per non lasciare che il passato sia solo polvere di se stesso

Cercando tra vecchie carte, è emerso un grumo di sensazioni. Passato, persone che non ci sono più e quelle che ci sono, discorsi concitati, preoccupazioni, timori e risoluzioni azzardate. Attese e risposte. Tutto assieme. Siamo il presente, anzi il futuro, del resto non dovrebbe importarci nulla. Basta non mettersi a pescare perché troppo abbocca e quello quello che poi esce, è una catena lunghissima dove tutto si mescola: il buono, il meno buono, il pessimo. Ciò che si vorrebbe aver fatto e ciò che si è fatto. E tendono a confondersi, sovrapporsi in un insieme dove alla fine si sente che è mancato qualcosa. Forse è per questo che queste operazioni sono solo a perdere eppure danno la sensazione di aver vissuto, di aver molto da tenere stretto e allo stesso tempo spingono a guardare in avanti per trarre speranza, convincersi che non tutto si è scritto e che quello che si deve narrare sia davvero molto. E nuovo, con la possibilità di essere straordinario. Superata l’età di mezzo resta la fanciullezza e la giovinezza che si confrontano con l’età matura e la vecchiaia. Usiamo eufemismi per descrivere impotenze, il bambino non può come il vecchio ma immagina e ciò che vede è nuovo, usa la meraviglia come categoria ordinaria. Il vecchio ha un vissuto che è fatto di strati friabili, arenarie di ricordi e connessioni infinite tra sinapsi che magari mal funzionano, ma lo stesso generano novità e meraviglie. Perché ciò che si è vissuto di corsa rallenta, si ferma, ci aspetta e ci parla con quel tono suadente e calmo che ha chi vuole che lo ascolti. Non trema la voce interiore, anzi ti invita a guardare avanti mentre riesce a muoverti la bocca dal sorriso alla commozione e di nuovo al sorriso per qualcosa che emerge e che è solo tuo. Si può raccontare, condividere, ma questo necessita di qualcuno che ascolti e allora una quantità importante di persone, fatti, cose accadute ritroverebbero un senso. Darebbero una direzione al presente e magari qualche prospettiva al futuro. Non parlo solo di grandi cose ma del pullulare delle vite, del normale e dell’eccezionale quotidiano che poi si scioglie nelle decisioni piccole o grandi che costruiscono il giorno e i patemi o le gioie del vivere. Vite, tutte importanti, e ciascuna ha spinto avanti idee, costruito e disfatto cose, sentimenti e legami. Di tutto questo lasciare che diventi briciole, che si perda, forse dovremmo, dovrei, dare un po’ più conto e contribuire a quella immensa biografia che in questi mezzi si costruisce e a cui ciascuno porta apporto e novità per chi ne è curioso, creando nuovi rivoli e insegnamenti di accaduto, e scorrere verso quel futuro che non si capisce perché il presente è senza passato. Ascoltare ed essere ascoltati, da chi vuole, raccontare e guardare innanzi mentre il viso oscilla tra il serio e il sorriso, per dire che non noi, ma altri hanno detto e noi solo raccontiamo.

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