traballanti comprensioni

Chi capisce male forse ha necessità di ulteriori spiegazioni, ma non è sempre vero, più spesso gli basta dare l’impressione che ciò sia avvenuto.

Dipende, non si deve capire tutto, qualcosa si recupera poi, A volte. .

Troppo spesso spiegare è un prevalere sul capire, un’aggiunta comunicativa che si ingarbuglia in esempi. Quasi un giudizio su chi ascolta. Meglio tacere e lasciar correre se a chi non ha compreso non interessa davvero.

Ci sono molti livelli d’importanza e ciò che ciascuno rappresenta ha nella nostra mente un accesso di attenzione. Non si può amare ognuno, ma rispettarne la dignità, questo sì. E lì ci si ferma.

Tra tutte le persone che questi mesi di cattività hanno gratuitamente selezionato, è utile capire chi è rimasto, degli altri basta il ricordo allegro e lieve d’un incontro.

Saremo tutti più moderati? Meno mobili? Più attenti ai particolari? Forse.

Gli interessi si nutrono di molte piccole attenzioni e a volte capire è quasi superfluo, basta sentire. Anzi dagli equivoci, se c’è fiducia reciproca, nasce ilarità posticipata. Oppure ricordi traballanti che attendono più voci per diventare comuni.

Degli amplessi desiderati non resta memoria, ma una sensazione di aver vissuto, questo è solo strano oppure contiene qualcosa di non capito?

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