resilienze

La pioggia ha concesso una tregua stanotte, ma ora ha ripreso, fitta, insistente. Rende fragile il terreno, gli argini, noi stessi. La fragilità in cui tutti viviamo dovrebbe costantemente preoccupare e far chiedere atteggiamenti conseguenti, questo dovrebbe essere chiaro alla politica e a chi amministra, ma non è così. La resilienza, parola prestata dalle proprietà dei materiali, è stata trasferita all’uomo, declinata nel solo significato positivo, ovvero la capacità di ritrovare se stessi dopo un evento traumatico.
Ma esiste una parte che non viene esaminata, ovvero se ciò che ha determinato l’evento fosse o meno evitabile. Sembra strano che ciò influenzi la resilienza? No, se pensiamo che non siamo metalli o pezzi di plastica. Per questo nelle dichiarazioni di chi è investito dalle bufere di questi giorni o dalla possibile perdita del lavoro, emerge accanto alla resilienza, la rabbia o lo sconforto, o la rassegnazione. Tutte emozioni che non solo modificano la resilienza, la sua positività nel ricominciare, ma cambiano l’animo delle persone, la percezione di essere comunità e subentra una rassegnazione al degrado.. Così c’è anche una resilienza negativa che appartiene a chi ha il potere o detiene privilegi fondati sull’appropriazione di beni comuni, una resilienza che tiene strette le sedie occupate e rende impermeabili alle priorità della realtà. Una resilienza che  qui si nutre di parole e  non fa nulla di concreto oltre ogni prima emergenza. Sono i resilienti confacenti alla vischiosa gestione di un presente fatto di promesse. Fa cosi specie sentire l’annuncio del possibile rischio dei prossimi giorni  da parte di chi governa e che doveva introdurlo nell’agenda delle priorità. Quando si capirà che gli eventi accidentali non sono in gran parte tali, allora la resilienza positiva consentirà di cambiare il modo di vedere il mondo di chi governa, di chi specula sulle disgrazie, di chi non fa bene il compito a cui è chiamato. E chi fa informazione questo dovrebbe capirlo, non è questione di par condicio ma del fatto che gli eventi hanno radici, di questo bisogna parlare e chiedere la decenza del silenzio di chi ha governato lasciando che la fragilità crescesse.

2 pensieri su “resilienze

  1. Non si parla più e da un pezzo di bene comune…figuariamoci di “decenza”…onestà e impegno.
    Eppure proprio nel bene comune sarebbe la nostra salvezza, al di la forse di chi ci governa. Sarebbe questa una gran bella forza…

  2. Il bene comune è un gran regolatore e un discrimine politico essenziale Marta, se le persone votassero i loro rappresentanti in base a questo criterio il Parlamento sarebbe ben diverso. Eppure non mancano queste persone, ma Basta ricordare la vicenda di Rodotà per capire che non hanno buona accoglienza nella politica attuale.

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