segnali


La notte amplifica, si insinua nei sogni, li rende ripetitivi e semina piccole note d’insofferente angoscia. Manca sempre qualcosa, c’è un’impossibilità di fare un numero di telefono. È la mancanza di qualcuno o qualcosa. Fa caldo, troppo. Il corpo reagisce, ma è confuso e confonde. Piano risale la coscienza, la mente tasta, maneggia con dita di pensiero le logiche, le poche conoscenze e trova/prova piccole rasserenanti strategie. Il mattino manda i primi chiarori, c’è ancora tempo per il sonno. È necessario un equilibrio che manca e si trova chissà dove, è il benessere. Parola che include mente e corpo, energia e volontà d’usarla. C’è ancora tempo per un po’ di sonno, per una posizione senza fastidi, per il contatto con le proprie mani. Il proprio calore per trasmettere equilibrio, sciogliere nodi. Il sonno leggero consuma il tempo, ricuce qualche strappo angoscioso, conduce ai gesti consueti dell’alzarsi. Poi il corpo, il pensiero percettivo di sé sfumano nei gesti, nel muoversi. Ritrovano le cose, le grandi assenti della notte e del sonno. Chissà quali erano i segnali e come dovevano essere letti? Medicalizzare o mutare la vita, togliere rabbie sottaciute, incapacità e accidia. Rendere allegro e proprio il giorno perché la notte sia ciò che deve essere. E togliere il superfluo, il negativo, il fastidioso per una pace che dilaghi nel vivere, diventi sostanza del vivere.

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