immagino

Leggevo di un terzo stato tra il sonno e la veglia. Ben descritto nelle sensazioni e negli incontri che in esso si possono fare, sembra sia una cosa che tutti possediamo, ma alcuni, pochi, in misura più rilevante perché ad essi accade più spesso. Beh, spesso significa una volta in 5 anni e però di esso resta una impressione profonda che riesce difficile comunicare. Si tratterebbe di uno stato in cui si fonde il percepibile con l’inconosciuto e in esso lo stesso corpo diventa quasi immateriale o altra cosa da quello che normalmente è, pur mantenendo i sensi ma anch’essi variati e acuiti. Negli stati intermedi in cui vive l’immaginazione credo ci siano tracce di questa modalità dell’essere in cui il reale si ridimensiona e diventa diverso. Le esperienze virtuali credo recuperino in parte da queste modalità dell’essere e pur avvalendosi di strumenti tangibili, scivolano in una dimensione che alberga in qualche parte del nostro cervello.

Pensavo che non mi illudo di essere capito quando rappresento ciò che sento e che può essere detto, ma che neppure mi sforzo perché questo accada. Accendendo il camino ho preso dei ciocchi di un melo tagliato l’anno scorso, mi colpiva la perfezione dell’addensarsi delle fibre, il residuo di corteccia che dove lasciava il posto alla superficie del legno mostrava un passaggio da una rugosità ricca di segni prodotti dal tempo e dalle variazioni delle stagioni con le loro occasionali intemperanze, fino a una superficie a tratti liscia e in altri luoghi con cicatrici di rami che erano stati eliminati dalla stessa pianta. Questa superficie liscia variava nei colori del grigio e del nocciola e poteva essere letta come qualcosa che racchiudesse altro. In fondo la metafora che una statua è un blocco di marmo a cui è stato tolto ciò che non era necessario si può applicare a qualsiasi insieme compatto di materia e persino ai fluidi. Ciò che differenzia il pensiero di chi vede solo un pezzo di legno da chi vede una figura che si forma nella sua testa, che saggia con le dita e annusa per sentirne il profumo, è tutta in quell’esperienza dell’immaginare unito al fare. Ma questo ognuno di noi, se ha voglia di sviluppare la sua parte artistica, lo può tentare sapendo che ci saranno infinite insoddisfazioni e prove e insieme una crescita che diventa parte del sentire.

Lo stato di cui leggevo era ancora oltre e seppur limitato nel tempo non era da questo influenzato, si parlava cioè di qualcosa che come nei sogni non ha una misura ma una realtà propria e una sequenzialità che implica più un connettere le sensazioni piuttosto che stabilire quanto esse durano. Ciò che veniva descritto erano vari accadimenti, tutti in relazione a un io che era l’unico nucleo permanente mentre il resto mutava. Si parlava ad esempio di sensazioni piacevoli, ma anche di quelle dolorose, si descriveva una fluidità del corpo che poteva essere una soddisfazione sessuale primaria. Usava parole imprecise però nell’insieme l’idea dello stato particolare veniva trasmessa, ho associato queste descrizioni a certi sogni che si fanno da bambini dove il sogno continua nel risveglio e l’impressione forte che ne rimane si imprime nel ricordo. Mi sono anche chiesto, nella mia ignoranza conosco ben poco delle sensazioni che prova chi pratica discipline orientali od occidentali che agiscono sulla mente e sul corpo, se esista una sorta di capacità non sviluppata che porta a questi stati senza l’uso di droghe perché esse di fatto, sono in noi e alterano i normali circuiti che presiedono alla percezione.

Mentre scrivo sto ascoltando le suites per violoncello solo di Bach, attorno la stanza è in penombra, so che se mi mettessi sulla poltrona e chiudessi gli occhi, poco a poco le cose attorno scomparirebbero dal pensiero e agirebbe solo il suono, mentre di tanto in tanto, piccoli lampi di colore porterebbero scene e ricordi apparentemente senza alcun nesso.

4 pensieri su “immagino

  1. Ho perso il commento …non l’esperienza . Ho praticato meditazione con allievi di un Baba.
    A me pare che non occorra frequentare alcun corso . Rilassarsi si molto anche entrare in contatto profondo con i 5 elementi della natura … Estraniarsi credo, sembra un paradosso, ma allontanare le “interferenze ” è necessario
    Tutto torna ,anche la “normalità” 😉

  2. Hai ragione Francesca, isolarsi rispetto le “interferenze” è una necessità per ritrovare il silenzio attivo interiore. Non seguo più corsi da molto tempo, sono indisciplinato e devo credere in ciò che faccio e sento. 😊

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