oppure

Sfugge l’importanza di avere un oppure perché oggi, qui, in occidente e in altre non molte parti del mondo, la parola ha un significato di alternativa. Ad Auschwitz e in altre decine e decine di campi di concentramento, non c’era un oppure. Nelle carceri della Gestapo, in via Tasso, alle fosse Ardeatine, non c’era un oppure. Non c’era per i bambini che venivano eliminati immediatamente, non c’era per i vecchi, mancava per gran parte degli uomini e delle donne che eccedevano la capacità momentanea del campo, che dovevano far posto ai nuovi arrivi. Non c’era un oppure che indicasse una speranza, un’alternativa, non un libero arbitrio che non fosse il suicidio: la scelta finale non veniva mai contraddetta.

Noi possediamo schiere di oppure, scegliamo, sbagliamo e modelliamo vite, oppure facciamo altre scelte, mettiamo in moto i destini, carichiamo il tempo di possibilità. Chi non ha oppure viene rifiutato dal tempo, non gli è utile, non contribuisce al suo accumularsi e il rifiuto del tempo è il rifiuto della vita. Così non ci rendiamo conto che in quell’oppure che possediamo sta la libertà di essere se stessi o magari non esserlo, ma con una alternativa. Possiamo, per volontà essere altro.

A milioni di persone quell’oppure fu tolto, erano 6 milioni di ebrei e 5 milioni di altri che non concordavano con un’idea, un regime, che erano zingari o testimoni di Geova, anche solo la malformazione bastava per togliere l’oppure. Non è finita e su questa parola bisognerebbe riflettere perché anche oggi, in altri modi, ad altre persone, viene sottratta l’alternativa della scelta. Ed è una scelta tra l’essere uomini oppure non esserlo, come fosse possibile a qualcuno togliere questa natura.

Siamo nati nella parte giusta del mondo, siamo nel momento in cui essa ha il suo maggior benessere rispetto al passato, non abbiamo memoria perché la memoria toglie piacere a ciò che si ha e di cui certamente non portiamo merito, ma dovrebbe farci riflettere che proprio in questa parte del mondo altre persone pensavano che gli stessi diritti, il benessere, la propria capacità di scelta, di avere un oppure non sarebbe mai stata messa in discussione e invece è bastato poco. Un nonnulla e non c’era più l’oppure nelle vite. E neppure le vite.

 

 

2 pensieri su “oppure

  1. La storia tende a ripresentarsi ciclicamente come se davvero non si imparasse mai niente. Abbiamo già i campi di detenzione, scritte naziste, mancanza totale di rispetto da parte di politici e partiti di destra verso chi ha subito le persecuzione. Adesso, come allora, c’è un’economia in crisi, mancanza seria di occupazione, degrado sociale e culturale. Bisogna ricordare perché non si ripeta mai più.

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  2. Ricordare e fare in modo che la memoria porti in avanti l’umanità che si possiede. Non è garantita l’umanità come costante argine a ciò che accade, bisogna capire per elevarla, per rendere socialmente e moralmente inaccettabile il razzismo, la discriminazione, la sopraffazione. A questo serve la memoria come la genetica: a riconoscersi uomini ed eguali.

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