consigli di vita comune

consigli di vita comune

Non dire che scrivi poesie, non dirlo da nessuna parte, è un demerito, una cosa tua, un vizio. Non dire che ti piacciono le parole, siamo nell’età dei fatti, le parole sono vuoti involucri di senso, bolle che scompaiono dopo un breve volo senza lasciar traccia. Alludi, lascia spazi perché chiunque pensi di aver capito, il segreto è essere banali, citare altri con frasette prive di contesto. Sorprendili appena, poi taci come dovessero riempire la frase, ma fallo con parsimonia, sennò ricorri ai luoghi comuni, ai pensieri stantii, hanno sempre un sacco di estimatori. Piuttosto dì che hai fatto questo, quest’altro, quell’altro ancora, fa capire non che hai vissuto per qualcosa di differente che non fosse il lavoro, però senza elargire tutto quello che ancora potrai dare.

Celebra l’utile. Cos’è l’utile? Ciò che produce denaro per altri e per te, ciò che non è utile deve preparare all’utile. Se vai in vacanza ti riposi per lavorare meglio e di più, se hai una situazione sentimentale tranquilla meglio perché non sarai distratto nel produrre utile. Non avere passioni, va in palestra piuttosto, sfogati lì. Tra i cibi e il bere preferisci il secondo, parla di vini, impara a far girare il vino nel bicchiere, annusa e se non senti nulla o quasi, inventa, basta che tu resti serio con quel viso che ha un sorrisetto di conoscenza esclusiva. Non parlare delle tue debolezze, mai, ti uccideranno attraverso di esse, se devi piangere fallo come per le poesie, in segreto. Non devi avere emozioni per cose che non emozionano gli altri, la lacrima dev’essere rapida e sparire altrettanto in fretta. Delle immagini forti, dì pure che sono un pugno allo stomaco, entusiasmati, ma per poco, alla causa di chi è sconfitto poi torna normale alle tue cose, non permettere che nulla ti cambi davvero. Scrivi poco che possano leggere tutti, manda molte immagini da condividere. Mostra la gioia tua e di altri, non avere pudore di mostrare chi ti è vicino, punta sugli animali di casa e se non ne hai vanno bene i tramonti. L’immagine dura finché non arriva l’immagine successiva. Devi produrre molte immagini, avere molti followers sui social, anche nell’ambiente di lavoro e di vita devi curare il piacere di conoscerti. Ricordati che non sono amici ma stabiliscono il grado di approvazione, di conformismo che possiedi. Nessuno di questi si chinerà per toglierti dal fango, anzi diranno tutti che lo sporco l’avevi anche dentro, per questo non devi cadere e devi fare attenzione alle pozzanghere, in particolare a quelle del pensiero di chi è più forte di te, di chi è più avanti nella scala dell’utile e può farti le scarpe quando vuole.

Non giustificarti mai: non ti ascoltano e sei più debole ai loro occhi, casomai costringi gli altri a giustificarti nei tuoi vizi e quando vai fuori della norma, per farlo devi avere qualità che lo permettano, cioè qualcuno che pensa di trarre vantaggio nel farlo. Non badare alla tua ignoranza, alla miseria dei tuoi principi, chi ti sta sopra è più ignorante e più furbo e di sicuro ha meno principi di te. Se qualche volta ti accade di guardarti allo specchio, guarda le rughe, non sentirti l’alito, non guardare dentro, troveresti un deserto puzzolente: sei tu, come ti sei fatto perché non hai voluto andare fuori dalle righe. Ti hanno pagato per questo, di cosa ti lamenti? E mi raccomando, considera che per costruire questa miseria hai ucciso tutto quello che ti rendeva diverso, è stata una fatica, non dolertene e passa a benzodiazepine più forti.

