mozziconi

mozziconi

 

Nella vaga ebbrezza d’un sigaro,
ondeggiano parole,
e nel loro farsi storia quando raccontano,
le improvvise passioni che covavano
esplodono in possibilità:
lì c’è l’annodarsi del refe della storia,
ciò che si è fatto e ciò che si farà.
E così l’usuale, il banale,
persino l’utile
sembrano ciò che sono: insufficienti.
Alla piccola gloria sognata, di certo, ma persino a un farsi quotidiano,
che si perde appena oltre le grida dei giochi,
al borbottare vagamente apprensivo tra tavolini
e bibite che imperlano i bicchieri e lasciano una goccia alla piega delle bocche.
Come in un bianco nero d’un Chaplin giovane,
a terra un mozzicone attende chi finirà l’ebbrezza,
e la storia non si chiude,
ma sboccia altrove.
Del sonno e dei sogni bisognerebbe esser degni,
non accampare stanchezze,
per dare senso al presente e le vite,
e togliere l’atrocità del non fare che consuma in silenzio.
Tra l’erba esausta dal troppo sole,
di che parla il nostro cuore,
a chi si rivolge
mentre attorno tutto scivola
e smotta nella sgraziata postura d’una frana.
Cos’è questo attonito equilibrio che raccoglie desideri, principi, ideali
in un’immensa discarica?
Sembra prevalga solo un piccolo interesse,
l’attenzione d’un momento,
e l’incapacità d’ affrontare la fatica di negare, 
di dire di sì all’amore:
no, non era questa la vita che avremmo voluto.

3 pensieri su “mozziconi

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