leçons de ténèbres

leçons de ténèbres

La morte e resurrezione esistono anche in chi non è religioso e ne nega la possibilità. E’ una lotta del buio contro la luce e viceversa. Una, non la lotta per definizione, perché altre lotte sono possibili vivendo e soprattutto è facile nascondere il buio che conteniamo coprendolo e negandolo. Anche se inconsciamente sentiamo che le vite sono luce, gioia sperata e vissuta, mentre il buio è la negazione della possibilità.

Nei riti della settimana santa si coglie questa lotta in un profondo simbolismo e umanità. La vicenda del Cristo, per chi non crede, è il percorso dell’uomo che si confronta con il dolore, con la negazione della sua identità, con la solitudine assoluta e il dubbio conseguente. E qui si deve decidere, ed è una decisione personale, se c’è una speranza, o meno, di uscire da questo buio della solitudine che nega l’essere.

La lotta del bene contro il male, inizia con le lamentazioni di Geremia del mercoledì santo.

Da questa riflessione in musica, nel buio e nella luce del ‘600 (e qui ci sarà chi la pensa diversamente) sono nate le leçons de ténèbres. Ne metto un piccolo esempio, se si ascoltano per intero al buio, è un’ora e un quarto ben spesa. Questa musica si alimenta dal pensiero che riflette sulla propria condizione e nella liturgia del buio progressivo. A partire dal mercoledì, ogni giorno una candela accesa veniva capovolta e spenta, fino al buio assoluto della notte di pasqua, quando la luce veniva tolta anche dalle candele residue, oscurate immagini e finestre. Questo buio era la condizione dell’uomo nella solitudine e nell’incomprensione, e restava tale sino all’ esplodere nel trionfo del Gloria e nell’accensione contemporanea di ogni luce.

Vedere l’ansia e la speranza dell’uomo in tutto questo simbolismo è semplice, anche senza credere in un soprannaturale; e anche cogliere motivi profondi di riflessione personale, non è difficile. Sempre che lo si voglia. All’uomo, unico tra gli animali, possiede la possibilità attraverso l’intelligere e la scelta conseguente, di avere l’opportunità del ri crearsi, ovvero del cambiare se stesso per volontà e non solo per necessità, quindi in modo reale e non figurato, può ri sorgere dal proprio abisso di costrizione.

Il buio e l’oscurità sono simbolo della discesa nel sé, là dove esiste la ragione del proprio mal essere, e quindi dell’infelicità come condizione. Nel profondo senza luce, dove apparentemente c’è la negazione dell’esistere, è possibile trovare la ragione per riemergere diversi, ma bisogna fare l’esperienza del buio, della solitudine profonda per trovarne le ragioni. Quindi superare la condizione facile della superficie e del navigare nella propria insicurezza, è condizione per capire che ciò che c’è sotto non fa paura, ma è parte di noi. E ciò significa anche andare oltre il rappezzo, il rabberciare continuo, la superficialità, per cercare il tessuto di cui siamo fatti e cosa lo ingiuria, ferisce, strappa.

L’assenza di luce implica il creare la luce: questa è la comprensione di sé, ciò che porta verso le scelte radicali del cambiarsi. Le scelte che cambiano. Non tutti i mutamenti sono buoni, solo quelli che portano a noi, alla nostra libertà, lo sono. Quando nella ricerca ci si riconosce, si ha un senso del dolore attraversato. Nell’umanesimo ci si poggia sull’uomo e non si accetta il male come condizione: la condizione umana può e deve mutare. a partire da se stessi. Chi sta cercando è in grado di capire chi cerca, chi ha trovato o possiede la certezza d’una fede, fa più difficoltà a capirlo. Questi giorni possono valere per i laici come per chi crede, ciò che importa è che la riflessione ci riguardi e sia consapevole che non siamo soli a cercare. 

 

2 pensieri su “leçons de ténèbres

  1. Che bello l’assaggio delle “lecon de tenebres”, grazie!

    Serena Pasqua, Will, che sia come tu desideri, nulla di più né di meno 🙂
    Un sorriso
    Ondina

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