4 pensieri su “consigli di vita comune

  1. questa tua riflessione mi ha ricordato questo:

    Nel 1964 Iosif A. Brodskij viene arrestato.
    Durante il breve interrogatorio in udienza divenne famoso grazie agli appunti della Vigdorova, i quali insieme all’interrogatorio della seconda udienza (finché il giudice non le ordinò categoricamente di smettere di prendere appunti) furono esportati di contrabbando e stampati su parecchi giornali in Occidente: in tal modo il processo di Brodskij diventò una internazionale cause célèbre.

    Se ne cita qui un passo:

    GIUDICE: Di che cosa si occupa?
    BRODSKIJ: Scrivo poesia. Traduco. Suppongo…
    GIUDICE: Niente “suppongo”. Si alzi dritto in piedi! Non si appoggi alla parete! Guardi la corte! Risponda alla corte correttamente! (A me): La smetta di prendere appunti immediatamente, o la dovrò espellere dalla sala! (A Brodskij): Ha un lavoro fisso?
    BRODSKIJ: Pensavo che fosse un lavoro fisso.
    GIUDICE: Risponda precisamente!
    B.: Scrivevo poesia. E pensavo che fosse stata stampata. Suppongo…
    G.: Non siamo interessati in quello che “suppone”. Risponda per quale ragione non ha lavorato.
    B.: Ho lavorato. Ho scritto poesia.
    […]
    G.: Per quanto tempo ha lavorato?
    B.: Approssimativamente…
    G.: Non siamo interessati all’approssimativamente!”
    B.: Cinque anni.
    G.: Dove ha lavorato?
    B.: In una fabbrica. Con un gruppo geologico…
    G.: Quanto tempo ha lavorato nella fabbrica?
    B. :Un anno.
    G.: Facendo che cosa?
    B.: Ero fresatore.
    […]
    G: Ma in genere quale è la sua specialità?
    B: Sono un poeta, un poeta-traduttore.
    G: E chi le ha detto che lei è un poeta? Chi l’ha incluso nell’ordine dei poeti?
    B: Nessuno. (Non sollecitato) E chi mi ha incluso nell’ordine della razza umana?
    G: Lo ha studiato?
    B: Che cosa?
    G: Essere un poeta? Non ha finito la scuola dove preparano… dove insegnano…
    B: Penso che non si può ottenere dalla scuola.
    G: Come allora?
    B: Penso che… (disorientato) venga da Dio…
    G: Аvete richieste?
    B: Vorrei sapere perché mi hanno arrestato
    G: Questa è una domanda non una richiesta
    B: Allora non ho richieste.

  2. Si dice che la poesia vada al cuore delle cose e quindi non è tollerabile, perché anche una verità gentile è eversiva.
    Grazie Marta, per questo dialogo che ha in sé ciò che penso: i poeti servono all’inutile ed è la cosa che preferisco. Per quanto conta.

  3. Ti dico semplicemente che:
    non scrivo poesie, ma mi piacciono tanto le parole, da ascoltare, da leggere e da meditare,
    non vivo per lavorare, ma viceversa,
    mi piace l’inutile e pure quello che non dà profitto,
    ho passioni,
    preferisco i cibi semplici e tradizionali,
    il bere non mi piace, non mi piace il vino e va bene così,
    ho pochissimi contatti sui social e non esisto per la maggioranza di essi,
    non mostro quello che faccio,
    non mi interessa farlo,
    faccio e basta, senza gridarlo al mondo,
    mi dolgo di tutte le cose non conosco e vorrei avere tanto tempo per cercare di colmare le mie tante lacune.
    E mi piace guardarmi allo specchio riconoscendomi e non vergognandomi di me stessa.

    Sono fuori tempo e fuori epoca, sicuramente fuori moda, ma tant’è, questa sono io.
    Felice di essere diversa.

    Un sorriso Will
    E buona serata
    Ondina :-*

  4. Sei te stessa Ondina ed è una condizione che non è mai fuori tempo. L’unica che permette di crescere come si desidera e non come vogliono gli altri. È una grande cosa, siine fiera.
    Buona notte e un sorriso per te 🙂

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