserva lo sguardo.

È questo il pericolo maggiore che si corre nel voler ricondurre tutto al compatibile: la cecità.

Sul limitare, sulla soglia c’è il passaggio, il pericolo di cadere, l’inconosciuto. Nel superare la soglia il rischio del mutare, dell’essere mutati, di superare la nostalgia dell’innocenza, di andare oltre in una nuova sconosciuta innocenza.

different posted on willyco.blog 28 ottobre 2016

monte Corno


Posted on willyco.blog 25 ottobre 2015

Dove ora fiorisce la camomilla,
l’accompagna il timo selvatico, e il cardo piumoso,
così le bacche sfolgorano
più rosse tra le pietre.
Dov’era la trincea
ora è profumo d’erbe d’autunno ,
e più avanti, sul ciglio d’infinito,
l’avamposto diruto
ancora guarda la piana.
Attorno, schegge di bianco puro calcare,
nel silenzio d’antiche granate non conta di chi fosse in quella ruga, che il declivo conquista
ricoprendo di fiori e rami spinosi,
ma lontano gli azzurri monti
e la pianura avvolta di bruma, hanno accolto allora gli sguardi
e ancora nell’aria c’è traccia
d’antica paura e speranza.
Nei giorni di limpido freddo,
luccicava l’orizzonte d’acque e riflessi, ,
ed era la bellezza
inconsapevole e cruda,
a stringere nel pugno il cuore
e la vita.

piccoli segni

Posted on willyco.blog 24 ottobre 2017

Piccoli segni. Il crepitare delle foglie troppo secche, un fruscio nel lavandino che preannuncia lo scivolare del piatto tra l’acqua saponata, L’orologio funziona come crede facendo le stesse cose. Dilatazioni e restringimenti d’anime di cose. Potrebbe essere la stagione che sciorina ottobrate senza pudore oppure il rumore di un bacio dietro l’angolo. Pulviscolo danzante nell’aria. Sole basso e rosso, che illumina foglie denudate dalla folla sui rami. Poche e meravigliose di connessioni sottili, di nervature che irradiano da una spina dorsale, poi il picciolo, già quasi legno e il ramo che s’aggrinza di strati verso un cuore tenero. Pensano al volo.

Nel bussare sui vetri la luce ha un fare sommesso e deciso, come avesse da fare altro se rifiutata. Lontano, lo so, dispongono e spingono persone dai pensieri antichi e bambini, ad accoglierla. Ma non è troppo lontano, è appena fuori le mura, nei giardini e sotto i portici. Ieri una signora ha levato il capo e sul ponte dove cadde la città e s’innalzò una tirannia, ha visto la luce danzare sull’acqua. Ti è tirata ritta sul carrettino della spesa e ha additato le scie delle anatre tra le case immerse nell’acqua: c’era un brillio di creste arrotondate, un segnare che si ricomponeva, ma intanto frangeva i riflessi e l’oro diventava verde e poi ancora oro. Bello, e immane come la natura, ha detto. Ed è rimasta a guardare verso la torre granda. Verso ovest, dove il sole racconta il meriggio e la realtà pensa d’ adagiarsi nel sogno. Attorno, s’è formata una piccola coda di attenzioni che cercavano di rubare l’attimo con un telefonino. Le scie si erano ricomposte ed ora, dietro a loro, ciottoli antichi rilucevano per attimi prima di ritornare color del ferro. Ma non le vedevano.

Il sangue ha il sapore del ferro, lo sapevi? ha detto uno dei due bambini che hanno proseguito parlando verso qualcosa che non s’intuiva. Liberi, come il pulviscolo, che parla felice e racconta, mentre attorno s’affollano piccoli segni.