notizie dall’italia

‍‎Hai detto, con una certa perentorietà: vivo nel presente. Come non ci fosse un passato che invece molto spesso appare nel vivere anche tuo e quindi ha un peso, e insieme a quel passato c’è un futuro da costruire. Aggrapparsi al presente è la condizione dei naufraghi, dei realisti senza sogni, quelli a cui qualcosa di importante è stato tolto, ma hanno il futuro e finché non disperano lo sanno. Lasciamo la disperazione a chi veramente non ha nulla e casomai diamogli una mano, togliendo la negatività di questa parola, naufraghi, e ricordando che si sono salvati e aspirano a tornare a qualcosa e vivere una vita. Si può vivere una vita fatta solo di presente? Credo di sì perché lo fanno in molti e pare si trovino bene, ma il presente è la realtà nuda e cruda, con le sue interpretazioni che non le tolgono la severità di una condizione da affrontare. Qui, subito, adesso. E c’è bisogno di futuro per quella triade, di fatica e di un’idea del mutare. Almeno un’idea. Chi si affida al fato non compie la volontà degli dei ma ne è prigioniero. Credo ci si convinca di essere realisti e in realtà la speranza, la voglia di cambiare sia sempre presente perché ben pochi possono dire che era questa la vita che avevano sognato.

Finisce un anno difficile. Era iniziato con qualche presagio di negatività ma sembrava che tutto potesse sistemarsi. Era accaduto altre volte che minacce endemiche si fossero affacciate alle vite di tutti, ma poi erano state confinate. C’erano stati contagiati e vittime, ma era in un altrove poco vicino, che non turbava troppo i sogni e la vita usuale. Poi pian piano si spegneva la minaccia e il suo ricordo con quella indifferenza che aumenta con il quadrato della distanza dagli eventi che non ci riguardano. Per troppo tempo siamo stati abituati che le cose gravi accadono agli altri, che in questa parte del mondo, pasciuta e veloce, le cose vengono respinte con facilità. Un pensiero arrogante sul dominio dell’intelligenza e la potenza della tecnologia ci accompagna. Anche ora la fiducia nella scienza le chiede di essere veloce, di togliere di mezzo le minacce ancora non ben comprese. E la scienza, le multinazionali del farmaco, lo fanno lasciando al poi e ad altri il compito di capire le ragioni della minaccia. A dire il vero i virologi da tempo ci parlano di queste forze che risvegliamo, ma finché tutto funziona sono poco amati profeti di sventura e sono convinto che non si sia ancora ben compreso che è la vita che facciamo tutti che non è in accordo con il mondo. Con ciò che vive e perfino con ciò che non ha vita.

Comunque in quest’anno, un riordino delle priorità è avvenuto naturalmente e mentre il futuro è scivolato in una nebbia densa, ciò che si muove intorno alle vite e dentro ai pensieri ha tutte le gamme dell’incomprensione. Voglio dire che c’è chi nega e chi non ne vede un’uscita, ma entrambi oscuramente vorrebbero una normalità che assomigliasse per quanto possibile a ciò che c’era prima. Sono pensieri banali, ma cosa non è banale nelle nostre vite che si ripetono, che corrono dietro a mode e miti, che si lasciano guidare consciamente da potenze crescenti che ci conoscono nel dettaglio e al tempo stesso pensiamo di essere liberi. Essere liberi senza fare lo sforzo di liberarsi, attribuendo al denaro e al potere la capacità di essere fuori dalle costrizioni e dalle piccole infelicità indotte o naturali. È accaduto molto in quest’anno che contraddiceva questo modo di pensare ma credo che ben poco, per ora sia transitato nella nostra volontà di mutare le vite per mutare priorità e destini. A dire il vero c’è una forza che non è soggetta, se non in parte, a tutto questo, ed è l’amore. Dovremmo però parlare anche dell’amore al tempo del virus, alle sue difficoltà per chi non è vicino, al suo svolgersi con una modalità che comunque tiene conto del futuro incerto. Comunque è dall’amore, dalla condivisione, dalla comprensione che dovremmo partire per capire sino a che punto vogliamo essere liberi, determinare le nostre vite, avere un nuovo rapporto con il mondo inanimato e con la nostra e le altre specie. Forse il termine felicità dev’essere ridefinito, e anche il benessere psico fisico ha componenti nuove. Questo esigerebbe un pensiero che oltrepassi il contingente, che si difenda e voglia superare la bufera ma al tempo stesso immagini come essere domani, quando tutto sarà più sicuro. Il mondo si riorganizza e riorganizzerà anche noi, allora quella parola abusata in passato, resilienza, potrebbe essere coniugata  in altro modo e pensare che l’aspetto esteriore può tornare ad assomigliare al precedente ma che gli atomi, le molecole si sono disposte in modo differente e che nuove scale di priorità, nuovi diritti, un nuovo concetto di bene comune si fa strada negli uomini.

Pensando queste cose oso parlare di speranza, di attesa del futuro e del suo farsi e penso che i naufraghi abbiano una vita da ridisegnare. Questo pensiero è allegro, dà forza come tutte le cose che sono almeno in parte nuove e che ci fanno sentire nuovi. Vivere il presente, oggi, è capire ciò che accade e sulla base dell’esperienza e dell’intelligenza mutare ciò che è ripetizione di errori già fatti. E credo occorra una nuova consapevolezza e speranza comune, che dica che il tempo dell’egoismo spacciato per cura del sé è in difficoltà, che questo pianeta, questa nostra specie deve essere una sola cosa nel benessere reciproco. Il benessere del pianeta deve diventare il motore delle intelligenze, delle energie degli uomini e cambiare in meglio le vite.

Questi giorni di semi cattività sono stati giorni pieni, guardati in filigrana mentre si sta stesi sul divano e si osserva quella crepa sul soffitto, hanno un senso strano, un essere coperti di qualcosa dove sotto l’apparenza si nasconde un’irrequietezza, un timore che ci sia un pezzo che manca e che non ha nome. Ci sono stati e ci saranno, giorni vuoti e giorni pieni che s’assomigliano, ci saranno tempi in cui ciò che spinge a fare, non è mai abbastanza e sono quelli in cui esce un equilibrio inusitato fatto di corse e di arresti improvvisi, entrambi felici. Noi dovremmo lavorare in noi per costruire quei tempi nuovi, perché lì la vita si moltiplica e risplende. Si sono tolti i calendari vecchi, si sono messi i nuovi con la speranza che tutti quei giorni che contengono portino cose che fanno bene, ma dipenderà da noi. Questo ti auguro, che il tuo presente sia intriso di futuro e che quel futuro sia quello che vorresti o forse anche diverso ma che ti faccia comunque bene e lo faccia a tutti noi.

 

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